Estrazioni idrocarburi a rischio subsidenza

I processi estrattivi potrebbero mettere in crisi l’apparato dei sistemi di bonifica della bassa padana. L’Anbi lancia l’allarme in funzione del nascente progetto di ricerca di idrocarburi


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Secoli di operazioni di bonifica hanno permesso al territorio della bassa padana prossimo a Reggio Emilia di raggiungere la sicurezza idraulica solo agli inizi del ‘900 attraverso un sistema di canali e impianti congegnato su livelli altimetrici ben definiti.

È da queste premesse storiche che prendono piede le preoccupazioni del presente che l’Anbi (Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue), anche a seguito delle indicazioni del Consorzio di bonifica dell’Emilia centrale e di quello delle Terre dei Gonzaga in destra Po, vede nascere a causa del progetto di ricerca di idrocarburi nell’area Fantozza rappresentata dai comuni di Guastalla, Novellara, Reggiolo, Campagnola Emila, Fabbrico, Reggiolo, Rolo e Rio Saliceto.

Il problema si chiama subsidenza, ovvero l’abbassamento dell’altimetria del terreno correlato in parte anche ai processi estrattivi, che seguono le trivellazioni. Va da sé che tutto quanto è stato realizzato dal dopoguerra a oggi in quelle zone bonificate solo nel XX secolo potrebbe essere messo a rischio, tanto che il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi arriva ad affermare che «questa situazione di delicato equilibrio viene data superficialmente per scontata mentre, nella realtà, è costantemente messa a repentaglio da fattori quali il continuo consumo di suolo ed i cambiamenti climatici in atto».

«Il tema della subsidenza – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale Anbi – è stato oggetto di un’apposita riunione, da noi convocata nei giorni scorsi a Rovigo, capoluogo di quel Polesine, dove il territorio non si è ancora stabilizzato a seguito delle estrazioni negli anni ’50. Eppure, nonostante il pericolo ed i grandi investimenti pubblici finora necessari per adeguare le infrastrutture all’abbassamento progressivo del suolo, periodicamente c’è chi ripropone la ripresa delle trivellazioni».

È da queste considerazioni che l’Anbi auspica che gli organi competenti in materia possano valutare con cura e senza pregiudizi ciò che potrebbe provocare un’eventuale estrazione d’idrocarburi in termini di subsidenza del terreno nelle aree a già conclamato rischio.

 


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