Dal Sud latte a bassa impronta idrica

Ridurre il water footprint nel processo di produzione del latte e ottenere una filiera più sostenibile dal punto di vista ambientale. È lo scopo del progetto sviluppato da Carlo Cosentino, dell’Università della Basilicata


impronta

L’acqua è sempre più una risorsa importante e non deve pertanto stupire che Carlo Cosentino dell’Università degli Studi della Basilicata voglia ricordare l’importanza del risparmio di questo elemento anche in campo zootecnico. Per fare ciò bisogna considerare il Wfp (Water Footprint), traducibile in Italiano come “impronta idrica”, ovvero un indicatore dell’uso diretto d’acqua dolce.

L’obbiettivo diventa quindi quello di abbassare il Wfp, per ottenere produzioni più sostenibili e al contempo efficienti a livello tecnico, economico e quali-quantitativo. Per adattare gli allevamenti a un minor consumo idrico non occorrono cambiamenti rivoluzionari: basti pensare che anche solo variazioni nella razione alimentare possano ridurre i consumi d’acqua.

Una soluzione quindi decisamente interessante per gli allevamenti dell’Italia meridionale, dove la penuria d’acqua in certi periodi dell’anno è una realtà con la quale gli allevatori devono riuscire a confrontarsi, senza dimenticare poi che evidenziando magari in etichetta che un certo prodotto è stato ottenuto attraverso una riduzione della sua impronta idrica non può che aumentare l’attrattività di questo verso il consumatore.

L’articolo completo può essere letto sul sito dell’Informatore Zootecnico


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