Editoriale: Finanziamenti a chi?


grains of wheat

Saper spendere di Beatrice Toni

Buone e cattive notizie.

Le buone: il mondo del credito torna a parlare di agricoltura. Finanziamenti dalla Bei (Banca europea investimenti) per le pmi agricole: è la prima volta; 800 milioni di euro complessivi in forma di prestiti a tassi agevolati. Per piccole e medie imprese attraverso il filtro e la valutazione delle banche, disponibili nel giro di 18-24 mesi. Salutati come una boccata d’ossigeno da un sistema agroalimentare in difficoltà: leasing per macchine agricole, ampliamento di infrastrutture, sviluppo di nuovi prodotti.

Seconda buona notizia: un nuovo strumento finanziario, il Fondo di finanziamento Ncff (Natural capital financing facility). Oltre 100 milioni dalla Bei e altri 150 dalla Commissione Ue, due grandi elettori europei. Solito filtro bancario (o fondi di investimento) per progetti di conservazione, gestione e valorizzazione del capitale naturale: dalle infrastrutture per proteggere da inondazioni, alla riduzione dell’inquinamento del suolo sino all’ecoturismo.

La cattiva notizia è che non sappiamo fare la spesa: siamo in ritardo (non tutti) su quella dei Psr 2007-2013. Sarà la solita corsa a contabilizzare entro fine anno le risorse europee, con il rischio che diventino l’obiettivo anziché essere uno strumento di crescita.

Due domande. Come risolvere la difficoltà a proporre e gestire progetti di investimento?

Secondo: a quali imprese agricole arriveranno quei finanziamenti pubblici europei?

 

Troppe pratiche e poco mercato di Gian Luca Bagnara

Economista agroalimentare

Da tempo i riflettori del dibattito agricolo sono puntati sull’implementazione della politica agricola. Primo e secondo pilastro rappresentano ormai meno del 20% del valore della produzione agricola e, in alcuni territori, anche meno del 10%. Pochi sono invece i dibattiti su come migliorare il restante 90% cioè come impostare strategie e servizi per stare sul mercato.

Purtroppo, la stragrande maggioranza degli operatori dei servizi agisce prevalentemente da intermediario fra l’impresa e la pubblica amministrazione, cioè nella gestione burocratica. Di conseguenza la burocrazia è diventata un business e la politica ne è l’alibi.

E l’agricoltura, l’ex serbatoio di voti dal dopoguerra sino a fine anni settanta, si è trasformata in serbatoio di pratiche.

Costruire valore aggiunto richiede strategie e competenze diverse rispetto alla rincorsa ai contributi. Anzi, spesso la logica del finanziamento sposta l’attenzione dal ritorno dell’investimento e induce al sovradimensionamento dei costi fissi.

Infatti, in un’ottica di filiera, la remunerazione del produttore agricolo è influenzata negativamente da investimenti strutturali sovradimensionati rispetto al capitale proprio, ma positivamente da strategie di costo e di differenziazione di mercato.

Non è una novità di oggi. Già da Agenda 2000, cioè più di 15 anni fa, la politica comunitaria è passata da una logica di intervento, per sostenere i prezzi, a una logica di strategia per andare sul mercato.


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