There are 6 comments

    1. Barbara Segato

      Con la recente Legge di Stabilità (Legge n. 208 del 2015, art. 1 comma 898) è stato aumentato il limite per il trasferimento di denaro contante tra soggetti diversi a € 3.000. Per questo importo e oltre è obbligatorio effettuare i pagamenti tramite banche o poste, e cioè con bonifico bancario o postale, carta di credito, assegno non trasferibile, bancomat. Il precedente limite era fissato a € 1.000, ed era in vigore dal 6/12/2011. Non è quindi possibile effettuare pagamenti tra soggetti diversi in contanti d’importo pari o superiore a € 3.000, e questo riguarda anche i pagamenti di fatture (considerando il totale, Iva compresa).
      Il limite riguarda il valore complessivo di un’operazione; è possibile il frazionamento dell’operazione in contanti, come ad esempio il pagamento di una fattura in più rate, purché:
      – l’importo di ciascuna rata sia inferiore a € 3.000,
      – la rateizzazione sia prevista dalla prassi commerciale o da un accordo sottoscritto dalle parti, dal quale devono risultare l’importo complessivo da pagare, l’indicazione delle singole rate e delle relative scadenze.
      L’Amministrazione finanziaria ha comunque la possibilità di valutare, nel singolo caso, se il frazionamento è stato effettuato allo scopo di eludere il divieto.
      Per le violazioni di detta norma è prevista la sanzione dall’1% al 40% dell’importo trasferito (dal 5% al 40% per importi superiori a € 50.000) con l’importo minimo di € 3.000. La sanzione è applicabile non solo al soggetto che ha effettuato il trasferimento, ma anche a colui che ha ricevuto l’importo in contanti.

      Barbara Segato

    1. Luciano Boanini

      Un lavoratore part-time per sua natura può svolgere un’altra attività. Quindi se non vi sono vincoli contrattuale posti dal CCNL (Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro) o dal suo singolo Contratto di assunzione aziendale è pacifico che può essere anche titolare di un’azienda agricola come imprenditore agricolo art.2135 c.c..
      Cosa ben diversa se Lei invece volesse divenire Iap o Cd (Imprenditore agricolo professionale o coltivatore diretto) per i quali titoli ci sono dei rapporti specifici tra l’attività lavorativa non agricola e quella agricola.
      Luciano Boanini

  1. DANIELA AMORUSO

    Daniela 26 settembre 2016
    Sono Educatrice cinofila e vivo a Lecce. Per svolgere la mia attività dovrei effettuare un mutuo decennale per l’acquisto di un terreno agricolo di un ettaro circa con annesso un rustico da ristrutturare. Vorrei sapere il tipo di inquadramento che avrebbe questo tipo di attività nel senso che una parte del terreno verrà utilizzato come campo per agility; un’altra parte per sguinzagliare i cani lasciandoli liberi; un’altra parte di terreno da adibire a dog park; un altro pezzo per fare allevamento di cani e un’altra parte di terreno da adibire, in futuro, a pensione per cani. So che l’attività di allevamento per cani è considerato attività agricola ma il resto rientra nell’attività agricola? Infine, non riuscendo online ad interagire con l’ufficio adatto, Vi chiedo se la Regione Puglia concede per queste attività contributi a fondo perduto? Grazie

    1. Rosaria Traverso

      Con la Legge n. 349 del 1993 l’attività di allevamento, selezione e addestramento delle razze canine è considerata attività agricola, purché i redditi che ne derivano siano prevalenti rispetto a quelli di eventuali altre attività economiche non agricole svolte dallo stesso soggetto.
      Con il DM 28 gennaio 1994 è stato sancito un numero minimo di cani, affinché il loro allevatore possa qualificarsi come imprenditore agricolo: 5 fattrici che annualmente producano almeno 30 cuccioli.
      Con la modifica dell’articolo 2135 cc, avvenuta grazie al Dlgs n. 228 del 2001, sotto il profilo civilistico non c’è più alcun dubbio che anche l’attività di allevamento cani sia un’attività agricola (infatti, ricordo che nella sua vecchia accezione, l’art. 2135 cc qualifica agricolo solo l’“allevamento di bestiame”, cioè di grossi quadrupedi!).
      Anche per quanto riguarda l’aspetto fiscale, ai fini delle imposte dirette l’attività di allevamento cani assume carattere agricolo data l’inclusione di tale specie animale, a decorrere dall’anno 2005, nelle tabelle previste nel decreto interministeriale emanato ai sensi dell’art. 32, comma 3, Tuir.
      Se la nostra lettrice s’impegna affinché l’attività di allevamento almeno nei primi anni sia predominante (in termini di tempo di lavoro e di reddito da lavoro) rispetto le altre attività (le quali, invece, non sono certamente di carattere agricolo), ella diverrebbe un’imprenditrice agricola professionale: con questa qualifica, potrebbe acquistare il terreno con le relative pertinenze, purché qualificati come “agricoli” dagli strumenti urbanistici vigenti, con le agevolazioni della Piccola Proprietà Contadina (imposta di registro e ipotecaria nella misura fissa e imposta catastale ridotta all’1%). Al riguardo, va precisato l’obbligo di non alienare volontariamente i terreni così acquistati e di non cessare la loro coltivazione o la loro conduzione diretta, per i 5 anni successivi alla stipula della compravendita.
      Accanto a questa importante agevolazione, sempre mantenendo la qualifica di Iap, potrebbe partecipare ai bandi del Piano di Sviluppo Rurale della propria Regione per vedersi finanziate le attrezzature e/o eventuali annessi necessari per lo sviluppo delle attività connesse (ad es. la realizzazione del campo per agility, le casette per il ricovero dei cani, ecc.).
      Attenzione però al fatto che le predette attività quando sono accessorie e non prevalenti, possono definirsi “connesse” a quelle agricole e, quindi, rientrare nella fattispecie di cui all’art. 2135 cc, ma quando diventano prevalenti fuoriescono dal campo dell’agricoltura e diventano attività di servizio conto terzi!
      Rosaria Traverso

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