È ora di programmare la concimazione fino al 2016

Le strategie devono tener conto della forte variabilità climatica degli ultimi anni


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I terreni che saranno seminati a frumento od orzo nell’autunno 2015, a parte i casi di ristoppio, vedono nella maggioranza dei casi ancora in atto la coltura precedente. Una volta che questa sarà conclusa vanno messe in cantiere le eventuali lavorazioni e concimazioni preliminari alla coltivazione dei cereali autunno-vernini.

Per definire una strategia di concimazione per queste colture è necessario tenere conto che negli ultimi anni abbiamo dovuto registrare una forte variabilità climatica, con piogge pesanti, alluvioni e inverni non sempre rigidi, anzi molto spesso più caldi della media.

Relativamente alla concimazione sono principalmente due gli aspetti legati alla meteorologia che si devono considerare:

–   nelle ultime stagioni in molte aziende non è stato possibile entrare in campo per diverse settimane e in particolare non si è potuta effettuare la prima concimazione di copertura al momento ideale;

–   se si verificano lunghi periodi siccitosi come quelli del 2012 non può avvenire la dissoluzione e quindi l’assorbimento dei fertilizzanti distribuiti, soprattutto tardivamente.

La constatazione delle difficoltà di ingresso in campo tempestivo in primavera rafforza il valore della concimazione pre semina o alla semina, che garantisce una base di sicurezza per le prime fasi vegetative e per l’accestimento del frumento, tanto più importante se veniamo da una precessione colturale sfavorevole come quella di sorgo, soia o, peggio, da un ristoppio.

 

Interventi in pre-semina

La soluzione più comunemente adottata è quella di distribuire in pre semina un concime binario fosfo-azotato, con cui si va a fornire il complessivo fabbisogno in fosforo della coltura, pari a 70-90 unità di P2O5, e azoto che accompagni il cereale nelle prime fasi di sviluppo, una funzione accessoria esplicata da un quantitativo di azoto nell’ordine di 25-35 unità. Per questa concimazione lo standard di riferimento come concime minerale complesso è il fosfato biammonico (18.46), ma vengono impiegati numerosi altri concimi minerali o organo-minerali, caratterizzati da un similare rapporto tra fosforo e azoto. Questa strategia si può adottare con pieno successo solo se vengono effettuate lavorazioni, che comunque per i cereali autunno-vernini possono essere limitate ai 25-35 cm di profondità, e quindi semina tradizionale.

In caso di semina diretta o con minima lavorazione la distribuzione a tutto campo è meno efficiente e più difficoltosa: di conseguenza si sono studiate soluzioni alternative o complementari, che prevedono la localizzazione alla semina di concimi specifici, liquidi o micro granulati, da distribuire in quantità contenuta, nell’ordine dei 10-50 kg/ha, e che compensano la minore quantità apportata con il posizionamento in prossimità del seme, fondamentale in particolare per valorizzare le unità fosfatiche distribuite. I fertilizzanti distribuiti appartengono prevalentemente anche in questo caso alla categoria dei binari fosfo-azotati, spesso arricchiti da un microelemento chiave per la coltivazione dei cereali, che in alcuni formulati è lo zinco ed in altri è il rame. Per la loro distribuzione si adottano in genere attrezzature specifiche installate sulla seminatrice che indirizzano nel solco di coltivazione, in genere prima della deposizione del seme, il fertilizzante liquido o micro granulato.

Bisogna rimarcare che la decisione del tipo di semina da effettuare dipende in larga misura anche da come esce il terreno dalla raccolta della coltura in atto: se si raccoglie con clima piovoso, con attrezzature pesanti e quindi intenso calpestio, è da evitare la semina diretta perché si rende necessaria una lavorazione che ripristini un minimo di struttura del suolo (vedi tab. 1).

 

Concimazione sui residui colturali

Nei campi dove nella stagione in corso sono stati coltivati cereali autunno-vernini attualmente siamo nella fase di post raccolta, mentre dove si coltiva girasole, sorgo o mais le operazioni di raccolta si stanno avviando ora e si protrarranno almeno per tutto settembre, in funzione del ciclo della varietà o dell’ibrido coltivato. Per quanto riguarda le orticole, la loro situazione è molto più variegata, in funzione della specie, dell’epoca di semina o trapianto e del primo o se condo raccolto: per alcuni impianti la raccolta è avvenuta, per altri è in corso, per altri lo sarà solo in futuro.

Sui residui della coltivazione si possono effettuare, e per quanto riguarda frumento e orzo sono già state effettuate, lavorazioni profonde con conseguente interramento dei fertilizzanti eventualmente distribuiti: i fertilizzanti possono essere organici, fosfatici e/o potassici in base alle esigenze della coltura successiva ed alle dotazioni del terreno. Le fertilizzazioni organiche con letame maturo od altri materiali di qualità sono essenziali nelle aziende che attuano rotazioni strette, con più cicli di colture orticole e che quindi mettono a dura prova la struttura del suolo e, in ultima analisi, la sua fertilità. Laddove siano nella disponibilità della azienda agricola, si deve tenere presente che la distribuzione sui residui colturali valorizza molto bene le matrici organiche a basso rapporto C/N, eventualmente anche liquide, in quanto l’incorporazione con la lignina dei residui pagliosi e la elaborazione da parte dei microrganismi del suolo ripristina un rapporto fra carbonio ed azoto prossimo al 9-10 che è quello più stabile per il terreno: questa somministrazione è una valida sostituzione, ad esempio, della tradizionale distribuzione di urea che si effettuava prima di interrare le paglie del frumento. Si deve tenere presente che da alcuni anni nei nostri territori si registra una diffusione considerevole di biodigestori che producono il biodigestato liquido, che risulta particolarmente indicato per lo spandimento sulle stoppie e la incorporazione sui residui colturali della coltura precedente.

Si deve fare i conti con una disponibilità di letame sempre più aleatoria, per cui nella maggior parte dei casi si effettuano apporti non massicci di sostanza organica, utilizzando ammendanti di qualità pellettati, distribuendo in genere quantità nell’ordine dei 10-20 quintali/ha: per queste distribuzioni è preferibile intervenire prima di una lavorazione di rifinitura, comunque sufficiente all’interramento e che lascia il materiale organico più prossimo all’apparato radicale della nuova coltura.

Colture arboree, cosa c’è da fare

Le esigenze di fertilizzazione delle colture arboree in questo periodo si differenziano a seconda che esse si trovino nella fase di post raccolta o in quella di pre raccolta.

Fase di pre raccolta. Il mese che precede la raccolta è quello dell’ultimo accumulo di sintetati nel frutto e della trasformazione di parte degli amidi e degli acidi accumulati in zuccheri. Per favorire questi processi è essenziale una adeguata disponibilità di potassio, elemento chiave per la ricollocazione degli zuccheri nella pianta. Altro aspetto da curare è l’equilibrio vegetativo: per conseguire i migliori risultati nell’ultima fase di sviluppo dei frutti e di maturazione degli stessi, le energie disponibili della pianta devono essere orientate verso i frutti e non verso l’accrescimento vegetativo, processo che doveva essere già stato svolto nei mesi precedenti e che in questa fase dà origine solo a rami poco lignificati, superflui, da asportare con le operazioni di potatura. Per evitare ciò bisogna limitare o azzerare le concimazioni azotate e vagliare con attenzione le quantità di acqua da restituire con l’irrigazione, entrambi fattori che contribuiscono al lussureggiamento vegetativo.

Nei 30-60 giorni che precedono la raccolta è quindi consigliato distribuire in fertirrigazione concimi a prevalente tenore di potassio, con una buona dotazione di fosforo, entrambi elementi che contrastano l’azoto, e contribuiscono ad arrestare lo sviluppo vegetativo ed orientare l’attività della pianta verso il frutto: può essere consigliabile un rapporto nutrizionale NPK pari o vicino a 1.2.4 o 1.2.5.

Parimenti sono molto valorizzati dalle piante da frutto gli interventi fogliari in cui i rapporti tra gli elementi nutritivi siano gli stessi citati in precedenza e che risultano estremamente preziosi in quegli impianti dove la fertirrigazione non è praticabile. In questi interventi, eventualmente, è possibile abbinare prodotti a base di alghe od altri prodotti stimolanti, utili in particolare laddove abbiamo necessità di favorire l’ultimo ingrossamento dei frutti e migliorarne la colorazione.

Fase di post raccolta. Il periodo che intercorre tra la raccolta dei frutti e la senescenza delle foglie è spesso trascurato nella gestione colturale, ma è molto importante per i risultati produttivi della prossima annata: in questi mesi infatti la pianta continua la sua attività elaborativa, i cui sintetati non vanno più a vantaggio dei frutti, bensì vengono immagazzinati come sostanze di riserva nelle radici e nel fusto.

Per la fruttificazione della prossima stagione è determinante l’accumulo di elaborati a favore delle gemme a fiore: se si garantisce un buon orientamento delle risorse verso gli organi riproduttivi della prossima annata ed una loro adeguata elaborazione, i fiori della prossima annata saranno pienamente fertili, in grado di impollinare e/o essere impollinati, e quindi di dare origine alla massima fruttificazione.

Per garantire ciò bisogna fare sì che non manchino le risorse nutritive, per cui si deve curare anche in questo periodo la disponibilità di nutrienti, facendo ricorso ad interventi specifici, in particolare se il terreno è poco fertile e le produzioni conseguite sono state elevate ed hanno quindi assorbito tutte le risorse disponibili del frutteto.

Gli interventi più utili sono quelli a maggiore efficienza e quindi, laddove disponibile la fertirrigazione, si consiglia di intervenire mediante questa modalità con apporti prevalentemente azotati, dell’ordine di 25-30 unità: ad esempio si possono distribuire 60-80 kg/ha di nitrato ammonico al 34%.

Parallelamente alla fertirrigazione o in alternativa ad essa, se questa non è disponibile, si possono eseguire interventi fogliari; si approfitta dell’intervento fogliare per somministrare per questa via anche microelementi, in particolare boro e zinco che, per la loro funzione di catalizzatore, agevolano la funzione di elaborazione e di trasloco dei fotosintetati.

È necessario sottolineare che, se l’estate decorre calda e siccitosa, non bisogna trascurare l’irrigazione anche in post raccolta: si deve ricordare che anche in questa fase le piante arboree necessitano di acqua e quindi non si deve sospendere in modo assoluto l’irrigazione dopo avere portato a termine la produzione. Se le piogge scarseggiano è necessario garantire comunque una disponibilità idrica sufficiente per svolgere i processi di fotosintesi: in termini generali si considerano apporti irrigui del 50% rispetto a quelli necessari quando ancora la produzione è sulla pianta. Se si registra una carenza idrica, anche gli apporti nutrizionali di cui si è parlato precedentemente risulteranno poco valorizzati, in quanto l’elaborazione dei nutrienti avverà comunque in misura insufficiente.

 

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