De Castro: no a inutili protezionismi

Oggi la sfida è siglare accordi con altri Paesi con l’obiettivo di agevolare gli scambi commerciali, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei


De Castro

Gli scenari globali che vedono protagonista l’agricoltura nella definizione dei nuovi equilibri tra domanda e offerta di beni alimentari richiedono nuovi strumenti e nuove regole per favorire gli scambi.
Il tema degli standard di sicurezza alimentare e delle disposizioni in materia di packaging o di certificazione degli alimenti, diventa importantissimo nel regolare questi rapporti che, se all’interno dell’Unione europea possono contare su regolamenti condivisi tra i ventotto, fuori dall’Ue devono essere gestititi con attenzione. La liberalizzazione degli scambi, che ha accompagnato la nascita dell’organizzazione mondiale del commercio negli anni novanta del secolo scorso, verteva sulla eliminazione di dazi e tariffe.
I nuovi accordi commerciali guardano invece alle barriere sanitarie e fitosanitarie e a quelle tecniche.

Oggi la sfida è siglare accordi con altri Paesi con l’obiettivo di agevolare gli scambi commerciali, garantendo al contempo gli alti standard qualitativi con i quali sono tutelati i cittadini europei.
Il commercio di cibo fra diversi Paesi c’è sempre stato e ha svolto un ruolo fondamentale nello sviluppo dell’umanità. Oggi l’estensione geografica, il volume degli scambi e la loro velocità hanno raggiunto livelli mai sperimentati prima. Il cibo è diventato un fatto globale, e sono proprio gli scambi dei prodotti agroalimentari che rendono possibile la globalizzazione.
I vantaggi sono molteplici: le filiere agroalimentari globali riescono a realizzare la de-nazionalizzazione e la de-territorializzazione dei prodotti, aprono grandi possibilità per le importazioni e le esportazioni e garantiscono una diversificazione dell’offerta alimentare per i consumatori.
Ma, come tutto, la globalizzazione ha anche un risvolto meno positivo, soprattutto se si considera il commercio esteso fuori dai confine dell’Unione europea, nei quali vigono normative meno rigide delle nostre.
I rischi nelle importazioni ci sono ma esistono diversi sistemi comunitari per contrastarli.
Il Sistema di allerta europeo (Rasff) ad esempio, blocca continuamente prodotti provenienti da fuori dai nostri confini e non, che presentano residui di sostanze vietate in Europa quali fitofarmaci, micotossine, oltre che metalli pesanti, additivi e coloranti, e residui di farmaci veterinari.

La globalizzazione può portare quindi sì a un’opportunità, ma anche a dei rischi per il consumatore sempre più esposto a scandali veri e presunti, è necessario a tale scopo fare chiarezza su alcuni temi sui quali spesso si tende a fare confusione. Negli accordi commerciali, la rimozione delle misure non tariffarie, che nella maggior parte dei casi attengono proprio ai requisiti di produzione, sono diventati sempre più centrali.
Se fino agli anni novanta, infatti, si discuteva principalmente di dazi e tariffe, oggi si parla di barriere sanitarie e fitosanitarie e di barriere tecniche al commercio. Al momento importanti opportunità derivano in particolare dagli accordi recentemente conclusi con potenze economiche del G7, dove si trovano consumatori con alti livelli di reddito procapite.
Il trattato con il Giappone, ad esempio, paese dal forte deficit nell’approvvigionamento alimentare, è un accordo che ha poche controindicazioni per il settore agroalimentare.
Così come fa ben sperare l’apertura della Cina ai prodotti a Dop e Igp, con il riconoscimento reciproco dei prodotti a indicazione geografica, 100 in totale quelli europei, di cui 26 italiani.


Pubblica un commento