Frascarelli: « Ministero, un cambio di nome al passo coi tempi »

Dal Mipaaf al ministero dell’Agroalimentare. In sintonia con il cittadino-consumatore per rimanere al centro dell’interesse del Paese


ministero

Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali (Mipaaf) diventerà ministero dell’Agroalimentare. La norma è contenuta nel pacchetto di riforme del Ministro della Funzione pubblica Madia. Un cambiamento fortemente voluto dal Ministro Martina e appoggiato dal premier Renzi, che lo ha annunciato a sorpresa nel corso di una conferenza stampa a Palazzo Chigi il 13 gennaio. I tempi della modifica non sono ancora definiti, ma i decreti legislativi sono in dirittura d’arrivo. Comunque l’annuncio in sé è un fatto rilevante.

L’attuale nome Mipaaf è in vigore dal 2006.

Oggi, a distanza di 10 anni, ci sono ampi motivi per una denominazione più strategica e al passo con le emergenti direzioni dell’agricoltura, per varie ragioni.

Il cambiamento della denominazione del Ministero perde l’appellativo di “forestale”, in coerenza con la scelta (già acquisita) di trasferire il Corpo Forestale dello Stato presso altri organismi statali.

Ma la prima e più importante motivazione del cambiamento di denominazione è l’emergere del legame sempre più indissolubile tra agricoltura e alimentazione, mostratosi già vincente con il tema dell’Expo Milano 2015; una scelta già fatta dai consumatori, che oggi per oltre il 90% non consumano più prodotti agricoli (così come escono dall’azienda agricola), ma prodotti alimentari che hanno affrontato processi di trasformazione, trasporto e distribuzione.

Qualche critico ha bocciato la scelta del ministero dell’Alimentazione come un rinnegamento del valore dell’agricoltura a favore dell’industria, un tradimento del ruolo dei contadini.

Non è così! Non rimpiango l’agricoltura del passato e la sua arretratezza (il mito dei contadini).

È il cibo il vero tema emergente. È l’interesse per il cibo che sta rinnovando l’importanza economica e culturale dell’agricoltura. È l’interesse per la gastronomia e la cucina italiana nel mondo che genera il successo dei prodotti agroalimentari italiani e favorisce le esportazioni.

Questa evoluzione è già stata acquisita dall’Università, che ormai da qualche anno ha abbandonato la denominazione di Facoltà di “Agraria” per ampliare la sfera della didattica e della ricerca verso l’alimentazione, l’ambiente e lo sviluppo rurale. La maggior parte delle strutture universitarie, che hanno sostituito le Facoltà di Agraria, si chiamano Dipartimenti di Scienze Agrarie, Alimentari e Ambientali o qualcosa di simile.

Senza connessione con l’alimentazione e l’ambiente, l’agricoltura rimarrebbe un settore isolato, ininfluente e marginalizzato. Non dobbiamo dimenticare che il PIL agricolo sul PIL totale dell’economia in Italia è appena il 2% ed è destinato a diminuire come negli altri Paesi sviluppati (in Germania è lo 0,8%).

Come può il settore agricolo, economicamente così irrilevante, rimanere al centro dell’interesse del Paese? Solo se è in sintonia con il cittadino-consumatore.

Il cibo, l’alimentazione, la cucina, la gastronomia, la cultura alimentare sono ricchi di fascino e attrazione per i cittadini, basti pensare al successo di certe trasmissioni televisive sul cibo e sulla cucina; e questo genera un nuovo interesse per l’agricoltura nelle sue innumerevoli sfaccettature (metodi di produzione agricola, territori rurali, cultura e tradizioni). Questo fenomeno è abbastanza recente, ma sta crescendo con continuità ed è il miglior garante per il futuro della nostra agricoltura.

Bene il ministero dell’Agroalimentare: un contenitore che coglie una giusta direzione strategica.

Ma non basta! Ora bisogna concentrarsi sugli strumenti di politica agroalimentare.

Angelo Frascarelli

Università di Perugia

angelo.frascarelli@unipg.it


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