Ferme al palo le Op del settore zootecnico

Le Regioni chiedono al Governo che venga sbloccata al più presto la situazione. Mancano le regole specifiche per la loro costituzione


op

Associazioni di produttori con regole nazionali in applicazione della specifica normativa comunitaria, solo per il settore ortofrutticolo e oleicolo e con gli altri settori come quello zootecnico che aspettano da oltre due anni di poter disporre di norme precise per la loro costituzione e gestione. La denuncia viene dalle Regioni che hanno approvato nella Conferenza delle Regioni dell’8 giugno scorso un ordine del giorno sulle problematiche relative al riconoscimento e al controllo delle Organizzazioni di produttori (Op) e delle Associazioni di organizzazioni di produttori (Aop) dei settori diversi da quello ortofrutticolo e da quello olivicolo. Il documento è stato consegnato al Governo al fine di sollecitare un intervento risolutivo entro il mese di giugno.

In realtà il Governo si era mosso, seppure in ritardo di due anni rispetto al regolamento comunitario che disciplina il settore di tutte le Op, emanando un apposito decreto ministeriale subito contestato dalle Regioni. Infatti con Dm. n. 387/2016, a distanza pertanto di più di due anni dalla data di applicazione del Reg. Ue n. 1308/2013, erano state approvate le disposizioni nazionali in materia di riconoscimento, controllo, sospensione e revoca del riconoscimento delle Op dei comparti produttivi diversi da quello ortofrutticolo e da quello olivicolo. Dopo l’approvazione del Dm. n. 387/2016 (nell’aprile 2016) il sistema delle Regioni ha rilevato, in sede di sua applicazione, alcune incongruenze e mancanze chiedendo al Mipaaf un’opportuna revisione. Dopo una riunione tenutasi nel novembre scorso però, non si è mosso più nulla.

Le Regioni, nell’Ordine del giorno trasmesso al Governo denunciano che con l’attuale impostazione del Dm. n. 387/2016, non hanno la possibilità di riconoscere le Op che intendono negoziare la produzione degli aderenti, senza che vi sia il trasferimento della proprietà, attraverso dei mandati a vendere per una quantità minima di prodotto. Tali forme di Op, pur essendo disciplinate dal Reg. Ue n. 1308/2013 come ad esempio bovini del genere Bos taurus destinati alla macellazione e seminativi, esclusi i prodotti destinati alla semina, non possono essere riconosciute proprio perché nel provvedimento nazionale mancano gli specifici riferimenti al n° minimo di capi, nel primo caso, e al numero minimo di tonnellate, nel secondo. Le Regioni inoltre, che hanno aumentato i parametri minimi di riconoscimento rispetto a quelli nazionali (n. di produttori e valore di produzione commercializzata) non sanno neppure entro quando le Op dovranno adeguarsi, visto che il Dm. n. 387/2016 non determina alcuna scadenza.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 21/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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