Sarà cruciale definire degli standard condivisi –

«Ciò di

Direttiva 128/2009: Uso sostenibile degli agrofarmaci, indicatori chiari per il monitoraggio

contaminazione

«Ciò di cui abbiamo bisogno sono degli indicatori semplici, pratici ed efficaci per elaborare l’applicazione della direttiva sull’uso sostenibile degli agrofarmaci».
Queste le parole che hanno concluso la presentazione di uno studio del Centro di ricerca Opera, “think tank” agroambientale, e che sintetizzano lo sforzo dell’agricoltura europea di ottemperare alla normativa comunitaria in materia di riduzione dei rischi legati all’uso degli agrofarmaci.
In meno di un anno, entro il prossimo dicembre, i paesi europei dovranno “tradurre” la direttiva 128/2009 in legge nazionale. Appena un anno dopo, a fine 2012, saranno tenuti a presentare il loro piano di azione nazionale per ridurre i rischi di questi prodotti.
In questa corsa contro il tempo, il problema fondamentale è determinare quali siano gli indicatori ottimali per monitorare i progressi ottenuti in tal senso, oltretutto in considerazione del fatto che in Europa non esistono standard di misurazione condivisi. Nel documento che Opera ha presentato a Bruxelles si sollecita l’introduzione di parametri che comprendano fattori ambientali, ma anche sociali ed economici. Anche se tali indicatori di rischio possono variare da una latitudine all’altra, gli esperti chiedono che siano vincolati alla misurazione dell’efficacia delle azioni volte a ridurre il pericolo. In ogni caso, il direttore di Opera, Ettore Capri, ha sottolineato la necessità di individuare «una serie di pochi e pratici indicatori» che permettano ai singoli paesi di «fissare priorità chiare» senza perdersi in un ginepraio che «faccia loro perdere di vista i problemi principali ». Allo stesso tempo, questo permetterà di valutare le misure avviate sia dagli agricoltori che dalle autorità nazionali.
Gli agricoltori, per parte loro, chiedono che la direttiva «Non diventi un ulteriore aggravio, né dal punto di vista finanziario né amministrativo», ha dichiarato Luc Peeters, presidente del gruppo di lavoro del Copa-Cogeca sulle problematiche fitosanitarie.
Peeters ha ricordato che i redditi degli agricoltori Ue «si vanno erodendo» e che fanno fronte a «condizioni sfavorevoli » nella competizione con i prodotti importati. Anche il comunicato di Opera ricorda che l’applicazione della direttiva avrà «un effetto negativo sulla competitività » degli agricoltori Ue.
Peeters ha poi sottolineato che è necessaria un’iniziativa per comunicare ai consumatori la qualità del prodotto europeo e l’impegno degli agricoltori a garantirne la salubrità. «Il 96,5% dei prodotti agricoli europei rispetta il limite massimo di residui imposto dalla Ue». Nel 2010 i prodotti extracomunitari hanno invece superato i livelli massimi consentiti tre volte di più rispetto a quelli europei.
Nel documento di Opera, tra gli indicatori proposti ci sono, sul versante ambientale, quelli volti a ridurre le fonti localizzate di contaminazione delle acque, come la dispersione di pesticidi durante il riempimento dei serbatoi, o le fonti diffuse di inquinamento, come gli agrofarmaci che possono defluire da un campo trattato.
Per quanto riguarda i rischi per i non addetti ai lavori, i pericoli «sono spesso più una questione di percezione che un rischio concreto». Problema diverso è invece quello che riguarda i produttori e gli operatori, per i quali si auspica l’adozione di misure come corsi pratici che consentano di ridurre al minimo il rischio di esposizione ai prodotti fitosanitari.

 

(Traduzione di Maria Schiavoni)


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