Crea-Fru, così la frutticoltura scommette sulla sostenibilità

I nuovi orientamenti genetici e agronomici del Centro di Roma


frutticoltura

Pesche dalla maggiore shelf life, fruttiferi più resistenti agli stress termici, pesche e kiwi meno suscettibili a parassiti e patogeni, ricerca della qualità organolettica e nutraceutica… Sono solo alcuni esempi del lavoro di miglioramento genetico portato avanti dal Crea-Fru di Roma.

Non ci si ferma però solo alla ricerca di novità. Altri filoni di lavoro piuttosto intensi sono la valorizzazione delle risorse genetiche già esistenti, il miglioramento della loro propagazione e gestione, la comunicazione con produttori e consumatori.

È un elenco pirotecnico quello dei filoni di lavoro di questo Centro Crea così come lo riassume il suo direttore, Davide Neri. Ma riconducibile in sintesi a un grande orientamento generale: «La sostenibilità della frutticoltura. Sostenibilità nel senso più ampio del termine. Un esempio: ricerchiamo pesche a bassa produzione di etilene, dunque di elevata shelf life». Queste pesche presenteranno maggiore sostenibilità ambientale, perché frigoconservazione e logistica richiederanno quantità minori di energia. «Ma avranno anche maggiore sostenibilità economica, perché offriranno al frutticoltore più tempo per decidere l’epoca di raccolta e per fare scelte, garantendogli quindi maggiore potere contrattuale nei confronti di chi acquista il prodotto, che infine avrà un frutto di maggiore qualità».

E all’interno del più generale obiettivo della sostenibilità il lavoro del Crea-Fru di Roma va ancora più fondo. Per esempio la sostenibilità ambientale si può ricercare non solo attraverso la resistenza ai problemi fitosanitari ma anche attraverso l’adattabilità delle colture alle nuove situazioni climatiche.

Resilienza

Spiega meglio Neri: «Più precisamente, piuttosto che sulla “resistenza” della pianta ai vari problemi fitosanitari o ambientali conviene concentrarsi sulla più affidabile “resilienza”. Si tratta di ricercare nuove cultivar dotate di una maggiore capacità di adattamento ai cambiamenti abiotici, come quelli dovuti all’aumento delle temperature, e ai cambiamenti biotici, come gli incrementi di aggressività mostrati da parassiti e patogeni…….».

 

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