L’identikit della cooperazione

Presentato l’Osservatorio di settore curato da Nomisma. 5mila imprese, 36 miliardi di fatturato, 92mila addetti e 816mila soci


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Vanta un fatturato di oltre 36 miliardi e un export aumentato in tre anni di 500 milioni di euro, chiudendo il 2015 a 6,5 miliardi Numeri che portano il presidente dell’Alleanza cooperative del settore, Giorgio Mercuri, a dire «Siamo forti. Ma non ancora conformi». Da qui le sfide: crescita nel Sud, rafforzamento dell’aggregazione, maggior impegno per le politiche di branding e di export. Plauso del vice ministro del Ministero delle Politiche agricole Andrea Olivero.

Vola alto la cooperazione nel settore agroalimentare italiano: le oltre 5mila imprese, oltre al fatturato di 36 miliardi di euro, danno lavoro a 92mila addetti e vantano 816mila soci. Bene anche l’export che chiude il 2015, secondo le prime stime, a quota 6,5 miliardi rispetto ai 6 del 2013, 500 milioni in più grazie soprattutto a formaggi e vini tricolori che segnano rispettivamente +10% e +5%.

È quanto emerge dall’Osservatorio della cooperazione agricola italiana istituito dal ministero dell’agricoltura e sostenuto dalle quattro organizzazioni di rappresentanza (Agci-Agrital, Fedagri Confcooperative, Legacoop Agroalimentare e Unicoop), su dati 2013; una ricerca curato da Nomisma e presentata a Roma da Mercuri, in un convegno al quale ha partecipato, tra gli altri, il vice ministro Olivero.

Uno sguardo oltre la crisi

Un mondo, quello cooperativo, che conferma di aver saputo reggere meglio dell’industria agroalimentare gli anni della crisi, mettendo a segno tra il 2011 e il 2013 una crescita del fatturato quasi doppia, con +9% rispetto a +5%. E l’impegno continua, ha tenuto a precisare Mercuri che lancia gli obiettivi da perseguire negli anni post crisi: sviluppo nel Sud, al rafforzamento dell’aggregazione, sostegno alle politiche di marchio e maggior impegno sull’export.

«La ricerca conferma come la cooperazione abbia saputo maggiormente valorizzare la produzione agricola anche negli anni della crisi – ha detto Olivero – e cogliere per prima la necessità di fare massa critica per affrontare le nuove sfide del mercato».

Dimensioni medie e numero di imprese

Dalla ricerca si scopre che un’impresa cooperativa associata ha dimensioni medie di 7,2 milioni di euro, impiega oltre 18 dipendenti e coinvolge 162 aderenti.

La parte più vitale si concentra al Nord, dove si trovano le cooperative di maggiori dimensioni, che per fatturato superano di quasi sette volte quelle del Sud e di quattro quelle del Centro.

Veneto, Lombardia, Trentino-Alto Adige, Emilia-Romagna realizzano da sole il 75% del giro d’affari de settore, rispettivamente con 6,8 miliardi, 3,6 miliardi, 3,7miliardi e 13 miliardi. Una classifica per Regioni che cambia se si guarda il numero di imprese: a comandare, in questo caso è la Sicilia (764 cooperative), seguita da Emilia-Romagna (701), Puglia (430), Veneto (317), Piemonte (297), Lombardia (273), Lazio (258) e Sardegna (250). Quanto alle attività prevalenti,

Nomisma evidenza che l’Emilia-Romagna è la più polivalente, dove sono presenti tutte le filiere più importanti; in Veneto, invece, prevalgono vino e zootecnia, in Trentino Alto Adige ortofrutta e vino, mentre in Lombardia il lattiero-caseario.

Quanto al peso del valore delle filiere, il primato spetta alla zootecnica da carne (9,7mld di euro di fatturato nel 2013); seguono l’ortofrutta (8,4 miliardi) e il lattiero-caseario (6,8 miliardi) formaggi Dop compresi. Ottime anche le performance delle cooperative del vitivinicolo (4,3 miliardi) tra le maggiori imprese nazionali ed europee, con 5 aziende italiane sulle 7 top del settore; a queste si aggiungono le cooperative dei servizi (5,7 miliardi), le olivicole (217 milioni) al primo posto per numero di adesioni e, infine, le cooperative di conduzione e forestali (289 milioni).

Omogeneizzare il sistema

Un mondo forte ma ancora non conforme, ha precisato Mercuri, secondo il quale, proprio per questo «non si può ancora parlare di modello italiano della cooperazione». Da qui l’impegno per omogeneizzare anche in termini di valore-prodotto il sistema associativo su tutto il territorio, passando da un serio processo di aggregazione e di potenziamento delle cooperative. «Solamente così i nostri prodotti – ha detto il presidente – potranno contare di più sui mercati internazionali che costituiscono il futuro per le nostre organizzazioni».

A questo proposito la responsabile Cooperazione di Nomisma, Ersilia di Tullio, nel presentare la ricerca, ha ricordato come in Francia la cooperazione agroalimentare rappresenti il 40% della produzione del settore, con un numero di imprese pari a poco più della metà dell’Italia e quasi 85miliardi di euro di fatturato. Un aspetto significativo al quale si aggiunge l’efficacia nel saper valorizzare i propri prodotti con buone politiche di marca, visto che un brand alimentare su tre che appartiene alla cooperazione francese.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 05/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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