Conoscere il terreno per produrre al meglio

Alberto Zaccarini è uno dei precursori nell’uso di fertilizzanti a rilascio graduale dei nutritivi


terreno

«Con l’aumentare della basicità del terreno (>7,5) gli elementi chimici della fertilità vengono trasformati man mano in ossidi, idrossidi, fosfati e carbonati, con una crescente indisponibilità per le piante, al seguito della formazione di complessi insolubili – ci spiega Alberto Zaccarini di San Bartolomeo in Bosco (Fe) –. A sua volta la sostanza organica agisce direttamente su un miglioramento della struttura del terreno e esplica una azione chelante verso gli elementi chimici garantendo la sopravvivenza dei microrganismi che colonizzano il terreno e mineralizzano gli elementi nutritivi rendendoli disponibili alla coltura».

Per un agricoltore è quindi indispensabile avvalersi di un’analisi dettagliata del terreno per conoscerne le caratteristiche (pH, sostanza organica, tessitura, calcare totale, elementi nutritive…) in modo da riuscire a gestirlo correttamente.

«Ci accorgiamo – continua Zaccarini – che i nostri terreni sono sempre più poveri di sostanza organica, e avendo anche un pH molto alto (>8) la scelta del fertilizzante è fondamentale per decretare il successo della coltura che andremo a seminare.

Io mi ritengo un precursore nell’uso di fertilizzanti di nuova generazione che contengono molecole protette specializzate nel rilascio graduale delle sostanze.

Dopo tanti anni di prove sul campo, usando i prodotti principali disponibili nel mercato ho individuato alcuni prodotti Ilsa che, per le loro caratteristiche nel rilascio graduale delle sostanze nutritive, mi danno la possibilità, anche in situazioni difficili del terreno, di ottenere notevoli risultati. Nella gamma Ilsa si mette in evidenza Azoslow, concime organo-minerale azotato a cessione modulata, ottenuto facendo reagire Agrogel e urea. Si tratta di un formulato che si trasforma in una pasta o gel e cede lentamente l’azoto rendendolo disponibile per la coltura. Con questo formulato evito dilavamento, retrogradazione, lisciviazione e perdita di azoto in ammoniaca. Allo stesso tempo fornisco un buon apporto di sostanza organica. Trattandosi di una molecola protetta è possibile distribuire la quantità necessaria in un’unica soluzione; in ogni caso, se è possibile, è sempre consigliabile frazionare gli interventi».

Zaccarini gestisce circa 120 ha. Di questi 100 ha sono di colture estensive: 40 ha di grano (20 duro e 20 tenero), 20 di bietola, 20 di soia e 20 di mais. I 20 ha di frutteto comprendono 15 ha di pere, 3 di mele e 2 pesche. Ma Zaccarini non è solo un agricoltore; infatti è anche amministratore di una società di consulenze tecniche e forniture agricole.

«In questo momento – ci spiega Zaccarini – ci stiamo accingendo alla semina del grano. Ritengo che una buona tecnica di concimazione sia quella di distribuire in presemina 2,5-3 q di Ennepi Evo (N, P), per arrivare a fine di febbraio e inizio marzo con apporto di Azoslow 3-4 q. Con questa tecnica di concimazione già dalle prime fasi fino alla raccolta, la coltura esprime la massima capacità produttiva, avendo gli elementi nutritivi sempre a disposizione e riducendo notevolmente la possibilità di allettamento del grano, a differenza nell’uso dell’urea».

Le produzioni di grano dell’ultima campagna sono state mediamente di circa 80 q/ha (il tenero anche qualcosa di più) che Zaccarini spera di riconfermare per la prossima annata.

 

Terra e Vita 41/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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