CEREALI –

Produzioni inferiori del 10-15% rispetto ai record del 2012. Peggiorata la qualità.

Frumenti, per tenero e duro poteva andare molto peggio

grano duro

Concluse le operazioni sull’orzo, le mietitrebbie spostano la loro attenzione sul frumento. Con una certa apprensione, visto che le prime settimane, oltre a dare il la alla campagna, dovrebbe portare nei sili le produzioni peggiori.

Ma da un primo giro d’orizzonte pare che i crolli previsti non si registreranno. Certo il 2013 non sarà come il 2012, anno davvero da ricordare per i frumenti nazionali. Ma non dovrebbe essere nemmeno una Waterloo.

Il freddo di aprile e maggio infatti non sembra avere penalizzato il grano. Che, dopotutto, fa i record di produzione in Europa continentale, area non certo nota per il caldo primaverile. Così, mentre a Piacenza e Reggio Emilia è ancora davvero troppo presto per avere datti addifabilil, Pietro Dardi, contoterzista modenese è già in grado di dare numeri. Interessanti. Dardi ha trebbiato i terreni più sciolti, facendo medie di 65 q/ha e trovando buone produzioni anche nei campi seminati su sodo.

Una tecnica, sottolinea, che in zona ha preso piede. «E che fornisce ottimi risultati, del tutto equivalenti al terreno lavorato, col vantaggio che si risparmiano i soldi della preparazione. In anni come questi – continua il contoterzista – fa reddito chi ha investito sulla produzione. Chi ha concimato, trattato e ha seguito le coltivazioni porta a casa un buon raccolto. Chi le ha lasciate andare, allo scopo di ridurre le spese, ha forse risparmiato 50 euro per ettaro, ma rischia di perderne 200, perché si trova ora con 10-15 q/ha in meno». In altre parole, conclude Dardi, è sempre meglio investire e sarebbe ancora meglio, naturalmente, se la qualità del prodotto italiano fosse pagata per quel che vale e non al pari di produzioni straniere di livello certamente inferiore.

Prospettive incoraggianti anche da Evro Manaresi, agricoltore bolognese che dichiara rese di 8 tonnellate per ettaro, con peso specifico tra 80 e 85. Nel Bolognese – come del resto in tutti i territori – l’unico rischio potrebbe essere legato alle malattie, dal momento che fusariosi e mal del piede si sono visti, nonostante i trattamenti. Ma in questo caso si aspettano i risultati delle prime analisi.

Altre zone della Pianura padana pare abbiano risentito maggiormente delle piogge che hanno accompagnato i cereali fin dalla loro semina. E, i primissimi raccolti, nel Mantovano, indicano una diminuzione del 10-15% rispetto alla media storica. Non bene ma nemmeno un dato da strapparsi i capelli.

Tanto più che scendendo la via Emilia verso la Romagna, pur in uno scenario a macchia di leopardo e ancora in via di definizione, le performance cerealicole paiono buone con problemi modesti legati a septoriosi e mal del piede. Ancora minori per quanto riguardo le fusariosi.

In Puglia e Basilicata proteine in calo

Spostandoci verso Sud arriviamo nelle terre del frumento duro. In Puglia e Basilicata, è stato l’andamento meteorologico il miglior alleato o il peggior avversario dei produttori.

Dove è piovuto poco e spesso, e soprattutto nei momenti giusti, le rese sono state molto buone, se non eccellenti. Dove invece è piovuto troppo, o troppo poco, le rese si sono rivelate magre, se non scadenti. È questo il primo punto fermo sugli esiti della mietitrebbiatura in due regioni dove il grano duro è una delle colture erbacee vernino-primaverili più importanti.

«Sull’Alta Murgia e sulle colline materane le rese sono state buone, 30-35 q/ha, nelle aree più piovose, ma nelle zone colpite dalla siccità si sono attestate su appena 15-20 q/ha – dichiara Piero Giglio, 15 ha a Gravina in Puglia (Ba) -. La qualità in generale non è un granché, sicuramente peggiore rispetto al 2012: il grano duro ha meno proteine, poiché l’andamento meteo prevalentemente siccitoso a volte ha impedito le concimazioni, e spesso si presenta bianconato, cioè con zone farinose biancastre nell’endosperma vitreo per la carenza di azoto, e slavato, perché le piogge di giugno hanno avuto un effetto deleterio sulle cariossidi già mature».

Anche sulle colline potentine la scarsità di piogge ha lasciato il segno, sostiene Donato Claudio Martino, stoccatore di Venosa (Pz). «Le rese si sono attestate su circa 25-30 q/ha, con un calo del 10-15% rispetto all’anno scorso. Anche la qualità difetta: le proteine sembrano attestarsi intorno all’11,5% contro il 12,5% del 2012, bianconatura e slavatura non mancano».

Nel Foggiano i primi risultati della mietitrebbiatura evidenziano rese sensibilmente diverse rispetto alla precedente annata. Michele Nargiso, direttore della Cooperativa agricola fra coltivatori di Apricena afferma che «a nord di Foggia le rese medie sono state di 35 q/ha, contro i 50 q/ha del 2012, invece a Foggia e a sud del capoluogo dauno sono balzate a 45-50 q/ha, molto più dei 15 dello scorso anno. La qualità non è eccellente un po’ dovunque: il peso specifico si aggira su 80, ma le proteine sono basse, perché le abbondanti piogge cadute da gennaio a marzo hanno dilavato parte dei concimi azotati somministrati in copertura, la bianconatura è evidente, la slavatura causata dalle piogge di fine maggio-giugno pure».

Le rese medie in Capitanata sono buone, se non alte, conferma Mario De Meo, collaboratore del Concer (Consorzio cerealicoltori società cooperativa agricola) di Foggia. «Circa 40-45 q/ha, con punte di 60 q/ha verso Manfredonia e a sud di Foggia, Orta Nova, Cerignola e dintorni. Ma è la qualità che manca; oltre a considerare che quasi sempre le rese elevate vanno a scapito della qualità, le cause sono varie: concimazione scarsa, dilavamento dei concimi dove apportati, ricorso a seme non selezionato e non ben conciato e/o a varietà non ricche in proteine. Il peso specifico è di circa 80 per il grano duro fino, 78 per il fino mercantile, 76 per il mercantile. La bianconatura sale dal 25% del fino al 35% del mercantile e al 50% del mercantile. Comunque alcune varietà come Svevo e Aureo, oggetto dei contratti di coltivazione con Barilla e seguite rispettando rigorosi disciplinari di produzione, hanno raggiunto un contenuto in proteine del 15-16%. Questo grano duro ha e avrà un mercato certo. Per gran parte del restante grano duro foggiano ci saranno invece problemi di collocamento, con acquisti rarefatti e un prezzo fissato dalla Borsa merci di Foggia a 26,9-27,3 €/q per il fino, 26,5-26,8 per il fino mercantile e 26,0-26,4 per il mercantile. Ciò accade perché sono in arrivo nei porti pugliesi navi cariche di grano duro greco, messicano, canadese o australiano a elevato contenuto proteico: i molini hanno interesse per il momento a garantirsi durevoli scorte di buon grano duro a prezzi convenienti e sicuramente inferiori a quelli da pagare per il grano duro foggiano».

di Gianni Gnudi, Ottavio Repetti e Giuseppe F. Sportelli

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