Contraffazioni di casa nostra

Colpita un’azienda agroalimentare su due


confagri

Non è necessario andare all’estero per gustare prodotti enogastronomici finti made in Italy o peggio contraffatti o figli del mercato di contrabbando. Le piaghe del falso, dell’adulterazione e dell’illegalità in campo agroalimentare prosperano anche nel nostro Paese, soffocando l’attività di impresa, mettendo a rischio 20mila posti di lavoro e sottraendo al mercato legale una cifra che si aggira intorno ai 4 miliardi di euro, in crescita. L’allarme è stato lanciato ad Expo in un convegno organizzato da Confagricoltura e dalla Fondazione Open per aprire gli occhi su fenomeni spesso percepiti come lontani. In realtà la contraffazione domestica di prodotti enogastronomici è seconda solo a quella dell’abbigliamento e dei film/video. Su 1.000 imprese agroalimentari con più di 10 addetti quasi 1 azienda su 2 (il 41,8%) l’ha subita. Nelle imprese con almeno 250 dipendenti il fenomeno cresce: le vittime sono circa 3 su 4. Emblematico, per il presidente di Confagricoltura Mario Guidi, il caso tabacco: una filiera storica, portante per la nostra agricoltura (siamo i primi produttori in Europa e i quattordicesimi nel mondo), la cui esistenza è messa in crisi da un contrabbando in forte espansione. Nei primi mesi del 2015 i è cresciuto del 16% sullo stesso periodo del 2014, con punte del 40% a Napoli (Eps, Focus Napoli). A fine anno il mercato parallelo potrebbe superare il miliardo, con danni consistenti per aziende, casse dello Stato e sicurezza dei cittadini. La concorrenza sleale non sarà l’unica spiegazione, ma è bene ricordare che i coltivatori di tabacco sono una specie in via di estinzione: erano 27mila all’inizio del Duemila, sono meno di 4mila oggi. «Contrabbando e contraffazione sono due facce della stessa medaglia. Chiediamo tolleranza zero su questi temi». Tre, per la confederazione, le strade da seguire: rafforzare l’attività di valorizzazione e tutela dei marchi commerciali, anche a livello internazionale; aggiornare la legislazione affinché sia il più omogenea possibile, almeno a livello europeo; favorire tecnologie di tracciabilità e rintracciabilità dei prodotti. Un appello accolto dal ministro Maurizio Martina: «il problema è complesso, lo stiamo affrontando da diverse angolature – etichettatura, interventi ex officio, registro unico controlli, e-commerce, riorganizzazione Cfs, Ttip – ma partiamo da una solida base. Il nostro obiettivo è aumentare l’efficacia dei controlli, semplificando al contempo la vita delle imprese». Leggi l’articolo completo di box informativo su Terra e Vita 38/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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