Corilicoltura, valida alternativa per il reddito delle imprese

Il 10 giugno a Cherasco (Cn) un simposio sulla filiera del nocciolo organizzato da Confagricoltura Cuneo, Ascopiemonte e Asprocor. Edagricole media partner


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La corilicoltura cresce e conquista nuovi territori. Sono molti, infatti, gli imprenditori che puntano sul nocciolo come alternativa redditizia e sostenibile alle classiche produzioni cerealicole, frutticole e viticole, affidandosi all’elevata domanda di materia prima oggi proveniente dall’industria dolciaria. Ma si tratta di una coltura che non si può improvvisare. Per raggiungere adeguati livelli di qualità, di resa e di reddito servono competenze tecniche e tecnologie innovative.

Il ruolo delle Op

Inoltre, come per altre colture frutticole, organizzarsi in Op consente di avere più forza sul mercato, ricevere assistenza agronomica e contributi per l’acquisto di macchinari. Può essere l’occasione per costruire un modello di filiera efficiente e affidabile, Terra e Vita ha già dedicato a questo tema un inserto (V. Terra e Vita 5) e ha già organizzato un fortunato evento (il convegno del 10 marzo a Bologna, v. Terra e Vita 11, pagg. 16-17). E anche Confagricoltura Cuneo, Ascopiemonte e Asprocor ripropongono il convegno “Il nocciolo. Territorio, filiera, qualità” di cui Edagricole è media partner e che si svolgerà il 10 giugno al Palaexpo di Cherasco (CN) dalle 9:45. Sarà l’occasione per un confronto su filiera, produzione, qualità e prospettive, anche attraverso una tavola rotonda che metterà a confronto tecnici, produttori, rappresentanti delle organizzazioni dei produttori e della trasformazione, del mondo accademico, della ricerca e della sperimentazione (Dettagli e iscrizioni su: www.confagricolturacuneo.it).

Impianti solo “certificati”

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Gianluca Griseri.

«Il nocciolo è una pianta rustica che si adatta bene a quasi tutti i terreni – spiega Gianluca Griseri, responsabile tecnico dell’Op Ascopiemonte – l’impiego di manodopera è limitato rispetto ad altre colture, ad esempio la vite, e molte pratiche colturali possono essere meccanizzate. Occorrono però 7-8 anni perché la pianta raggiunga la piena capacità produttiva».

Tra Campania, Lazio, Piemonte e Sicilia sono oltre 75.000 gli ettari coltivati, con oltre 120.000 tonnellate di nocciole in guscio prodotte. In Piemonte sono oltre ottomila le aziende corilicole, 21.000 gli ettari coltivati a noccioleto specializzato, con una crescita di 1.500-1.800 ettari l’anno e una produzione di nocciole in guscio che può variare dalle 20 alle 26.000 tonnellate.

Per impiantare un ettaro di nocciolo è necessario un investimento di circa 3.500-4.000 euro (per la stessa superficie di vigneto ne servono 25mila) ma molte operazioni possono essere fatte in economia dall’agricoltore. «Nei nuovi impianti dovranno essere messe a dimora piante provenienti da vivai riconosciti e certificati – precisa il tecnico di Ascopiemonte – che ne garantiscano la varietà e la rispondenza ai requisiti di sanità fitosanitaria. Inoltre, durante i lavori di realizzazione dei noccioleti, l’azienda dovrà essere seguita da un tecnico specializzato per evitare errori che in futuro potrebbero compromettere la produzione».

Piccolo non è bello

In alcune regioni per la realizzazione di nuovi noccioleti e la loro conduzione si può accedere ai contributi sia del Psr sia dell’Ocm ortofrutta. Per far quadrare il conto economico la dimensione minima per un noccioleto è di 5/6 ettari se un’azienda coltiva anche altro, se si decide di fare solo corilicoltura servono almeno 12/15 ettari. La resa media è di 20-25 q/ha p: oggi le nocciole sono quotate 300 euro al quintale.

«In Piemonte, soprattutto nell’Alta Langa, l’estensione media dei noccioleti è di 3/4 ettari – fa notare Griseri – superficie che pregiudica gli investimenti e non garantisce un adeguato reddito. Inoltre, solo il 25-30% degli imprenditori è organizzato in Op».

Per essere competitive le aziende corilicole italiane hanno bisogno di crescere in qualità, quantità, organizzazione, innovazione e nuove tecnologie. Occorre quindi promuovere investimenti per realizzare nuovi impianti che possano garantire un aumento della produzione e una stabilizzazione dei prezzi, a favore sia degli imprenditori agricoli sia dell’industria.

Il convegno di Cherasco sarà quindi un’occasione ghiotta per gli imprenditori agricoli che vogliono avvicinarsi alla corilicoltura.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 18/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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