Erba medica, scatta l’avvicendamento

Non potrà più esistere un’azienda interamente a erba medica. Ora c’è l’obbligo delle due o tre colture


medica

La nuova Pac è entrata in vigore dal 1° gennaio 2015 e non sono previsti cambiamenti nella prossima campagna agraria 2015/2016 (domanda Pac 2016), ad eccezione di alcuni aggiustamenti. Tra questi c’è una novità sull’erba medica e le colture foraggere “in purezza”.

In realtà, non è un cambiamento della normativa, ma una diversa interpretazione della stessa.

 

Cosa cambia?

Dalla prossima campagna agraria 2015/2016 (domanda Pac 2016), l’erba medica coltivata “in purezza” o miscelata esclusivamente con altre leguminose non è considerata come una “pianta erbacea da foraggio”, ma come una “coltura” facente parte del sistema di rotazione dell’azienda.

Questo cambiamento di classificazione dell’erba medica significa che un’azienda con sola erba medica non rispetta automaticamente il greening, come era nel 2015, ma deve rispettare la diversificazione ovvero praticare le 2 o 3 colture. Questo cambiamento genera una notevole difficoltà alle aziende specializzate nella produzione di erba medica, soprattutto quelle che destinano il foraggio all’essiccazione o alla disidratazione.

Nello stesso tempo questo cambiamento introduce anche una semplificazione per le aziende con erba medica; infatti, un medicaio in purezza rimane “seminativo” anche dopo 5 anni e non dev’essere dichiarato prato permanente. Vediamo nel dettaglio la nuova interpretazione normativa e le sue implicazioni.

 

è sempre un seminativo

L’erba medica è una coltura con molte peculiarità nella nuova Pac 2015-2020, che genera diverse opportunità, ma anche molteplici specificità applicative.

Le nuove linee guida della Commissione europea, adottate a luglio 2015, hanno modificato l’interpretazione della normativa, creando notevoli differenze tra il 2015 e il 2016 e anni seguenti (tab. 1).

La prima specificità concerne la classificazione dell’erba medica come “seminativo” o come “prato permanente”.

Nel 2015, l’erba medica è stata classificata come:

–   “seminativo” fino al 5° anno dall’impianto;

–   “prato permanente”, quando supera il 5° anno consecutivo dall’impianto.

Infatti la definizione di “prato e pascolo permanente” è la seguente (art. 4, par. 1, lett. h), Reg. 1307/2013): terreno utilizzato per la coltivazione di erba o di altre piante erbacee da foraggio, naturali (spontanee) o coltivate (seminate), e non compreso nell’avvicendamento delle colture dell’azienda per almeno cinque anni o più.

In base a questa definizione, un medicaio fino al 5° anno dall’impianto è un “prato temporaneo” ovvero un “seminativo”, mentre dal 6° anno dall’impianto diventa “prato permanente”.

Dal 2016, la classificazione dell’erba medica cambia. L’erba medica coltivata “in purezza” o miscelata esclusivamente con altre leguminose non è classificata come una “pianta erbacea da foraggio”, ma come una “coltura”. Così, un medicaio, rimane seminativo anche dopo il 5° anno e non deve essere dichiarato prato permanente.

Di conseguenza, l’azienda specializzata ad erba medica deve rispettare la diversificazione ovvero praticare le 2 o 3 colture, indipendentemente dall’età del medicaio.

 

non è erba

La seconda specificità concerne la classificazione o meno dell’erba medica come “erba o pianta erbacee da foraggio”, la cui definizione è nel Reg. 1307/2013: “tutte le piante erbacee tradizionalmente presenti nei pascoli naturali o solitamente comprese nei miscugli di sementi per pascoli o prati nello Stato membro, utilizzati o meno per il pascolo degli animali”.

Nel 2015, l’erba medica è classificata come “erba o pianta erbacee da foraggio”; aspetto rilevante perché la diversificazione e le EFA non si applicano se i seminativi sono utilizzati per più del 75% per la produzione di erba, a condizione che i seminativi non sottoposti a tali impieghi non superino i 30 ha (tab. 2).

Dal 2016, l’erba medica e tutte le foraggere in purezza (trifoglio, sulla, lupinella, loietto, ecc.) saranno classificate come “coltura”, pertanto perderanno i benefici di essere greening by definition. Anche i miscugli di leguminose sono una “coltura”. Di fatto, sono classificati “erba o pianta erbacee da foraggio” solamente i miscugli di foraggere: leguminose miste ad altre essenze erbacee, erba medica mista a loietto, ecc.

 

è azotofissatrice

La terza specificità riguarda il fatto che l’erba medica rientra nelle colture azotofissatrici, quindi è utilizzabile per soddisfare il 5% di aree di interesse ecologico (EFA). Nella nuova classificazione, l’erba medica rientra nell’ambito delle “colture azotofissatrici”, sia nei primi cinque anni che dal 6° anno. Questo è un dato positivo (tab. 2).

 

Non più aziende con sola medica

La nuova interpretazione normativa – applicabile dal 2016 – supera la “doppia” classificazione dell’erba medica, in funzione dell’anno di impianto, ma genera alcune conseguenze applicative nella gestione degli impegni del greening (tab. 3).

Siccome il medicaio è un “seminativo”, deve rispettare due impegni del greening:

–   diversificazione;

–   aree di interesse ecologico (EFA).

L’impegno delle EFA è facilmente risolvibile, visto che l’erba medica è un’ azotofissatrice, quindi è utilizzabile per soddisfare il 5% di EFA. Il problema maggiore è la diversificazione. Le aziende con medicai devono praticare almeno le 2 o 3 colture, quindi non potrà esistere un’azienda interamente a erba medica “in purezza” o ad altre specie foraggere “in purezza”.

 

Aratura del medicaio: non occorre più l’autorizzazione di Agea

L’erba medica è sempre un seminativo e non diventa un “prato permanente” dal 6° anno.

Pertanto l’agricoltore non deve soggiacere all’impegno del “mantenimento dei prati permanenti” e, dal 2016, non deve chiedere l’autorizzazione ad Agea prima dell’aratura del medicaio. Questa conseguenza è positiva per molte aziende agricole perché semplifica la domanda Pac e le procedure del greening.

 

Alcuni esempi:

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 37/2015 L’Edicola di Terra e Vita

 


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