Concimazione, adeguare gli interventi al clima che cambia

Le strategie di concimazione devono garantire la base nutrizionale necessaria


concimazione

Iniziamo con due definizioni.

Meteorologia: è lo studio dei fenomeni atmosferici (meteore) dal punto di vista fisico, chimico e dinamico e, per estensione, l’andamento locale del tempo atmosferico e il corrispondente clima.

Clima: è l’insieme statistico delle condizioni meteorologiche di una data zona osservate nel corso di alcuni decenni; la scienza che studia il clima nella sua distribuzione geografica e le relazioni fra questo e i fenomeni fisici e biologici è la climatologia

In genere, nel parlare comune, i due termini vengono utilizzati in modo indifferenziato, ma tra meteorologia e climatologia vi è la differenza che esiste tra una fotografia e un archivio fotografico. Da un lato una rilevazione istantanea o comunque del momento, dall’altra una comparazione distinta per territori e per decenni dell’andamento delle condizioni meteorologiche.

Dalle stesse definizioni, comunque, risulta evidente che le condizioni meteorologiche vengono considerate non qualcosa di statico, bensì qualcosa di mutevole e in evoluzione continua.

L’agricoltura, attività tipicamente svolta a cielo aperto, viene grandemente influenzata dalle condizioni meteorologiche e climatiche in tutte le operazioni agronomiche ed è necessario adattare gli interventi di campo alle situazioni che si riscontrano e si prevedono nei territori.

In questo articolo valuteremo brevemente come siano mutate le precipitazioni e le temperature degli ultimi anni rispetto alle medie della seconda metà del secolo scorso e come sia bene riconsiderare le pratiche di concimazione alla luce delle variazioni intercorse.

I dati presentati sono ricavati dal sito dell’Arpa della regione Emilia-Romagna e si riferiscono alla pianura faentina, in provincia di Ravenna: si sono paragonati i dati delle tre ultime annate agrarie con la media trentennale di un periodo precedente, cioè gli anni dal 1961 al 1990.

 

Precipitazioni

Analizzando il grafico di fig. 1, si evidenzia come il trend delle precipitazioni mensili nella pianura faentina negli ultimi 3 anni ricalchi l’andamento dei 30 anni dal 1961 al 1990: il periodo autunnale è assai piovoso, nel periodo invernale si registra un calo delle precipitazioni, con una ripresa primaverile e poi nell’estate di nuovo poche precipitazioni.

Quello che colpisce di queste 3 ultime annate è l’entità considerevole delle precipitazioni a febbraio e marzo, molto superiori alla media.

A febbraio 2015 si sono conteggiati 233 mm e a marzo 128, mentre nel 2013 si sono avuti 113 mm in febbraio e 148 in marzo, a fronte di una media nei 30 anni rispettivamente di 45 e 60 mm.

Precipitazioni così consistenti in quei mesi comportano:

–   un forte dilavamento dei suoli, in particolare per quanto riguarda i nitrati;

–   il ristagno idrico nei terreni dove il drenaggio è meno curato turba l’assorbimento di nutrienti da parte dell’apparato radicale che, in condizioni di scarsa ossigenazione, presenta una ridotta capacità di assimilare in particolare i microelementi e il fosforo;

–   una scarsa praticabilità dei campi da parte dei mezzi di distribuzione, in particolare su terreno lavorato.

Febbraio è il mese in cui si completa l’accestimento dei cereali autunno-vernini mentre a marzo si realizza la levata: è necessaria una buona disponibilità di azoto sia per il primo processo, che, soprattutto, per il secondo.

Se i campi non sono praticabili causa ristagni o allagamenti l’intervento azotato necessario viene effettuato in ritardo e si ridimensionano le potenzialità produttive.

Quali sono i provvedimenti che può adottare l’imprenditore agricolo di fronte alla maggiore frequenza riscontrata di questi fenomeni?

Vediamo alcuni fra i più importati:

–   grande attenzione al drenaggio dei terreni coltivati che consente di mettere più rapidamente in condizioni accettabili di ossigenazione l’apparato radicale;

–   evitare distribuzioni di grosse quantità di azoto minerale (es. urea o nitrato ammonico) in una unica soluzione se non è immediato l’assorbimento da parte della coltura. Per apporti consistenti di azoto in periodi come l’accestimento in cui l’assorbimento di azoto è diluito nel tempo è preferibile adottare concimi azotati a cessione graduale, con meccanismi di protezione dell’azoto di natura fisica, biologica o chimica;

–   soprattutto nei terreni argillosi, che più a lungo vedono compromessa la loro percorribilità da parte dei mezzi, è necessario curare la fertilità di fondo, ad esempio con le concimazioni pre-semina del frumento, per garantire una base nutrizionale che sostenti la coltura anche se non si riesce a intervenire nei tempi previsti con l’apporto azotato necessario.

 

Temperature

La comparazione dell’andamento della media mensile delle temperature minime e massime delle ultime 3 annate con quelle del periodo 1961-1990 mette in luce in maniera lampante un innalzamento delle temperature massime, sia nel periodo invernale che nel periodo estivo, a fronte di un andamento delle temperature minime che non si distingue in modo particolare dalle medie trentennali.

L’innalzamento delle temperature massime comporta:

–   un progredire continuo della vegetazione anche nei mesi invernali da parte di frumento e orzo;

–   una ripresa vegetativa anticipata da parte delle colture arboree;

–   nell’estate arresti di vegetazione e riduzione della fotosintesi a causa delle temperature di 5 gradi superiori alla media. L’estate 2014, che è parsa a tutti “fresca”, ha in realtà rispecchiato con le sue temperature massime l’andamento medio del trentennio 1961-1990, periodo in cui questa tipologia di estate era la norma, a differenza delle estati roventi a cui ci siamo assuefatti negli anni 2000.

Considerando l’aumento delle temperature massime, quali accorgimenti è bene che adotti l’imprenditore agricolo?

Non scordiamoci che:

–   ai cereali autunno-vernini deve essere garantita una base nutrizionale nei mesi invernali, perché con queste condizioni l’attività vegetativa non si arresta mai e quindi anche l’assorbimento dei nutrienti;

–   curare l’accumulo delle riserve da parte delle colture arboree, perché è sempre minore il tempo di riposo per le piante e sempre più ridotti i giorni fra caduta delle foglie e ripresa vegetativa;

–   nel periodo estivo contingentare la concimazione se le condizioni inibiscono l’attività fotosintetica completa, ma privilegiare i concimi potassici in fertirrigazione per aiutare la gestione della traspirazione;

–   evitare le potature verdi che espongono i frutti alla luce diretta nei periodi molto caldi: in particolare nel vigneto si verificano sempre più di frequente ustioni a carico dei grappoli in queste condizioni;

–   adottare sistemi irrigui come la nebulizzazione sottochioma che migliorano il microclima negli arboreti, sia come umidità relativa che come temperatura.

*Coordinatore Tecnico soc. coop. Terremer

Leggi l’articolo completo di grafici e box informativi su Terra e Vita 41/2015 L’Edicola di Terra e Vita


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