Il controllo delle infestanti nelle mani dei droni

I primi risultati di una ricerca per valutare l’efficacia del ricorso ai Sapr per la gestione delle malerbe


infestanti

Le erbe infestanti rappresentano un importante fattore limitante per le produzioni agrarie, data la loro elevata competitività nei confronti delle colture per la luce, l’acqua ed i nutrienti. Si stima che se non si mettessero in atto sistemi di controllo, le perdite raggiungerebbero il 23-30% nel grano, il 34- 37% nel mais, il 33,3% nella soia, il 50% nella bietola e superiore al 50% nel riso (Zanin et al., 2011).

Nel corso degli anni sono stati impiegati diversi mezzi di difesa per il controllo delle malerbe: agronomici, meccanici e chimici. I mezzi di controllo non-chimico, da preferire per una riduzione dell’impatto ambientale, non sempre sono abbastanza efficaci, per cui è spesso necessario ricorrere all’utilizzo di mezzi di controllo chimico delle infestanti. Nel tempo, l’uso continuo di determinati principi attivi, ha portato a problemi di tipo ambientale ed agronomico. I monitoraggi condotti dalle agenzie di protezione dell’ambiente (Ispra, 2014) mostrano che gli erbicidi sono i pesticidi maggiormente presenti nelle acque superficiali e sotterranee in Italia. È dunque importante ricercare metodi che consentano di ridurre l’impiego dei diserbanti laddove il loro uso risulta indispensabile, come ad esempio nella semina su sodo. A tal proposito un contributo può arrivare dall’agricoltura di precisione che abbinando sistemi elettronici di controllo delle irroratrici, GPS e mappe ottenute da telerilevamento (Foto 1) consente di dosare il diserbo in base alle reali necessità dell’appezzamento anziché applicarli in maniera uniforme sul tutto il campo secondo la pratica dell’agricoltura convenzionale. Impiegando tali tecnologie, per il controllo delle infestanti, è possibile effettuare il trattamento solo nelle aree in cui le infestanti sono presenti attraverso la tecnica del patch-spraying (trattamento localizzato a chiazze). Le infestanti, infatti, non sono distribuite in maniera uniforme né casuale all’interno degli appezzamenti, ma hanno di solito una distribuzione aggregata, con zone a forte infestazione che si alternano a zone non infestate. La loro distribuzione spaziale è influenzata dalla modalità di propagazione (da seme o da organi vegetativi tipo rizomi o stoloni) e dalle tecniche agronomiche (es. direzione delle lavorazioni prevalenti). Diversi studi hanno mostrato che, attraverso la tecnica del patch-spraying, si può ottenere una riduzione delle dosi di diserbante dell’80-90% nei cereali autunno-vernini, del 78% nel mais e del 36% nella barbabietola con un’efficacia di controllo dall’85% al 98% (Gerhards et al., 2006).

Il progetto Apreinf

Per la gestione sito specifica delle infestanti sono richieste però informazioni precise sulla loro distribuzione spaziale. Ci si può orientare verso sistemi di rilevazione a distanza come il telerilevamento da piattaforma aerea o satellitare. Tuttavia la bassa risoluzione delle immagini e le tempistiche di acquisizione, non sempre in linea con le esigenze dell’agricoltore, non consentono di fornire informazioni adatte ad essere utilizzate per la gestione delle infestanti. In alternativa ci si può orientare verso sistemi di identificazione a distanza ravvicinata (montati sulla barra irroratrice) con elaborazione immediata dei dati (es. WeedSeeker della Trimble) ancora poco diffusi per via dell’elevato costo.

Leggi l’articolo completo sul supplemento di Terra e Vita 28/2016 Nova Agricoltura in Campo L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento