Erbicidi bietola, occhio alle limitazioni d’uso

Riclassificazione e usi sostenibili, occorre adeguarsi per evitare sanzioni


erbicidi

Il clima è la variabile che condiziona maggiormente il diserbo della bietola. Anche nel corso della campagna 2015, in relazione alla persistente piovosità dell’intero mese di febbraio, le semine sono iniziate in epoca tendenzialmente tardiva, concentrandosi generalmente nella breve finestra di tempo stabile della seconda decade marzo, interessando complessivamente una superficie di circa 40.000 ettari. Questa coltura chenopodiacea è molto sensibile all’azione concorrenziale delle infestanti nel periodo che intercorre tra le semina e la copertura degli spazi interfilari ed è quindi un questo lasso di tempo che un razionale programma di diserbo rappresenta una tappa fondamentale per assicurare la massima produttività nell’ambito innanzitutto di una razionalizzazione dei costi e riducendo il più possibile il numero di passaggi e le quantità di principio attivo distribuito nel terreno. Rispetto all’epoca d’oro della bieticoltura, quando l’estrema specializzazione delle aziende aveva permesso di ridurre al minimo o addirittura evitare l’esecuzione dei trattamenti preventivi con erbicidi ad azione residuale, demandando il controllo di tutte le infestanti a soli e ripetuti trattamenti di post-emergenza, negli ultimi anni la situazione è mutata, con una rivalutazione degli erbicidi applicati subito dolo la semina, riservando ai trattamenti di post-emergenza il compito di integrare l’eventuale parziale efficacia dei pre-emergenza o di risolvere situazioni di inerbimento specifiche. Questo andamento è stato accentuato a seguito della perdita del glufosinate ammonio che, con trattamenti di pre-emergenza ritardata, in particolare nelle semine più precoci del mese di febbraio, era in grado di azzerare le prime pericolose infestazioni delle malerbe dicotiledoni a nascita più anticipata, quali le poligonacee Polygonum aviculare in primis, ed anche Fallopia convolvulus.

 

Semine su terreno pulito

La gestione del letto di semina è una delle fasi più importanti per questa coltura, soprattutto nelle annata in cui la semina può iniziare già nella seconda decade di febbraio. Data l’elevata umidità ancora presente negli strati inferiori, il terreno non potrebbe infatti subire lavorazioni importanti a ridosso della semina stessa. I terreni sono quindi generalmente preparati in modo definitivo durante il periodo autunno-invernale, stimolando in questo modo l’emergenza delle specie tipiche di questo periodo, con la necessità quindi di intervenire in pre-semina per eliminare le infestanti presenti. Generalizzato risulta l’impiego degli innumerevoli formulati a base di glifosate, con dosi da rapportare allo stadio di sviluppo delle malerbe presenti, con il consiglio di non scendere mais al di sotto dei 3 l/ha di formulato contenente 360 g/l do principio attivo. I quantitativi di questo determinante erbicida devono poi essere incrementati con presenza di malerbe graminacee oltre l’accestimento (Avena, Alopecurus, Lolium) e soprattutto delle specie crucifere allo stadio rosetta avanzata (Sinapis, Rapistrum, Myagrum, ecc.). Nel caso di semine più tardive, come accaduto nel 2015, con tali trattamenti è poi possibile anche azzerare le prime emergenze di Polygonum aviculare ed anche Fallopia convolvulus, semplificando notevolmente tutta la successiva definizione delle strategie di diserbo. È bene ricordare inoltre che alcuni formulati a base di glifosate (Roundup Platinum, ecc.) possono essere utilizzati anche dopo le operazioni di semina entro 3 giorni dalla stessa.

Pre-emergenza: miscele più o meno complesse

Dopo l’indispensabile azzeramento delle infestazioni già presenti, nel periodo che va dalla semina all’emergenza della coltura, intervallo che varia in funzione dell’epoca di semina e dell’andamento termopluviometrico, diventano fondamentali gli interventi con erbicidi ad azione residuale, con l’applicazione di più o meno complesse di differenti principi attivi ad azione complementare.

L’erbicida base è ancora rappresentato da metamitron (Goltix, Sugar 500, ecc.), attivo su numerose infestanti a foglia larga, compresi Polygonum aviculare, Chenopodium album ed anche sulle emergenze più tardive di Amaranthus retroflexus. Conoscendo poi la composizione floristica delle proprie aziende di volta in volta a tale preparato possono essere addizionati cloridazon (Better 400), per allargare lo spettro d’azione a Fallopia convolvulus e crucifere o lenacil (Venzar) per un rafforzamento dell’attività su poligonacee, ponendo una particolare attenzione alla definizione delle dosi di quest’ultimo erbicida, in particolare nei suoli meno tenaci, per evitare l’insorgenza di sintomi di fitotossicità sulla coltura. Sono disponibili anche formulazioni già pronte di metamitron + cloridazon (Volcan Combi SC) e di metamitron + lenacil (Goltix Star), mentre in netta diminuzione risultato gli impieghi di etofumesate (Tramat Flo, Etosate 500, ecc.). Potrebbe invece risultare utile una rivalutazione degli impieghi preventivi di dosi ridotte di s-metolaclor (Dual Gold., ecc.) allo scopo di allentare la pressione di infestazione delle specie graminacee annuali e per una collaterale azione su amarantacee. L’utilità d’impiego degli erbicidi ad azione residuale non si esaurisce solo come effetto diretto sull’emergenza delle infestanti sensibili, ma favorisce anche un netto miglioramento dell’efficacia delle successive appli cazioni di post-emergenza grazie all’azione precondizionante.

 

Post-emergenza: unico, frazionato o microdosi?

Las definizione delle quasi sempre necessarie strategie di post-emergenza risulta estremamente variabile in relazione alla reale composizione floristica riscontrata, all’efficacia esercitata dai precedenti trattamenti preventivi e non ultimo all’organizzazione aziendale. In caso di favorevole andamento stagionale dopo i pre-emergenza e con medio-ridotte infestazioni può essere sufficiente anche un solo trattamento estintivo, mentre in casi di forti inerbimenti e presenza di malerbe a nascita scalare frequentemente risultano indispensabili due o più interventi. Anche gli intervalli di tempo tra le diverse applicazioni possono variare in relazione alla reale efficacia rilevata, all’andamento stagionale ed alle eventuali nuove emergenze. Nella totalità delle situazioni viene utilizzata una miscela a base di fenmedifam + desmedifam + etofumesate (Betanal Expert, Contatto Più Extra, ecc.), caratterizzate da differenti formulazioni, concentrazioni di principio attivo ed anche da un differente periodo di carenza. Addizionate degli oli minerali o vegetali regolarmente autorizzati a dosi variabili in relazione ai livelli termici, le miscele triplici esercitano una buona azione sulla generalità delle infestanti dicotiledoni ai primi stadi di sviluppo, con la necessità di addizionare metamitron (Goltix) quando preoccupa Polygonum aviculare, lenacil (Venzar) per rafforzare l’azione sulla stessa poligonacea, Chenopodium album ed anche crucifere o cloridazon (Better 400) se si opera in presenza di Fallopia convolvulus e crucifere. Le dosi d’impiego variano in funzione dello stadio di sviluppo della coltura, ma tuttavia il fattore determinante per massimizzare l‘efficacia sono interventi su infestanti nei primissimi stadi di sviluppo. Fenmedifam (Betanal SE, ecc.), un tempo molto utilizzato in miscela estemporanea con etofumesate, trova ancora impiego in addizione alle miscele triplici in caso di sviluppate infestazioni di Fallopia convolvulus e chenopodiacee.

 

Situazioni specifiche

Oltre alla gestione delle normali infestanti a nascita di fine inverno e primaverile a complicare la situazione intervengono poi le infestazioni di malerbe sensibili ad interventi specifici. Il triflusulfuron-metile (Safari), ultima novità nel settore bieticolo risalente ormai al lontano 1997, oltre ad esercitare una buona azione su Abutilon theophrasti, Ammi majus, crucifere sviluppate ed anche Amaranthus, viene utilizzato anche in normali strategie in caso di elevate infestazioni di Polygonum aviculare, esercitando nel contempo un’azione collaterale anche su Echinochloa crusgalli.

Clopiralid (Lontrel 72G, Vivendi 100, ecc.) rimane ancora indispensabile per il controllo delle medio-tardive infestazioni di specie composite (Cirsium arvense in particolare), fornendo un buon controllo, anche se solo temporaneo, di leguminose (Vicia, ecc.) e ombrellifere (Ammi majus, ecc.).

Per quanto concerne le sempre pericolose infestazioni Cuscuta, al momento attuale l’unica soluzione rimane l’applicazione di propizamide (Kerb 80 EDF, Pirat), da utilizzare in applicazioni frazionate alla comparsa dei primi filamenti confidando in una favorevole piovosità.

Infine rimangono da affrontare le problematiche derivanti dalle presenze di specie graminacee sia annuali (Echinochloa crusgalli, Setaria spp. ed in minor misura Digitaria sanguinalis) che perenni (Sorghum halepense). La disponibilità di prodotti ad azione specifica è alquanto ampia, con la possibilità di scegliere i formulati in relazione ai diversi periodi di carenza, con la raccomandazione di evitare l’impiego delle dosi minime di etichetta su infestanti sviluppate per non incorrere in pericolosi insuccessi.

Attenzione alle etichette

La continua revisione dei prodotti fitosanitari, con la definizione delle nuove etichette rispondenti ai criteri di valutazione comunitari e la concomitante riclassificazione (CLP) comportano la necessità di porre la massima attenzione alle indicazioni riportate nelle etichette dei formulati utilizzati. Anche se questo obbligo c’è sempre stato, con la definitiva entrata in vigore del Piano di Azione Nazionale sull’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari e la definizione del piano sanzionatorio tutto diventa molto più importante. Per quanto concerne gli erbicidi della barbabietola da zucchero vi sono da segnalare queste indicazioni:

–   cloridazon: impiegare al massimo 2600 g/ha di principio attivo sulle stesso terreno ogni 3 anni;

–   etofumesate (Tramat Flo, Etosate 500): impiegare al massimo 1000 g/ha di principio attivo sulle stesso terreno ogni 3 anni;

–   clopiralid (Lontrel 72G): utilizzabile una sola volta per stagione;

–   propizamide: sono possibili due interventi

 

* Ricerca & Sviluppo Terremerse Soc. Coop.

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