Girasole, potenziale ancora inespresso

Le prospettive della filiera elianticola analizzate in un convegno a Fermo


girasole

La potenzialità produttiva del girasole continua ad aumentare, come dimostrano i risultati del progetto “Qualità Girasole” promosso dalle aziende della Sezione colture industriali di Assosementi. Tuttavia le superfici italiane sono in calo.

È questo lo scenario emerso nel corso del convegno “Le aspettative per la coltura del girasole tra sperimentazione, mercato e industria”, organizzato a Fermo da Assosementi in collaborazione con il Crea.

Dopo i saluti del vice-sindaco di Fermo Francesco Trasatti, il convegno, presieduto dal direttore del Crea-Cin di Bologna Marcello Donatelli, si è aperto con l’intervento di Gianluca Fusco, in rappresentanza della Sezione colture industriali di Assosementi, che ha fatto il quadro della situazione. «Le superfici investite a girasole in Italia sono in calo, con 90.000 ettari nel 2015 (stime Assosementi), nonostante la richiesta di mercato aumenti. Il risultato è che le grandi opportunità offerte dal girasole non vengono colte in pieno nel nostro Paese soprattutto nel Centro Italia, dove tra Marche, regione leader per superfici coltivate, Umbria e Toscana si concentrano i tre quarti del mercato. Diventa quindi fondamentale utilizzare a pieno le tecnologie disponibili che consentono di ottenere nei nostri areali rese ottime e di alta qualità. Il progetto “Qualità Girasole” nasce proprio per portare sul campo varietà innovative, adatte alla realtà agroclimatica italiana. Accanto a ciò, per garantire un’elevata redditività del girasole, le ditte sementiere sono impegnate a “fare cultura della coltura” attraverso la propria rete di tecnici sul territorio, per suggerire agli agricoltori le migliori pratiche agronomiche».

 

Prove varietali

A proposito di progetto “Qualità Girasole”, giunto al suo 16° anno, il coordinatore scientifico Andrea Del Gatto, ricercatore del Crea-Cin di Osimo (An), ha presentato i risultati della sperimentazione 2015, anno in cui sono state testate 24 varietà di girasole, rappresentative di tipici ambienti elianticoli. Dalle prove della rete è emersa un’alta potenzialità produttiva degli ibridi analizzati, che nelle migliori località hanno fornito una resa media superiore a 3,5 t/ettaro per quanto riguarda la produzione degli acheni e un tenore medio in olio degli acheni tra il 43% e il 45%. In particolare, ha concluso Del Gatto, dalla sperimentazione sono scaturiti alcuni nuovi ibridi molto promettenti: Mas 86.OL, SY Excellio, LG 56.35, DT 5303 OL, Mas 87.OL, tutti “alto oleico” all’infuori del terzo, che necessitano di ulteriori conferme nei prossimi anni. Altri, in prova da almeno un triennio, hanno dimostrato inoltre una certa affidabilità: NK Strady, Mas 83.R, NK Octava.

 

Peronospora

Per quanto riguarda la difesa della coltura, Luisa Manici del Crea-Cin di Bologna ha parlato delle minacce della peronospora del girasole (P. halstedii), evidenziando come sia necessaria un’indagine sulle razze di questo patogeno, che può essere effettuata a partire da una raccolta sistematica di isolati sul territorio in 2-3 anni. Nel breve periodo, ha precisato Manici, il Crea potrebbe costruire una collezione di isolati di P. halstedii, catalogati per provenienza e varietà, ripulirli e crio-conservarli, nonché mantenere e aumentare la produzione di linee differenziali. Obiettivi raggiungibili nel medio periodo, invece, con finanziamento specifico, sono la caratterizzazione delle razze di peronospora in Italia esistenti e la messa a disposizione di collezione di isolati caratterizzati per razza di appartenenza per test. Il raggiungimento di questi obiettivi aprirebbe a collaborazioni più paritarie con l’istituto francese Inra o compagnie sementiere, tuttavia non consentirebbe ancora di offrire attività di servizio per la valutazione della sensibilità varietale.

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 10/2016 L’Edicola di Terra e Vita


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