Giuseppe Elias: «No glifosate, no competitività»

A rischio oltre 200mila ettari di agricoltura conservativa, metodo di coltivazione anti-global warming


glifosate

Glifosate sotto attacco. In questi giorni, prima nei vari Paesi membri, poi presso le istituzioni comunitarie, si prendono le decisioni sul rinnovo dell’autorizzazione di questo diffuso diserbante. In un clima complicato, arriva la prima buona notizia grazie alla risoluzione dell’Europarlamento che ne chiede il rinnovo, anche se limitato a 7 anni. L’ultima parola – non scontata – sarà però della Commissione ed è attesa a breve.

Una vicenda paradossale: il glifosate, messo in discussione per un classificazione negativa non condivisa dall’Efsa, è infatti un prodotto fondamentale per l’agricoltura attuale. E anche per quella del futuro come “L’Agricoltura Blu”, un metodo di produzione che unisce al basso impatto anche la possibilità di non perdere in produttività (una cosa non scontata nei metodi “sostenibili”).

 

L’Agricoltura Blu (o “conservativa” nel resto del mondo) rappresenta infatti uno degli strumenti più efficaci per sequestrare la CO2 atmosferica (invertendo la tendenza all’aumento di questo gas serra), aumentare la sostanza organica nel terreno, ridurre l’erosione del suolo e aumentare l’efficienza produttiva. Un metodo che andrebbe incentivato e non ostacolato, anche in un’ottica anti-global warming. Nel mondo, dove queste pratiche sono la norma, glifosate continua ad essere il principale e fondamentale mezzo tecnico per oltre 200 milioni di ettari di agricoltura conservativa. Occorre ricordare che il mercato delle commodity agricole, ingredienti base anche delle nostre produzioni dop e igp di valore, è globale. Condizionare o addirittura proibire l’uso di glifosate rappresenterebbe una fortissima limitazione competitiva per la nostra agricoltura.

 

Si tratta del resto solo dell’ultima di una serie di situazioni simili che stanno portando, con decisioni impropriamente avocate dalla politica (ma che dovrebbero essere esclusivamente tecniche), alla lenta e inesorabile distruzione dell’agricoltura professionale europea.

C’è da riflettere: come è possibile che un governo nazionale o addirittura transnazionale possa decidere di compromettere la propria capacità di produrre cibo? Come può abdicare alla possibilità di gestire la qualità degli alimenti che vengono immessi in commercio? Purtroppo la direzione che si sta prendendo pare proprio questa, “grazie” alla progressiva stratificazione di normative che sembra vogliano cancellare l’agricoltura efficiente e in grado di produrre cibo per tutti. Il rischio è quello di rinunciare al lavoro di almeno due generazioni di agricoltori e tecnici che hanno applicato tecnica e innovazione per migliorare rese, qualità e sanità delle produzioni. Tutto in nome di un’immagine imperante di agricoltura bucolico-romantica che sicuramente non è in grado di rispondere alle esigenze alimentari di un paese di oltre 60 milioni di abitanti. Esponendolo, oltre a tutto, alla massiccia importazione di derrate alimentari prodotte in sistemi con minori tutele sanitarie e sociali e molto più difficili da controllare.

 

Tutto questo avviene con la scusa di un “principio di precauzione” estremizzato che ormai è chiaramente usato come strumento di promozione politica da certi gruppi che basano la loro ragione di essere sulla diffusione di continui allarmi. Gruppi che non si fanno scrupolo di mettere sistematicamente in discussione le indicazioni provenienti da ambienti scientifici “titolati” attraverso il meccanismo della delegittimazione e del dubbio.

Una maggiore dose di pragmatismo consentirebbe di cambiare prospettiva, rimettendo l’agricoltura al centro come elemento strategico per la nostra economia e per la nostra sicurezza alimentare.

 

di Giuseppe Elias

Presidente Aigacos
www.aigacos.it

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There are 3 comments

  1. Giorgio Zanutta

    Ritengo affermazione semplicistica perchè non affronta il problema coformulati e desertificazione nelle zone d’uso del prodotto. Per quanto riguarda la competitività, è come dire che se sei in auto e non puoi correre alla pari degli altri ed ai moglie e figli al tuo fianco, se scaraventi fuori qualcuno di loro corri di più e ti mantieni competitivo; è azzardato. Si rimane competitivi salvaguardando la specialità ed ulteriormente specializzandosi! Mi chiedo come mai certe fonti riportino che nelle zone d’uso massivo del prodotto i medici abbiano constatato aumenti di certe patologie; forse non adeguatamente formati?

  2. Gianni

    Caro presidente di Aigacos. Mi sembra che lei sia molto schierato sull’argomento. Non sarà perché la Monsanto è socio sostenitore della vostra associazione?

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