Crisi idrica in tutto il Nord Italia

Cresce la preoccupazione per i prossimi mesi anche per la mancanza dell’apporto idrico derivante dallo scioglimento della neve (che non c’è). «E la siccità – avverte il presidente dell’Anbi Francesco Vincenzi – fa aumentare il rischio idrogeologico»


Diga di Mignano (Piacenza)

Qualche pioggia ha fatto la comparsa a “macchia di leopardo” sul territorio ma a breve non sono previste perturbazioni di intensità significativa. Le eventuali “bombe d’acqua” che potrebbero verificarsi, oltretutto, non andrebbero a modificare la situazione più di tanto. Persiste così la crisi idrica che attanaglia soprattutto le regioni del Nord Italia.

Nel piacentino le dighe di Mignano (nella foto) e di Molato sono rispettivamente al 29% e al 18% della capacità di invaso e il locale Consorzio di bonifica ha invitato gli agricoltori a riprogrammare semine e trapianti, poiché il livello delle falde pregiudica anche la possibilità di emungere dai pozzi in alcune zone del comprensorio. La piovosità registrata in corrispondenza delle dighe piacentine, nel primo trimestre 2017, è stata di circa 70 millimetri contro una piovosità media nello stesso periodo di oltre 300 millimetri a Mignano e di oltre 200 millimetri a Molato.

Difficile la situazione anche nel Veneto dove nel mese di marzo sono caduti 24 mm di pioggia contro una media di 69 (con un calo del 66%). Tra ottobre e marzo si sono registrate sul Veneto precipitazioni pari a 352 millimetri, mentre la media del periodo 1994-2016 è di 524 (- 33% sulla media). I principali invasi del fiume Piave trattengono attualmente circa il 63% del volume massimo invasabile così come l’invaso del Corlo lungo il fiume Brenta. I livelli delle falde, nell’area centrale del sono prossimi o inferiori ai minimi assoluti degli ultimi 20 anni, mentre sono già in fase di esaurimento gli apporti ristoratori, derivanti dallo scioglimento delle nevi. Sorvegliato speciale è l’Adige, la cui portata è ridotta del 60%.

L’area prealpina e alpina lombarda può contare su una riserva di 1.086 milioni di m3 d’acqua, fornita dal manto nevoso e dai laghi. La riserva invasata nei grandi laghi risulta inferiore sia alla media del periodo (- 45,7%). Tutti i grandi laghi si trovano in deficit idrico, ma la situazione peggiore si registra per i laghi di Como e d’Iseo largamente al di sotto delle medie stagionali. Il contributo della neve risulta inferiore del 62% rispetto alla media annua di riferimento e del 30% rispetto a quanto registrato nell’anno critico 2007. Per quanto riguarda gli invasi artificiali, si registra una diminuzione del 31% sulla media stagionale, nel volume d’acqua presente nei serbatoi del bacino dell’Oglio mentre, per gli invasi artificiali afferenti al bacino del fiume Adda, la diminuzione è del 5%.

«A fronte di un’emergente stato di siccità aumenta il rischio idrogeologico – avverte Francesco Vincenzi, presidente dell’Anbi –, derivato da terreni aridi, incapaci di assorbire eventuali, copiose piogge, la cui aumentata violenza e ricorrenza è conseguenza dei cambiamenti climatici in atto. Possiamo, quindi, solo sperare che le auspicate precipitazioni non accentuino le criticità di territori già in difficoltà».

 

 


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