Grano duro biologico, le varietà migliori

I risultati del 13° anno della sperimentazione nazionale 2014-2015


biologico

In Italia nell’ultimo anno è stata registrata una forte crescita di superfici coltivate con metodo biologico, raggiungendo quota 1,4 milioni di ettari che, su base annua, si traducono in una crescita superiore al 5,4% (fonte Sinab).

Nel 2014-15 il Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali di Roma (Crea-Qce) ha coordinato la Rete di confronto tra varietà di frumento duro, giunta al 13° anno di attività, in collaborazione con diverse Istituzioni pubbliche. Dalla sintesi sono state escluse le prove di Alberese (Gr), per i danni provocati da cinghiali, e di Catania, a causa di una forte infestazione di malerbe. Le restanti 10 località di prova, come negli anni passati, sono state aggregate in tre macroareali: Sud-Isole (5 campi), versante tirrenico dell’Italia centrale (2 campi), versante adriatico dell’Italia centrale e Nord (3 campi).

In tutti i campi sono state messe a confronto 23 varietà, di cui 3 nuove (Antalis, Furio Camillo e Monastir), fornite non conciate dalle ditte sementiere, utilizzando uno schema sperimentale a blocchi randomizzati con 3 o 4 ripetizioni.

Per il terzo anno consecutivo l’autunno è risultato caratterizzato da una elevata piovosità, soprattutto nell’Italia centrale e in Sardegna dove le semine sono slittate di qualche settimana. L’inverno è stato invece poco piovoso e con temperature miti; le piogge sono riprese in primavera e sono continuate per tutta la granigione ad eccezione del Sud peninsulare e delle due Isole dove sono risultate deficitarie dopo la spigatura. Dopo un maggio abbastanza fresco, le temperature sono salite repentinamente durante il mese di giugno consentendo una raccolta leggermente anticipata rispetto alla norma.

Nella figura 1 vengono presentati i risultati medi di produzione, peso ettolitrico e proteine ottenuti nelle 10 località di prova. Dei tre macroareali, il Centro tirrenico è stato quello maggiormente penalizzato con una forte diminuzione delle rese, del tenore proteico e del peso ettolitrico rispetto alle medie poliennali; al contrario l’areale Centro Adriatico e Nord ha fatto registrare un buon aumento delle rese (+17%) e del peso ettolitrico rispetto alle medie di lungo periodo; nell’Italia meridionale e nelle Isole i valori della produzione e del peso ettolitrico sono risultati simili a quelli pluriennali mentre per il contenuto proteico è stato registrato un incremento.

A Jesi è stata ottenuta la produzione media più elevata (6,34 t/ha); rese medie intorno a 4 t/ha sono state rilevate a Ussana e a Campobasso, quest’ultima località caratterizzata anche da un peso ettolitrico medio di 82,3 kg/hl e da un contenuto proteico di 12,5% s.s. I valori più elevati di proteine sono stati registrati a Pollenza (13% e resa media di 3,38 t/ha), a S. Stefano Quisquina (12,7% e 3,11 t/ha) e a Gravina (12,7% ma con resa limitata a 1,70 t/ha). Il peso ettolitrico è risultato inferiore alla norma solo nel Centro tirrenico dove si è attestato ad un valore medio di 77,8 kg/hl, corrispondente alla III classe di qualità secondo le norme Uni 10709; mentre a Jesi, Foggia e Ussana sono stati rilevati pesi ettolitrici medi di sicuro interesse, compresi tra 85,3 e 83,4 kg/hl, ben superiori alla I classe di qualità UNI. Nella tabella 1 vengono presentati i risultati produttivi e qualitativi delle 23 varietà testate nei 3 macroareali. Nessuna varietà ha eguagliato o superato la media campo in tutte le 10 prove. Odisseo, Iride e Normanno sono state le cultivar più produttive (rese di circa 3,5 t/ha), seguite dalla novità Monastir e da Claudio, tutte varietà che hanno mostrato indici di resa medi superiori a 100 nei 3 macroareali e in 7-8 prove su 10; da segnalare anche le performance di Massimo Meridio e della nuova costituzione Antalis che hanno ottenuto indici superiori a 100 in 2 macroareali su 3 e resa media superata rispettivamente in 7 e 5 campi su 10. Svevo e Neolatino hanno mostrato un migliore adattamento negli areali meridionali e insulari; Emilio Lepido, Marco Aurelio, Hathor, Colombo e Simeto in quello centrale tirrenico; Anco Marzio, Furio Camillo e Saragolla in quelli più settentrionali.

Il contenuto proteico della granella, principale parametro della qualità dei frumenti e spesso deficitario nel grano duro biologico, è risultato ancora una volta alquanto modesto, soprattutto per quanto riguarda le varietà più produttive. Aureo si conferma anche quest’anno la cultivar con il tenore proteico più elevato in tutte le località ma comunque associato a rese modeste; anche Core (indice di resa medio di 97) ha mostrato valori proteici superiori alle medie in tutti i macroareali; un buon equilibrio fra produttività e proteina è stato evidenziato da Claudio, Massimo Meridio, Svevo e Furio Camillo. Per il peso ettolitrico, tra le varietà più produttive, Furio Camillo, Claudio, Anco Marzio, Antalis, Massimo Meridio e Svevo hanno fatto registrare valori decisamente buoni, compresi tra 83,3 e 81 kg/hl.

Nella tabella 2, per una valutazione della stabilità produttiva delle varietà, è stato riportato il numero di campi in cui le cultivar hanno ottenuto un indice di resa maggiore o uguale a 100 nei 3 macroareali nei diversi polienni di coltivazione. Negli ultimi 6 anni di prove si sono distinte per un’ottimale stabilità di resa Iride, Normanno e Saragolla; buone anche le performance di Claudio e Anco Marzio. Delle varietà in prova da meno anni, Massimo Meridio e Marco Aurelio hanno mostrato un buon adattamento nel Sud-Isole e nel Centro tirrenico, Odisseo anche nel Centro adriatico e Nord.

Gli autori sono del Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Unità di ricerca per la valorizzazione qualitativa dei cereali di Roma (Crea-Qce) – Roma

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