Editoriale, botta e risposta: California, dove l’oro è blu

Emergenza siccità nel Golden State. E il caso italiano


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California, dove l’oro è blu di Beatrice Toni

California. Quattro anni devastanti di siccità. Il Governatore ha appena ordinato un taglio del 25% sui consumi. E destinato un miliardo di dollari a progetti idrici e rimborso danni. Nei ristoranti acqua solo on demand. Nei giardini non se ne parla.

Ha una tremenda sete anche quel gigante mondiale che è l’agricoltura californiana capace di produrre in un deserto, la fertile Central Valley. Finchè vi sarà irrigazione, naturalmente. Ma c’è già chi non coltiva, chi rivende allo Stato la sua quota acqua (il prezzo si è impennato), chi preleva ancora dalle falde…pompando acqua più antica delle piramidi, pare.

Insomma, il “golden state” di ieri va ora a caccia di oro blu, magari riciclando quel poco che è disponibile.

Prendiamolo come monito. Non siamo ai cupi scenari di Steinbeck, ma le riserve idriche vanno esaurendosi in tutto il mondo (Onu).

E, diciamolo subito, l’Italia non sta malissimo: l’agricoltura non è la prima consumatrice di acqua (come si riteneva), le precipitazioni sono in media con gli ultimi 40 anni, anzi in leggero aumento specie al Sud. Certificato dall’Istat.

Attenzione però. Due gocce d’acqua non sempre sono uguali. Tanta pioggia, ma in poco tempo è un danno (“sotto la neve, pane; sotto la pioggia, fame”). Oscillazioni forti attorno alla media rompono equilibri, vedi il 2003 e il 2006-2007.

Per gestire le emergenze occorre saper tener d’occhio anzitutto le disponibilità: flussi, stock, nevi e falde.

Cantava Baglioni: i vecchi un po’ contadini nel cielo sperano e temono il cielo.

Economia dell’acqua di Dario Casati*

L’uomo è in perenne lotta con l’acqua: quando non basta e quando, invece, è troppa. Le siccità in California non sono un evento raro. Si ripetono con una certa frequenza e durano circa 3-5 anni.

Gli antenati dei vecchi di Baglioni diedero vita all’agricoltura imparando a usare l’acqua e sono gli egizi con l’ebreo Giuseppe che vinsero una drammatica alternanza idrica, i contadini di Erodoto, quelli dell’antichità romana, i cistercensi della pianura (palude) padana, i bonificatori, sino all’epoca moderna che ha portato a vincere la dipendenza dai capricci malevoli della natura con le basi scientifiche dell’uso dell’acqua, anche producendo e risparmiando energia elettrica.

La siccità si affronta, senza allarmi e chiacchiere, secondo tre linee nate dalla conoscenza. La prima è il governo delle acque esistenti e cioè l’uso sapiente delle pratiche, più razionali, non solo agricole. Ma sembra dimenticato.

La seconda è che la disponibilità di acqua di domani richiede investimenti in opere irrigue di captazione, gestione e distribuzione che poi si sono arenate fra gli interventi pubblici su cui indaga la magistratura.

La terza è la ricerca scientifica per ottimizzare le piante di oggi e di domani nei confronti dell’acqua. L’umanità l’ha sempre fatta, ma è bloccata da allarmati timori.

Non si tratta di usare tante parole d’occasione e fare economia di acqua, ma di applicare l’economia all’acqua. Tutta un’altra cosa.

 

(*) Economista Agrario, Università di Milano


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