Grano duro, le migliori varietà di un’annata con buone rese al Sud

Provati 39 genotipi in 14 regioni. Proteine in crescita ma diminusce il peso ettolitrico


grano

Come già avvenuto negli ultimi anni, continua il lento recupero delle aree investite a frumento duro in Italia con il raggiungimento nel 2015-16 di circa 1,33 milioni di ettari, superficie che dovrebbe consentire, in concomitanza a un lieve aumento delle rese, una produzione nazionale totale di circa 4.5 milioni di tonnellate (fonte Istat), purtroppo ancora insufficiente a coprire l’elevato fabbisogno dell’industria pastaria.

Anche il quantitativo di semente certificata in questa stagione (210mila t) è tornato a crescere dopo due anni di contrazione, ma si è ancora lontani dai livelli antecedenti al 2009, quando il frumento duro si giovava di un regime di premialità accoppiata.

In questa nota vengono presentati i risultati preliminari della 43a Rete nazionale di confronto fra varietà di frumento duro, coordinata dal Consiglio per la Ricerca in Agricoltura e l’Analisi dell’Economia Agraria – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali di Roma (Crea-Qce), in collaborazione con numerose istituzioni pubbliche e private. Nella stagione 2015-16 sono state testate 39 varietà e realizzati 40 campi sperimentali dislocati in 14 regioni aggregate in 6 areali (figura 1).

Clima ed effetti sulla coltura

Diversamente dagli ultimi 3 anni, la preparazione dei letti di semina dell’annata agraria 2015-16 è stata quasi sempre ottimale e le operazioni si sono svolte generalmente in epoca normale, ad eccezione della Sicilia dove, per le piogge autunnali, le semine sono state differite all’inizio di dicembre. L’inverno si è rivelato mite e asciutto; precipitazioni consistenti sono state registrate dalla metà di febbraio alla fine di marzo e poi durante la spigatura e la granigione, pur rimanendo decisamente inferiori alle medie poliennali. Le eccezioni hanno riguardato ancora la Sicilia ed anche la Sardegna, regioni in cui le piogge sono state molto scarse da marzo fino alla fine del ciclo vegetativo. Le temperature, sia minime che massime, sono rimaste quasi sempre superiori alle medie di lungo periodo.

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 36/2016 L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento