L’era della bioeconomia circolare

Il riutilizzo delle risorse come vantaggio competitivo


bioeconomia

Una volta si diceva che del maiale non si butta via niente. Oggi questo concetto, rielaborato in chiave raffinata e tecnologica, è uno dei cardini della strategia europea per lo sviluppo sostenibile e si chiama “bioeconomia circolare” (lo scorso 2 dicembre è stato adottato il piano d’azione della Commissione Ue). Se ne è parlato ad un convegno organizzato da Confagricoltura e Federalimentare all’interno di Cibus.

«Il nuovo progetto della Commissione europea  – ha spiegato Daniele Rossi, coordinatore delle piattaforme tecnologiche Foof for Life – è stato fatto proprio da Mise, Mipaaf,  Miur e dall’Agenzia per la coesione territoriale. L’Italia ha un vantaggio enorme perché la cultura dell’economia contadina era già circolare cento anni fa. Ora bisogna fare il possibile per recuperarla con le nuove tecnologie e l’innovazione». Ma non è solo una questione tecnologica: serve una governance, un quadro istituzionale, che favorisca l’integrazione tra i diversi attori della filiera.

Nel nostro Paese esistono già tentativi di creare sistemi integrati: si tratta dei Cluster Tecnologici Nazionali, di cui tre – Agrifood, Chimica Verde e Fabbrica Intelligente – potenzialmente coinvolti nella bioeconomia. Il primo, Agrifood, conta su una roadmap condivisa da 86 soci, e tre progetti (Safe&Smart, So.fi.a, Pros.it) che mirano a collegare l’attività agricola con quella industriale attraverso la nutraceutica, la diagnosi rapida di contaminanti, la valorizzazione degli scarti.

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