BIOGAS –

Contro chi ne chiede la distruzione l’assessore Rabboni replica: «Il suo spandimento è ammesso dal ministero della Salute»

Digestato da mais contaminato


Andrebbe vietato «lo spandimento nei terreni agricoli del digestato proveniente da impianti biogas che hanno ricevuto partite di mais ritirato dall’uso alimentare». È quanto chiede Andrea Defranceschi (M5S) in un’interrogazione alla Giunta regionale dell’Emilia-Romagna a proposito del recente accordo fatto dalla Regione con le associazioni di agricoltori circa la destinazione a fini energetici delle numerose partite di mais contaminate da aflatossine.
Secca la risposta dell’assessore all’agricoltura Tiberio Rabboni: «è lo stesso ministero della Salute che prevede, per tutto il territorio nazionale, che il mais non idoneo all’alimentazione possa andare ad usi alternativi alla distruzione come la produzione di biogas, bioplastiche ecc., affidandone i previsti controlli ai servizi sanitari territoriali. A scopo precauzionale e per acquisire ulteriori elementi di valutazione, la Regione ha tuttavia finanziato un bando di ricerca sull’argomento e nel frattempo ha acquisito il parere del Crpa di Reggio Emilia. Tale parere, in analogia con quello già fornito dai Dipartimenti di scienze agrarie e veterinarie dell’Università di Milano alla Regione Lombardia, conferma la correttezza delle disposizioni date dal ministero della Salute. L’unica limitazione posta dal Ministero riguarda l’utilizzo degli scarti derivanti dai processi di detossificazione che devono essere avviati esclusivamente alla distruzione. Peraltro ordinariamente il mais da granella non supera il 5% delle materie prime utilizzate per alimentare questi impianti».
In merito poi all’accordo citato da Defranceschi «si tratta di un’iniziativa privata, cui le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto hanno dato solo supporto tecnico, con l’obiettivo di garantire la tracciabilità delle partite di mais in movimento e prevenire eventuali abusi» puntualizza l’assessore Rabboni.

Il bando di ricerca su riportato, che prevede uno stanziamento di 1,6 milioni di euro, si propone di rispondere ad alcune domande precise: in quale misura l’uso di mais per alimentare gli impianti a biogas determina nel prodotto finale, utilizzato per concimare i campi, la presenza di clostridi, batteri che gonfiano le forme di Parmigiano Reggiano rendendole non idonee alla commercializzazione?E ancora: cosa succede se per alimentare gli impianti a biogas si utilizza mais inquinato da micotossine e dunque non idoneo all’alimentazione umana? 


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