Ora il sistema di aiuti disaccoppiati impone regole più chiare sul prezzo –

Al via la trattativa fra agricoltori e industria per firmare i contratti della campagna 2011

Conserve Pomodoro: L’incognita Pac

sgravi

La campagna 2010 del pomodoro da industria è stata condizionata negativamente da una programmazione eccedentaria, con una superficie investita a livello nazionale di circa 78.500 ettari.
Una corsa all’«oro rosso » sicuramente rallentata rispetto agli 85mila ettari seminati l’anno scorso, ma che comunque ha finito per appesantire il mercato e deprimere in molti casi i prezzi. Sulle scelte degli agricoltori, del resto, hanno pesato le aspettative di una remuneratività che negli ultimi due anni si è mantenuta su livelli particolarmente elevati.
Con prezzi medi di base compresi tra 70 e 80 euro a tonnellata, difficili da spuntare con altre colture. Tutto questo mentre i prezzi dei prodotti finiti sono diminuiti, sia sul mercato interno, che a livello internazionale.
Con scorte di magazzino superiori a quelle fisiologiche che certo non depongono bene in vista della prossima campagna. Senza contare che proprio dal 2011 l’Italia affronterà la grande incognita del nuovo regime di aiuti comunitari totalmente disaccoppiati, che prevede il pagamento di premi agli agricoltori solo in base alle superfici «storiche » seminate.
«Il decoupling totale avrà effetti devastanti, perché la forbice dei prezzi si aprirà ancora di più», avverte Maurizio Gardini, presidente di Fedagri-Confcooperative e di Conserve Italia, leader europeo dell’ortofrutta trasformata con un fatturato di circa un miliardo di euro. «In un sistema dove il prezzo della materia prima incide su quello del prodotto finito tra il 25 e il 40% – spiega Gardini – è verosimile che aumenterà il divario tra i paesi più competitivi. E al di là della Cina, che secondo me ha esaurito la sua spinta più forte, l’anno prossimo dovremo più preoccuparci del prodotto in arrivo dalla Turchia, dal Marocco e dalla Francia che ha prolungato al 2011 il regime transitorio con aiuti parzialmente accoppiati. Comunque ci vorranno almeno due anni per arrivare a regime sul mercato».
A questo punto, molto dipenderà anche dagli accordi su norme di qualità e prezzi di riferimento che agricoltori e industria riusciranno a raggiungere in vista della prossima campagna.
A metà dicembre le parti si sono incontrate tre-quattro volte in modo informale per avviare la trattativa. I rappresentanti delle organizzazioni di produttori, a fronte di costi di produzione di 6.200 euro a ettaro, punterebbero a chiedere un prezzo base di 90-95 euro a tonnellata.
Mentre le imprese di trasformazione partono da una base di costo di circa 5.500 euro per ettaro, che potrebbe tradursi in un’offerta di 80-85 euro a tonnellata. Ipotesi di prezzi base, appunto, ai quali gli agricoltori detentori di titoli Pac potranno poi aggiungere l’aiuto disaccoppiato. E questo comporterà che gli importi concordati prevedano una contestuale revisione delle modalità contrattuali. Con clausole chiare e trasparenti, soprattutto su standard di qualità e difetti della materia prima che garantiscono prezzi remunerativi per gli agricoltori e margini per le aziende di trasformazione tali da poter competere sul mercato.


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