Filiere inedite per l’ambiente

Dalla gastronomia della selvaggina alla protezione dell’orso marsicano


ambiente

Proteggere e rafforzare la biodiversità è un’importante leva di sviluppo del territorio, a patto di coinvolgere tutti i soggetti che sul territorio operano: agricoltori, cacciatori, ricercatori, ambientalisti, operatori del turismo. È la proposta lanciata a Expo da Una (Uomo, natura, ambiente), associazione no profit nata nel mondo venatorio, che a gennaio 2015 ha dato vita alla Filiera Ambientale, progetto che mette insieme organizzazioni e istituzioni di diversa natura. «Per difendere e valorizzare l’ambiente abbiamo bisogno di uscire dai luoghi comuni immaginando inedite forme di collaborazione – ha affermato Maurizio Zipponi, coordinatore di Filiera Ambientale –. In Europa esistono già esempi vincenti». Ad esempio in Spagna, dove la difesa dell’orso bruno, fino a poco tempo fa a rischio estinzione, ha portato nuovo turismo, o in Finlandia, dove i progetti ambientali vengono propositi dalle istituzioni a cacciatori, pescatori e proprietari terrieri, che operano su base rigorosamente volontaria. In Italia Filiera Alimentare ha presentato cinque iniziative, di cui una, “Selvatici e Buoni”, già operativa. Filo comune è l’attività venatoria «che svolge un ruolo fondamentale nel monitoraggio del territorio, la gestione di specie aliene, la prevenzione di danni all’agricoltura e alle persone, la tipicità alimentare». Il progetto “Selvatici e Buoni”, curato dalle università di Scienze gastronomiche di Pollenzo e di Milano e dalla Società italiana di medicina veterinaria preventiva, vuole recuperare dal punto di vista gastronomico i prodotti della selvaggina, realizzando una filiera altamente regolamentata. “PercOrso” è invece promosso da Federparchi ed ha per oggetto la protezione dell’Orso Marsicano, ancora a rischio di estinzione a causa del bracconaggio. “GoFauna”, gestito dall’Università Federico II di Napoli, prevede l’istituzione e la gestione di aree di controllo e valorizzazione della selvaggina. La tracciabilità della carne di selvaggina è al centro del progetto dell’osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura, mentre il potenziamento e l’aggiornamento della banca dati ungulati selvatici vede coinvolti l’Ispra, Legambiente, Arcicaccia, Federcaccia e Anuu.

 

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