Il pomodoro da industria conviene ancora?

Nel 2014 il costo di produzione ha superato gli 11mila € per ettaro


Vincenzo Fratta

Conviene coltivare ancora pomodoro da industria in Capitanata? Per Vincenzo Fratta, storico produttore foggiano di pomodoro lungo per pelato (quest’anno 12 ha) più no che sì, «perché la sua coltivazione è sempre meno redditizia e sempre più pericolosa in quanto fa persino rimettere denaro!».

Fratta basa le sue conclusioni su una profonda conoscenza diretta non solo dei problemi e delle contraddizioni del comparto, in quanto coltiva pomodoro «da una vita», ma anche della storia dei suoi numeri, ossia dei costi di produzione e dei prezzi al produttore maturati negli anni.

«Prendendo come punto di riferimento l’ultimo ventennio, 1995-2014, si nota che il pomodoro da industria era ed è rimasto una coltura rischiosa, che a volte ha fatto guadagnare e più spesso piangere gli agricoltori, che si è rivelata prodiga per pochi e avara per tanti. Ma soprattutto emerge che la forbice tra costi e ricavi si è allargata in maniera davvero notevole».

Nel 1996, afferma Fratta, «il costo di produzione per ettaro di pomodoro da industria non superava i 18 milioni di lire, pari a poco più di 9mila euro. Ma in questi 20 anni i costi sono aumentati. Sono cresciuti tanto soprattutto i costi dei mezzi tecnici. È raddoppiato il costo dei concimi, è aumentato quello dei diserbanti e dei prodotti fitosanitari, è salito pure quello delle piantine, in risposta all’aumento del costo dei semi. E poi è schizzato alle stelle il costo del gasolio, indispensabile per tutte le operazioni agricole».

Impennata dei costi

Così, nell’ultimo anno di coltivazione, il 2014, il costo di produzione del pomodoro per ettaro ha superato, seppur di poco, gli 11mila €. «Da un empirico calcolo personale, considerando per i lavori il prezzo dei contoterzisti, in modo da evitare il calcolo delle quote di utilizzazione delle macchine e degli attrezzi agricoli con i relativi consumi dei carburanti, ecc., fra le diverse colture presenti in azienda, e per le giornate di lavoro 35 € più 17 € di contributi per l’operaio generico e 60 € più 17 € di contributi per l’operaio qualificato (trattorista, mulettista, ecc.), ho verificato che coltivare un ettaro di pomodoro da industria mi è costato 11.053 € (tab. 1). Ma so con certezza che un calcolo più preciso, effettuato secondo i rigorosi criteri dell’estimo agrario, lo farebbe, rivelando costi occulti, crescere di parecchio. È proprio la non conoscenza e il conseguente mancato calcolo sia di tali costi occulti sia di altri costi che io ho espresso ma per altri produttori rimangono ugualmente nascosti a far pensare a tanti di essi che in qualche modo sia ancora conveniente e redditizio coltivare pomodoro da industria».

D’altra parte, come evidenzia Fratta, in Capitanata il prezzo del pomodoro da industria, nei 20 anni considerati, è rimasto pressoché uguale, anzi è diminuito (tab. 2)! «Dal 1995 al 2001 il prezzo del pomodoro lungo per pelato è oscillato fra 220 e 150 delle vecchie lire. Nel 2001 si è registrato il prezzo più basso, 150 £/kg, un crollo dovuto all’eccessiva produzione a causa dell’enorme superficie investita. Ma il prezzo medio è stato di 196 £/ha, pari a circa 0,10 €/kg. Un prezzo che il pomodoro lungo solo nel 2014 ha uguagliato (0,10 €/kg) e nel 2008 ha superato (0,12 €/kg), mentre negli altri anni, dal 2002 in poi, non ha mai raggiunto, mantenendo una media di 0,082 €/kg (pari a 158,77 £/kg); addirittura nel 2005 è precipitato a 0,06 €/kg, pari a 116,18 £/kg!».

Reddito in forte discesa

In buona sostanza negli ultimi 20 anni i costi sono cresciuti nel complesso del 20-30%. Invece, rispetto agli anni ’90 del secolo scorso, negli anni 2000 i prezzi sono calati del 22-23%, con una perdita di reddito non indifferente.

«Ora –, aggiunge Fratta – con un costo per ettaro di 11.053 € e a un prezzo medio di 0,10 €/kg di pomodoro lungo, bisogna, per pareggiare tale costo, produrne almeno 1.100 q/ha. È vero che le aziende che producono pomodoro da diversi anni hanno da tempo ammortizzato alcuni materiali e in più possono realizzare economie di scala, per cui a esse per recuperare i costi, più bassi di 11.053 €/ha, basta anche una produzione di 900 q/ha. Ma ricordo pure che, a causa della stanchezza dei terreni, di nuovi problemi fitosanitari, in primo luogo l’infestazione sempre più diffusa di orobanche, e di un clima sempre più variabile, con piogge intense, che creano difficoltà nei trapianti, nello sviluppo vegeto-produttivo e nella fase di maturazione e raccolta, le produzioni medie si stanno abbassando».

Insomma, conclude l’agricoltore foggiano, «oggi coltiviamo il pomodoro da industria perché non abbiamo alternative praticabili. La barbabietola da zucchero è pressoché scomparsa, sostituita solo parzialmente da colture da biomassa e da leguminose. Ogni anno speriamo che l’annata decorra perfetta, né siccitosa né troppo piovosa, affinché le rese siano elevate e la qualità ottima, e che le industrie di trasformazione non siano troppo tiranne nel tirare sul prezzo. Ma non sempre, anzi quasi mai, questi fattori si incastrano fra loro positivamente. L’ovvia conseguenza è che ogni anno le superfici investite a pomodoro da industria diminuiscono».              

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