Fragole in rapida ascesa sul mercato nazionale

Crescono le superfici, soprattutto tra Campania e Basilicata. Stabile la Sicilia. È la grande distribuzione ad assorbire la maggior parte della produzione


fragole

Dopo un periodo, non troppo lontano, dove l’Italia ha visto una forte contrazione della coltivazione delle fragole, dettata anche dalla forte competizione con la Spagna, negli ultimi anni si assiste ad una significativa ripresa.

Una crescita questa, che non riguarda tutti i principali bacini produttivi italiani, ma che sembra interessare in modo particolare le regioni del Sud Italia.

Le superfici destinate alla coltivazione della fragola nel 2017 segnano infatti un aumento rispetto agli investimenti del 2016. Con poco più di 3.640 ettari la fragolicoltura nazionale aumenta del 3% e raggiunge un livello tra i più elevati degli ultimi anni; rispetto al 2015, l’aumento è nell’ordine dell’8%, con gli investimenti del 2017 che ritornano simili a quelli di dieci anni prima.

Come già detto, la coltivazione è in ascesa in particolare nelle aree del sud del paese: Basilicata e Campania sono arrivate a rappresentare il 47% della fragolicoltura nazionale. La Basilicata, in linea con gli incrementi registrati già negli ultimi anni, rafforza gli investimenti del 4% rispetto all’anno precedente. La fragolicoltura in Campania, con circa 860 ettari, incrementa del 5% rispetto allo scorso anno. Stabili gli investimenti in Sicilia, terza regione in ordine di importanza, con 315 ettari.

Al Nord con 312 ettari il Veneto aumenta del 5%, mentre prosegue la flessione della coltivazione in Emilia-Romagna, -3% rispetto all’anno precedente, in aumento del 3% il Piemonte mentre risultano costanti le provincie di Trento e Bolzano.

 

Uno sguardo all’Europa

Nei Paesi dell’Unione Europea le superfici a fragole recentemente si attestano su circa 100mila ettari e presentano stabilità nell’ultimo triennio; il paese con i maggiori investimenti si conferma la Polonia con quasi la metà delle superfici complessive di tutta la Ue a 28, che restano costanti nel tempo; secondo i dati Eurostat, la superficie è, invece, lievemente calata in Germania, secondo paese in ordine di importanza, passando dai quasi 16mila agli attuali 14mila ettari. Minori investimenti anche in Spagna che negli ultimi anni flette da circa 8mila a 6.800 ettari.

L’andamento delle produzioni non rispecchia fedelmente quello delle superfici, infatti il maggior paese produttore è la Spagna con produzioni mediamente sopra le 300mila tonnellate e con un trend in aumento nell’ultimo triennio; distaccata, al secondo posto, la Polonia con circa 200mila tonnellate stabile durante l’ultimo biennio. La Germania occupa il terzo posto in ordine di importanza con quantitativi in costante aumento e che recentemente hanno raggiunto le 170mila tonnellate.

 

La situazione italiana

Le fragole italiane sono perlopiù destinate al mercato nazionale, dove da diversi anni sembrano riscontrare un buon successo. Dalle 69mila tonnellate di circa 10 anni fa gli acquisti al dettaglio di fragole in Italia sono arrivati nel 2016 a raggiungere le oltre 86mila tonnellate.

Il volumi acquistati nel 2016 rappresentano così il livello massimo raggiunto

In calo risulta il prezzo medio, soprattutto se si fa riferimento al periodo 2008-2012, quando si posizionava mediamente attorno ai 3,70 euro/kg, contro gli attuali 3,45/3,50.

Le buone performance del 2016 si sono peraltro ottenute a fronte di un prezzo medio non significativamente inferiore rispetto all’anno scorso, a riprova che l’acquisto non è così condizionato dal prezzo.

Dal 2006 la grande distribuzione organizzata ha conquistato stabilmente la fetta più grossa del mercato nazionale. Iper, super, discount e superette hanno visto un crescendo inarrestabile, in termini di volume sul totale, fino a raggiungere il 68% nel biennio 2014-15. Attualmente sono al 67%. In valori assoluti si tratta di oltre 58mila tonnellate di merce di cui il 40% è rappresentato dai supermercati, il 13% dai discount, il 12% dagli iper ed il 2% dalle superette. A conferma di ciò che avviene nel comparto ortofrutticolo, anche nel caso specifico delle fragole, si segnala l’impennata dei discount che nell’arco di dieci anni hanno raddoppiato il volume veicolato alle famiglie italiane.

Sul piano dei canali tradizionali qualcosa si muove, a fronte di un volume di acquisti di quasi 27 mila t, scendono ancora una volta gli ambulanti che rappresentano il 12% del totale acquisti, mentre sale dal 17 al 19% l’importanza dei fruttivendoli. Sono proprio i dettaglianti specializzati che risollevano le sorti della categoria tornando a una percentuale di acquisti pari a quella dei primi anni duemila dopo annate di profonda crisi, basti pensare al 2009 quando si sfiorò il 12% degli acquisti.

Il volume d’affari più importante per le fragole nel 2016 avviene tramite i supermercati con oltre il 42% del totale generato che è di circa 300 migliaia di euro, seguono gli specializzati al 18%, iper e ambulanti entrambi al 12% e discount all’11%.

 

Le esportazioni

Nel 2016 le esportazioni di fragole italiane, con circa 14.400 tonnellate, sono cresciute del 6% rispetto a quelle contenute del 2015, ma nonostante la ripresa esse risultano comunque lontane dai quantitativi del periodo 2011-2012 quando furono sfiorate le 18mila tonnellate.

Il valore, che con 2,53 €/kg, registra un +4% rispetto alla già buona quotazione del 2015 e risulta inferiore solo al prezzo toccato nel 2010, come diretta conseguenza aumenta di dieci punti percentuali rispetto all’anno scorso e si posiziona oltre i 36 milioni di euro grazie al buon posizionamento del prezzo medio.

Le esportazioni italiane continuano ad essere indirizzate verso i paesi dell’Unione Europea, ben l’86% del totale nel 2016 e principalmente in Germania e Austria. Il rimanente 14% viene assorbito interamente da paesi europei extra Ue, come nella vicina Svizzera, anch’essa in ripresa come mercato nel 2016.

I quantitativi esportati verso la Germania nel 2016 sono stati di circa 5.700 tonnellate, il 40% del totale, una quota di poco inferiore rispetto all’anno precedente ma con volumi pressoché stabilizzati nel corso dell’ultimo triennio.

Le spedizioni verso l’Austria, con 2.300 tonnellate, rappresentano circa il 23% del totale e anche in questo caso i quantitativi appaiono simili alla scorsa campagna.

 

Le importazioni nel 2016

Nel 2016 sono state quasi 35mila tonnellate di fragole importate in Italia, il 7% in più rispetto al 2015. I quantitativi in entrata nella passata stagione risultano però inferiori dell’8% rispetto al volume medio importato durante il periodo 2011-2014.

Il valore, con circa 66 milioni di euro, segna un calo del 5% sull’annata precedente, risultato di un prezzo medio che con 1,91 €/Kg scende dell’11%. I principali fornitori di fragole come di consueto sono i Paesi dell’Unione Europea, con quantitativi limitatissimi di prodotto in arrivo da altre origini. La Spagna detiene il primato e durante l’ultima campagna rafforza la propria leadership con il 79% dei volumi complessivi, la quota più elevata dal 2011 a oggi, con oltre 27mila tonnellate. Segue a distanza la Francia con circa 3mila tonnellate, il 9% del totale, in calo rispetto all’anno scorso e in progressiva riduzione nel corso degli ultimi anni.

Al terzo posto, ancora più distanziata, troviamo la Germania costante al 5% del totale e 1.700 tonnellate. In continuo calo gli arrivi di prodotto greco che oggi coprono solamente il 3% del totale, lontano dal 12% raggiunto nel 2011. Molto marginale il prodotto che è arrivato dai paesi extra Ue: si tratta di piccoli volumi fragole di origine albanese, turca e egiziana.

Anche le importazioni, durante i mesi da gennaio a marzo 2017, sono state più basse di quelle dell’anno scorso; sono scesi del 6% i quantitativi in arrivo dalla Spagna mentre sono aumentati del 3% quelli dalla Francia, nel complesso dei paesi dell’Ue e totali la flessione è del 9%.

 

*Le autrici sono di Cso Italy, Ferrara

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 23/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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