Girasole, vincono gli ibridi a duplice attitudine

Le prove dell’Assosementi 2015 confermano che un’alta resa sia in acheni sia in olio è determinante


ibridi

La diffusione della coltura del girasole in Italia ha potuto giovarsi, fin dagli esordi, nella seconda metà degli anni Sessanta, di una serie di prove di valutazione delle varietà disponibili in commercio, condotte da diverse istituzioni, per iniziativa propria o grazie a specifici progetti finalizzati finanziati da organismi pubblici.

Anche quest’anno si rinnova l’appuntamento con i risultati della rete di sperimentazione finanziata dal Gruppo Oleaginose dell’Associazione Italiana Sementi, che, da ormai sedici anni, si prefigge l’obiettivo di valutare adattamento e potenzialità produttiva delle varietà proposte dalle società sementiere aderenti per rispondere concretamente alle esigenze di vari soggetti della filiera elianticola, in primis i produttori agricoli, che possono fruire del supporto di un’informazione tecnica attendibile ed aggiornata, ancorché imparziale, per le sempre impegnative decisioni di scelta varietale. Non va certo dimenticato che il numero delle accessioni annualmente immesse sul mercato, quasi tutte importate da altri paesi, selezionate per ambienti diversi dal nostro, generalmente meno sfavorevoli nei confronti della specie, continua a mantenersi elevato: nella passata stagione il biennio di prove per l’iscrizione al Registro nazionale (passaggio obbligato prima della commercializzazione) comprendeva 110 nuove combinazioni ibride al primo anno, e 79 al secondo; a queste si aggiungono quelle iscritte al Catalogo comunitario le quali, essendo introdotte direttamente in Italia, non verrebbero sottoposte neanche al parziale collaudo pre-iscrizione. Pertanto l’esigenza di mantenere attiva una rete di valutazione sperimentale, prerogativa ineludibile in un’agricoltura evoluta, risulta indispensabile, oltre che per i motivi appena ricordati, anche per il fatto che la capacità produttiva è carattere composito, da definire congiuntamente in termini di stabilità quantitativa e qualitativa. In questa nota vengono riferiti i risultati delle esperienze allestite nel 2015 nell’ambito del Progetto “Qualità girasole” in cinque località dell’Italia centrale, rappresentative di tipici ambienti elianticoli di Toscana, Umbria e Marche, dove si concentrano i ¾ della produzione nazionale.

Le sette ditte coinvolte nella sperimentazione (tab. 1) hanno proposto in valutazione 24 varietà, di cui 10 ad alto contenuto di acido oleico e 9 al primo anno di prova, a testimonianza della dinamicità del ricambio varietale che anima questo settore e che richiede un costante aggiornamento per confermare le attitudini di cultivar già diffuse e collaudare le prestazioni delle nuove proposte.

La sperimentazione è stata condotta secondo modalità ormai consolidate (Terra e Vita n. 4 2012), nelle stesse località dello scorso anno (Terra e Vita n. 4 2014); non saranno però presentati i dati relativi alla località di Alberese (Gr) dove la prova è risultata compromessa a causa degli ingenti danni causati dalla fauna selvatica.

La stagione è stata caratterizzata da temperature mediamente sempre più elevate della media poliennale, tranne a Monteleone in giugno ed agosto e nello stesso mese in Umbria. Le precipitazioni, in linea con quelle poliennali nella suddetta località marchigiana, ad Osimo sono risultate eccezionali nella terza decade di maggio (con due eventi consecutivi di 130 e 40 mm, che, succedutisi ai quasi 90 del mese precedente, hanno messo a dura prova le condizioni pedologiche del terreno), risultando successivamente più scarse del normale. Rilevanti scostamenti si sono verificati nelle altre località: positivi in agosto, negativi in aprile a Marsciano e in luglio a Cesa.

Produzione in acheni e contenuto e resa in olio

Il particolare decorso meteorologico ha avuto ripercussioni dirette sulla produzione in acheni (tab. 2): l’ambiente più confacente alla coltura è risultato quello di Monteleone; a seguire la località umbra dove le precipitazioni, seppure più scarse che a Cesa, non hanno presentato lo stesso squilibrio tra le fasi di crescita vegetativa e quelle di massimo fabbisogno (fioritura e riempimento degli acheni): il girasole infatti riesce a produrre meglio con scarse dotazioni idriche per tutto il ciclo piuttosto che con abbondanti riserve nelle prime fasi a fronte di carenze durante la formazione dell’achenio e l’accumulo delle sostanze di riserva. Ad Osimo, invece, lo scarto del 10% rispetto alla migliore produzione è imputabile allo stress da asfissia dovuto alla sommersione del terreno per alcuni giorni nell’ultima decade di maggio.

A Cesa il differenziale produttivo è stato più accentuato: quattro ibridi (Mas 86.OL, Mas 83.R, Mas 88.OL e Inostarck) hanno ottenuto le più alte rese in assoluto, da cui non si sono differenziate statisticamente Mas 85.SU e DKF3333. In Umbria alle due migliori (NK Stradi e NK Octava) se ne sono affiancate altre dieci con produzioni simili. Comportamento analogo si è riscontrato ad Osimo, dove dieci genotipi hanno fornito prestazioni assimilabili statisticamente alla performance di NK Stradi, prima in graduatoria. Nell’altra località marchigiana, invece, il gruppo di testa è stato costituito da NK Stradi e altre cinque costituzioni. Nella media generale di tutti gli areali si sono distinte, nell’ordine, NK Stradi, Mas 86.OL, Mas 83.R, Mas 88.OL, NK Octava e LG 56.35 in evidenza in almeno tre località su quattro.

Il tenore in olio degli acheni (tab. 3) non è risultato molto elevato: solo in un caso (Mas 87.IR a Monteleone) ha superato il valore del 50%, con una media generale di circa il 45%. Questo fatto ha profondamente inciso sul rendimento in olio (tab. 4) per cui le graduatorie in tutte le località, all’infuori di Cesa, hanno subito una decurtazione del gruppo delle migliori di 5, 2 e 10 unità, rispettivamente a Marsciano, Monteleone e Osimo.

 

Indici produttivi

Allo scopo di dare diretta evidenza a potenzialità e variabilità della loro espressione, i tre precedenti caratteri sono presentati anche sotto forma di indici nel grafico di Fig. 1: quello medio di tutti gli ambienti (tondino rosso) viene considerato come potenzialità produttiva e l’ampiezza del segmento che lo include, i cui estremi corrispondono a minimo e massimo rilevati, indica la variabilità di rendimento che può essere presa a riferimento della stabilità produttiva delle cultivar; da quanto detto emerge che le migliori varietà sono quelle che presentano il pallino rosso a destra della linea relativa al valore 100 in ascissa e uno stretto segmento che lo contiene.

Per la resa in acheni SY Excellio, LG 56.35, DT 5303 OL, Mas 87 OL sono perciò da preferire ad altre che magari le sopravanzano nella graduatoria della media produttiva. Si evidenzia inoltre la ridotta variabilità tra ambienti del contenuto di olio, essendo questa caratteristica qualitativa dipendente fortemente dalle attitudini del genotipo. La terza colonna, risultante delle due precedenti componenti, presenta inevitabilmente un andamento diverso: solo SY Excellio mantiene la posizione acquisita nella classifica riguardante la resa in acheni, Nk Okanda la migliora, LG 56.35 OL la peggiora decisamente.

La vocazionalità produttiva delle costituzioni in prova viene sintetizzata nella Fig. 2: considerando solo le quindici con indice superiore a 100, otto appartengono al gruppo di quelle con una più spiccata attitudine alla produzione di olio (NK Stradi, Mas 83.R, Mas 88.OL, NK Okanda, Mas 85.SU, Inostrak, Mas 89.M, DKF 3333), tre sono quelle maggiormente inclini alla produzione di acheni (LG 56.35 NX 22313, Mas 87.OL), quattro presentano un potenzialità produttiva equilibrata (Mas 86.Ol, SY Excellio, NK Octava, DT5303 OL).

Alto oleico

I 10 ibridi ad alto contenuto di acido oleico saggiati hanno confermato, al riscontro analitico, le peculiarità dichiarate; a tal proposito va rilevato che sia gli acheni prelevati da calatidi auto fecondate (Osimo e Cesa) sia da quelle a libera impollinazione (Marsciano e Monteleone) non hanno presentato problemi di sorta.

Caratteristiche morfologiche e fenologiche

Altezza delle piante e precocità, espressa come giorni di intervallo fra emergenza e fioritura sono caratteristiche correlate all’adattabilità degli ibridi agli ambienti di coltivazione.

 

Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria – Centro ricerca per le colture industriali (Crea-Cin) Osimo (An);
2Terre Regionali Toscane – Centro per il Collaudo e Trasferimento dell’Innovazione – Via Cassia, 147 – 52047 Cesa, Marciano della Chiana (Ar)
33A-Parco Tecnologico Agroalimentare dell’Umbria Soc. Cons. a r.l., Area Innovazione e Ricerca, Todi (PG).

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 04/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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