Conversione al biologico. Quanto mi costi

Una fase molto delicata minacciata spesso dalla carenza di liquidità. Oltre ai bandi del Psr un aiuto potrebbe venire dal ricorso ad un prestito di dotazione


biologico

In linea con le tendenze nazionali ed europee, negli ultimi anni l’agricoltura biologica italiana mostra trend di crescita positivi grazie ad una domanda di prodotti biologici in continua espansione. A fronte di un trend così favorevole, può essere interessante allargare l’analisi del settore anche al riscontro in termini di profitto che ne ricavano gli agricoltori che adottano tale metodo di produzione, confrontandolo con la redditività delle aziende convenzionali (tab. 1).

La produzione lorda vendibile risulta mediamente simile tra aziende biologiche e aziende convenzionali. Mentre il risultato reddituale del sistema biologico è superiore a quello registrato per le aziende convenzionali: il reddito netto, inteso quale compenso di tutti i fattori apportati dall’imprenditore e dalla sua famiglia, nelle aziende biologiche raggiunge un valore medio di circa 43.000 €, ben più elevato dei 38.700 € mediamente conseguiti nelle aziende convenzionali.

Il migliore risultato delle aziende biologiche è ottenuto anche grazie al contenimento dei costi correnti (mezzi tecnici, servizi prestati da terzi e altre spese dirette), principale voce di spesa aziendale. La più bassa entità dei costi correnti (beni di consumo, servizi prestati da terzi e altre spese dirette), che pesano del 33% del fatturato (40% in quelle convenzionali), è indice dell’adozione in queste aziende di processi produttivi meno intensivi, nei quali viene impiegata una minore quantità di mezzi tecnici. Al contrario, hanno maggior rilievo i costi relativi alle voci di ammortamento (costi pluriennali), del lavoro e degli affitti passivi, che risultano superiori nelle aziende biologiche, dove si registra un maggiore impiego di manodopera, così come richiesto dalla maggiore dimensione delle aziende in termini di superficie e/o Uba e dalle tecniche di produzione biologiche.

Le performance economiche delle aziende biologiche monitorate dalla rete Rica rivelano come il metodo biologico possa rappresentare un’alternativa economicamente valida al sistema convenzionale. La conversione è però una fase tecnica molto delicata e determinante per il successo dell’azienda. Fare del bio la propria strategia di sviluppo aziendale nei primi anni di conversione comporta sostenere i costi del metodo biologico e i maggiori rischi del bio, che può portare a minori rese, quindi a mancati redditi, in virtù del cambio di tecnica colturale. Inoltre, in questa fase di conversione la produzione non è certificabile bio e quindi non facilmente collocabile su di un mercato in grado di premiarla.

Quali soluzioni per gli agricoltori?

La prima soluzione per sostenere economicamente le imprese agricole nel delicato passaggio all’agricoltura biologica proviene direttamente dall’Unione europea, grazie agli aiuti diretti connessi alla Pac, e soprattutto attraverso le misure agroambientali contenute nei Psr. In particolare, tra queste è presente l’intervento 11.1.1. che incentiva “l’introduzione del metodo di agricoltura biologica” attraverso un premio ad ettaro (per i primi cinque anni dalla adesione al biologico) maggiorato rispetto al premio per il semplice “mantenimento del metodo di agricoltura biologica”. Parallelamente al sostegno pubblico, anche il mondo del credito agrario potrebbe intervenire a sostegno delle imprese agricole che intendono convertirsi al mondo del biologico. In particolare tra le diverse forme di affidamento previste dal TUBA, c’è il cosiddetto “prestito di dotazione”, ovvero un prestito a medio termine concesso per finanziare degli investimenti produttivi alla propria azienda agricola (acquisto bestiame, macchine agricole nuove o usate, proprietà da ristrutturare, quote latte, anticipo magazzino, anticipo contributi Pac ecc.), tale forma di affidamento potrebbe essere ideale per sopperire a possibili crisi di liquidità delle aziende nel periodo di conversione. In particolare quest’ultimo potrebbe essere strutturato in modo tale da far rimborsare la sola quota interessi per la durata della conversione, e solo successivamente – ovvero dopo che l’agricoltore potrà vendere il suo prodotto come certificato biologico- la quota capitale. Per far sì che il mondo bancario possa adottare uno strumento simile, è comunque necessario che le imprese agricole siano in grado di mostrare agli istituti di credito un’accurata analisi dei costi annuali che devono sostenere, ovvero dovranno fornire alle banche dei dati quantitativi verificabili per poter costruire lo strumento finanziario più adatto alle loro esigenze.

I dati sul settore (Bioreport 2016)

Sulla base dei dati riportati nel Bioreport 2016 (tab. 2), realizzato nell’ambito del programma Rete rurale nazionale 2014-2020, nel 2015 la superficie biologica e in conversione ha raggiunto il milione e mezzo circa di ettari (circa il 12% della Sau nazionale), registrando un aumento del 7,5% rispetto al 2014. Per quanto riguarda le principali caratteristiche delle aziende biologiche, l’ultima indagine sulle strutture agrarie dell’Istat relativa al 2013, mostra che la dimensione media aziendale in agricoltura biologica risulta significativamente più elevata rispetto a quanto registrato per l’agricoltura italiana nel complesso (circa 28,4 ha delle aziende bio contro 8,4 ha della media nazionale).

Se da un lato l’incremento della superficie complessiva, sia in conversione che in biologico, si conferma per ciascun uso del suolo (tab. 2), valutando separatamente le variazioni della superficie biologica e in conversione la situazione cambia. La superficie in conversione infatti, che rappresenta circa un terzo della superficie ascritta al sistema biologico, ha subito una riduzione rispetto al 2014 (-0,4%) contro un incremento della superficie certificata del 10,8%. Tale dato trova giustificazione nel fatto che la superficie che, terminato il periodo di conversione, è passata in biologico dal 2014 al 2015 non è stata evidentemente compensata dalla superficie entrata ex-novo nel sistema biologico. I dati confermano in ogni caso la concreta possibilità di un ulteriore crescita del settore, particolarmente evidente per le colture industriali e le leguminose da granella.

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 19/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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