No all’acquisto di foraggi nel 1° anno di conversione al bio

L'alimentazione corretta in zootecnia biologica

Domanda

1) Vorrei sapere se esistono interpretazioni o deroghe all’art. 21 del Reg. Ce n. 889/2008 che parrebbe non consentire ad un’azienda zootecnica biologica (anche in conversione?) di acquistare la sostanza secca mancante al suo fabbisogno annuo da un’altra azienda al primo anno di conversione. Leggendo l’art. 21 sembrerebbe infatti che i terreni in conversione debbano obbligatoriamente far parte della stessa azienda zootecnica, o sbaglio?
2) Un contratto di filiera unito magari ad un conto coltivazione che leghi il terreno sul quale insiste quella determinata coltura foraggera in esclusiva per l’azienda zootecnica non sarebbe equivalente ad un contratto d’affitto?

Risposta

1) Ai fini di un’alimentazione conforme al metodo bio non c’è differenza tra allevamento in conversione e già biologico: entrambi devono sottostare alle stesse indicazioni (Reg. 889/2008). I prodotti provenienti dal 1° anno di conversione dei terreni sono considerati come convenzionali e possono essere utilizzati per l’alimentazione conforme al metodo biologico solo in ragione massima del 20% della sostanza secca e solo se trattasi di foraggere perenni o colture proteiche e solo se provenienti dall’azienda che li utilizza. Perciò non è consentito, ad un’azienda con allevamento in conversione e/o bio, acquistare prodotti da azienda terza al primo anno di conversione.
2) Premesso che i contratti di affitto sottostanno a normativa specifica e che i terreni in affitto sono caricati sul fascicolo aziendale dell’azienda che li conduce, l’art.19 del Reg. 889 parla di accordi di cooperazione tra aziende del comprensorio quindi c’è equivalenza delle superfici in proprietà, affitto o in accordo tra le parti. Ai fini dell’alimentazione conforme però i prodotti provenienti dai terreni del comprensorio hanno queste indicazioni d’uso:
100% della sostanza secca se il prodotto è bio (raccolto dopo la fine del 2° anno di conversione se foraggera perenne o se seminato e quindi raccolto dopo la fine del 2° anno di conversione);
100% della sostanza secca se il prodotto è raccolto nel 2° anno di conversione e se deriva dall’azienda che lo utilizza in allevamento;
30% della sostanza secca se il prodotto è in conversione (o proveniente da terreni nel 2° anno di conversione, aziendali e di comprensorio). Nel caso in cui si faccia uso contemporaneo di prodotti in conversione e di prodotti provenienti dalla stessa azienda nel 1° anno di conversione, la sommatoria dei due non può comunque superare il 30% della sostanza secca. Preciso inoltre che tali % sono tutte riferite alla media annuale di mandria, e che la data di presentazione della notifica di conversione è il riferimento per il calcolo del 1° e 2° anno di conversione.

Sujen Santini


Autore: 19 giugno 2017