Calano le superfici di mais e aumenta la dipendenza dall’estero

È quanto afferma Gianluca Fusco, presidente della Sezione colture industriali di Assosementi


mais

Per contribuire al rilancio del mais italiano il Piano cerealicolo nazionale a cui sta lavorando il ministero delle Politiche agricole deve garantire il massimo supporto alla ricerca scientifica, compreso lo sviluppo delle New Breeding Techniques (Nbts), e allo stesso tempo sviluppare indicazioni chiare per orientare interventi agronomici efficaci da parte degli agricoltori a sostegno di una maggiore produttività e sanità dei raccolti. È quanto afferma Gianluca Fusco, presidente della Sezione colture industriali di Assosementi. «La maiscoltura nazionale vive da tempo una fase delicata – ha detto Fusco –. Il settore continua a subire una contrazione delle superfici coltivate a granella e a foraggio, che in 5 anni hanno perso oltre 300mila ha e di quelle destinate alla produzione delle sementi, attorno ai 5.400 ettari nel 2016 mentre nel 2014 toccavano i 7.800 ettari. I dati relativi alla campagna 2016 hanno messo in luce un tasso di auto-approvvigionamento del mais da granella inferiore al 60% e valori di import netto che dovrebbero sfiorare i 5.000 milioni di tonnellate. Il risultato è che il mais perde competitività e rischia di mettere in crisi il sistema agroalimentare made in Italy».

 


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