Fabrizio Adani: «L’era dei fertilizzanti rinnovabili»

Non è più procrastinabile la necessità di gestire i nutrienti derivanti dall’allevamento animale (e non solo) secondo criteri di vero recupero e non di “smaltimento”, in un’ottica di vera “economia circolare”


fertilizzanti

Il paradigma “economia circolare” è ormai entrato a far parte del nostro vivere quotidiano.

Ma cosa è l’economia circolare? In termini semplici essa fa riferimento a un’economia in cui i flussi di materiali si rigenerano.

Con riferimento all’agricoltura, ciò significa che gli scarti dell’attività agricola e agroindustriale possono essere reintegrati nella biosfera e nel ciclo produttivo.

L’uso dei fertilizzanti, se da un lato ha determinato effetti positivi in termini di rese produttive per ettaro, dall’altro sta determinando fenomeni di inquinamento e modificazione degli ecosistemi. Steffen e altri in una recente pubblicazione sulla rivista Science, hanno individuato quali sono i flussi di fosforo e azoto che permetterebbero di evitare conseguenze al nostro pianeta e li ha confrontati con la realtà.

Indicativamente 6,2 Tg P/anno di P e 62 Tg N/anno sono le quantità “sopportabili” dal pianeta (1 Tg = 109 kg).

I quantitativi di P applicati in agricoltura sono pari a 14,2 Tg P/anno e 150 Tg N/anno. Quindi molto di più. Quanto riportato giustifica le preoccupazioni circa l’uso di fosforo e azoto in agricoltura, soprattutto se consideriamo che le eccedenze si concentrano in zone a intensa attività agricola.

Ma tutto ciò cosa c’entra con l’economia circolare? La necessità di ridurre l’uso di P e N in agricoltura è evidente; d’altro canto ciò non può essere fatto a scapito delle produzioni agricole soprattutto nel momento in cui ci troviamo di fronte alla sfida futura di nutrire un pianeta di quasi 10 miliardi di persone (proiezioni per il 2050). Allora diviene imperativo ottimizzare l’uso del P e N, aumentandone la loro efficienza (nuovi concimi, distribuzione etc.), ma ancor di più, recuperando i nutrienti già presenti nel sistema per reimmetterli nel sistema stesso: economia circolare.

Riferendoci all’agricoltura italiana e in particolare alla Pianura Padana, non è più procrastinabile la necessità di gestire i nutrienti derivanti dall’allevamento animale (e non solo) secondo criteri di vero recupero e non di “smaltimento”, andando oltre quelli che sono abitudini che nulla hanno a che fare con l’efficienza d’uso dei nutrienti (utilizzi in periodi e con sistemi di distribuzione non idonei, efficienze d’uso che di fatto rendono lecito la dispersione dei nutrienti nell’ambiente etc.) e andando oltre a regole e leggi (es. Direttiva nitrati) che di fatto contrastano con l’affermarsi di economie di tipo circolare.

I reflui zootecnici sono una risorsa e biotecnologie quali la digestione anaerobica e derivati permettono di trasformarli, con altre biomasse, in fertilizzanti in grado di sostituire integralmente o parzialmente i fertilizzanti di sintesi. Dati scientifici dimostrano come un utilizzo dei digestati secondo criteri di virtuosità, non solo riduce l’uso dei concimi di sintesi consentendo risparmi economici, ma anche una forte riduzione degli impatti derivanti dagli allevamenti stessi. Le notizie che giungono circa l’equiparazione del digestato ai fertilizzanti di sintesi non sono positive e mettono in evidenza la rigidità europea ma anche che, forse, si poteva fare di più: un’occasione mancata per aggiungere alla qualità del prodotto agricolo italiano, che si nutre di tradizione e perizia, nuovi paradigmi produttivi che fanno leva sull’innovazione: fertilizzanti rinnovabili e economia circolare.

 

Fabrizio Adani

Esperto Nova Agricoltura e Prof. ordinario di Suolo e Ambiente, Chimica del Suolo, delle biomasse e Produzione di bioenergia, Uso e Riciclo delle Biomasse

fabrizio.adani@unimi.it


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