Coprob resiste al calo dei prezzi dello zucchero

Fatturato 2014 a 195 milioni, ma solo 1 di utile


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Non siamo ancora al “resistere, resistere, resistere” di borrelliana memoria, ma poco ci manca.

Coprob, la cooperativa leader nazionale nella produzione di zucchero, non nasconde le difficoltà di uno scenario caratterizzato dal crollo – superiore al 30% – del prezzo mondiale dello zucchero stesso.

Ciò nonostante chiude un bilancio 2014 ‘difensivo’ ma tutto sommato positivo.

Lo ribadiscono sia il presidente Claudio Gallerani che il drettore generale Stefano Montanari. Il fatturato di Coprob è sceso sensibilmente, passando da 253 a 194 milioni di euro, ma consola il fatto che si sia riusciti a mantenere un piccolo utile di 1 milione di euro (erano 6,5 nel 2013).

«L’andamento di quest’anno – evidenzia Montanari – purtroppo non consente di prevedere un ristorno per i nostri soci bieticoltori (era stato di circa 4 milioni di euro nel 2013, ndr), ma rimarrà comunque un dividendo dell’1% per la remunerazione del capitale sociale».

L’analisi di Montanari è dettagliata e sfocia in un messaggio politico.

«Coprob ha due macro-obiettivi di medio termine: difendere la quota di mercato nazionale del 23% (indicativamente 360mila tonnellate di zucchero per ogni anno dal 2015 al 2017) e aumentare la competitività agendo sui costi fissi e variabili di produzione, di materia prima e di struttura».

Ma la stilettata è un’altra.

«Dopo Francia e Germania, il mercato italiano è il più importante d’Europa con un consumo di circa 1,7 milioni di t all’anno. Solo il 25% di questo quantitativo proviene da filiera nazionale, mentre il restante arriva dall’estero. I più forti competitor europei stanno attuando una politica di concentrazione con lo scopo di arrivare a un oligopolio nord-europeo. È molto probabile che nel 2017 Sudzucker (Germania) – già oggi primo player in Italia – e Cristalco (Francia) – che ha da poco acquisito una quota importante di Eridania-Sadam – possano controllare almeno il 60% del mercato italiano».

Appello a industria e istituzioni

«L’industria agroalimentare italiana – ammonisce Montanari – e le nostre istituzioni non possono e non devono sottovalutare il rischio di un oligopolio straniero dell’offerta su un prodotto strategico come lo zucchero. Coprob farà di tutto per continuare a valorizzare la filiera nazionale e la produzione di barbabietola italiana».

E dire che il 2014 in campagna si era chiuso davvero con il botto (vedi tabella).

«Il clima una volta tanto ci ha aiutato – sottolinea Gallerani – e abbiamo registrato produzioni effettivamente nord-europee. Nel 2014 i produttori di Coprob su oltre 33mila ettari di superficie hanno fatto registrare una media di 77 t/ha di bietole, valore mai registrato nella storia. E, nonostante una polarizzazione media modesta (13,8%), è stata molta alta anche la media di saccarosio: 10,7 t/ha».

Questi valori hanno attutito l’impatto di prezzi in continuo calo (42 euro/t nel 2014, indicativamente 38-38,5 euro/t nel 2015) e hanno ridato fiato alla barbabietola da zucchero, almeno nei comprensori vocati dell’Emilia-Romagna e del Veneto.

«La soddisfazione dei produttori – continua Gallerani – è un fattore fondamentale per il futuro della coltura. Sotto questo punto di vista i numeri sono davvero positivi: nel 2015 sono stati seminati tutti i 32mila ettari previsti, copriremo la nostra quota zucchero, ma ciò che più conta è che i bieticoltori hanno rinnovato la loro fiducia al Coprob, sottoscrivendo per oltre il 90% il nuovo ‘contratto di coltivazione triennale’ per il periodo 2015-2017, che ripropone l’esperienza proficua del triennio appena concluso. E che la fiducia dei soci (quasi 6mila, ndr) sia alta lo si comprende anche dal fatto che ormai coltivano l’87% degli ettari totali della cooperativa».

Riconversioni, parte Finale Emilia

La chiusura del presidente è dedicata allo stabilimento di Finale Emilia (Mo) pronto a partire: «Entro fine 2015 verrà avviata la filiera a biomasse. Utilizzeremo in primis scarti colturali, poi anche sorgo da fibra: circa 600 ettari per i quali ci siamo impegnati a pagare agli agricoltori 89 euro/t».


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