Il concime giusto si compra per tempo

Il risparmio apparente può rivelarsi un vero boomerang


macchina che spande il fertilizzante

In un regime di prezzi cedenti (in particolare l’urea) è meglio non ritardare gli acquisti. I costi di produzione del mais irriguo si aggirano intorno i 2.200 €/ha, con il concime di copertura che incide per circa il 6,8%. Un calo del valore dell’unità azotata ureica del 3% si traduce in un risparmio sul totale sensibilmente inferiore allo 0,5%. Impiegando circa 350 kg/ha di urea e risparmiando poco più di 1 €/100 kg (appunto circa il 3%), il risparmio per ettaro si aggira sui 4,5 €. Un agricoltore con 25 ha spenderebbe circa 110 euro in meno. Con 300 ettari, il risparmio sul totale dei costi di produzione (oltre 650mila euro) ammonterebbero al massimo a 1350€. Cosa va messo sull’altro piatto della bilancia per giustificare il ritardo all’acquisto? Innanzitutto l’impossibilità di gestire un eventuale reclamo. Se si tratta di urea potrebbe arrivare merce polverulenta oppure con grumi di 3-4 cm oppure, per il nitrato a basso tenore d’azoto, c’è il rischio impaccamento. Sono tutti disagi che si possono ripercuotere sull’uniformità di distribuzione in campo, su indesiderate bruciature dei lembi fogliari, sui risultati agronomici attesi e tanto altro ancora.
È facile immaginare che se devo distribuire il nitrato su grano entro fine aprile e ritiro il concime solo qualche giorno prima, sarò quasi impossibilitato a fare un reclamo e a pretendere la sostituzione del prodotto. Un secondo e non meno importante rischio è quello di non trovare il tipo di concime più adatto alle nostre esigenze: già da tempo manca il solfato di potassio e potrebbe essere difficoltoso trovare urea prilled di una certa qualità se abbiamo esigenza di prodotto scorrevole da distribuire lungo la fila.

In definitiva, siamo difronte a un mercato a due velocità. Tolti i primi anelli a monte della catena distributiva (produttori e importatori), possiamo notare quanto sia variegata la fase di avvicinamento alla stagione dei consumi man mano che si scende lungo la filiera logistico-distributiva.

Ancora oggi, il commerciante che vende in prevalenza a medio-piccoli agricoltori, tenta di vivere alla giornata e di razionalizzare le sue vendite sulla base del just-in-time. In realtà non è solo colpa del canale distributivo, si tratta anche di una cattiva abitudine degli agricoltori italiani che ci auguriamo tenda a scomparire e non certo ad aggravarsi solo per qualche euro di risparmio.


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