Con Tecnology Hub innovazione in azienda

Basati sull’agricoltura di precisione per il mais


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Per battere il record di velocità non basta avere la macchina più potente del mondo. Bisogna percorrere le strade giuste, tenere in considerazione le condizioni meteo, rifornire il mezzo con carburante idoneo, affrontare imprevisti. Tutte variabili che non sempre il pilota è in grado di valutare da solo.

Dalle sementi alle soluzioni

La metafora ben si presta a descrivere la nuova visione di Monsanto in agricoltura: la compagnia sta spostando il proprio business da mero fornitore di prodotti a fornitore di “soluzioni” per aiutare l’agricoltore a essere più produttivo ed efficiente. Un cambio di rotta che in Europa si sta sperimentando nelle Technology Hub, 30 campi sparsi in tutto il continente (3 in Italia, lungo la Pianura Padana) per un totale di 700 ha di terreno. Qui vengono testati gli ibridi tenendo conto di diverse variabili combinate: genetica, terreno, clima, tecniche di semina, tecniche di irrigazione/fertirrigazione. L’obiettivo finale è fornire all’imprenditore agricolo un pacchetto “chiavi in mano” composto da: ibrido più adatto alle condizioni dell’azienda, consigli e strumenti agronomici per farlo rendere al meglio.

«Purtroppo siamo un Paese che produce eccellenze di prodotto che non sempre corrispondono ad eccellenze di processo – spiega Federico Bertoli, direttore commerciale di Monsanto Italia -. L’agricoltura italiana può e deve diventare più efficiente». E la genetica da sola non basta. Parliamo di mais: «ogni anno il miglioramento genetico consente di incrementare di circa 2 q/ha la resa. Eppure osserviamo che la produttività, negli ultimi 15 anni, è rimasta sostanzialmente invariata, mentre le superfici e i redditi si sono ridotti. Così abbiamo perso l’autosufficienza». Dove sta il limite? «L’ostacolo più grande è secondo noi il mancato trasferimento dell’innovazione in azienda».

Qui si inserisce il progetto Tecnology Hub: partito lo scorso anno e della durata di tre, è basato sul concetto di agricoltura di precisione, che in Italia si declina sul mais.

Tutto prende avvio nelle “nursery” dove nascono gli ibridi: l’obiettivo è selezionare soprattutto sementi in grado di aumentare la densità di semina. In tale ottica si sta guardando con marcato interesse alle cosiddette varietà brachitiche, che grazie a una mutazione genetica naturale sono caratterizzate da una sorta di nanismo.

Una volta uscite dalla nursery le piante finiscono nelle Hub, dove devono superare una serie di valutazioni prima di essere immesse sul mercato. La prima riguarda la loro risposta al tipo di terreno: i campi sperimentali vengono mappati attraverso la tecnica Arp (Automatic resistivity profiling) che consente di conoscere la caratteristica del suolo a 50 cm, 1 metro, 2 metri, con un dettaglio di 6 mq. «L’agricoltore crede di conoscere esattamente il suo campo, ma non sempre è così. Ci sono enormi variabilità».

Il secondo step riguarda la densità di semina: si stanno testando semine a file binate con una densità fino a 12,5 piante a mq. Per aumentare la densità occorre però aumentare la precisione: qui entrano in gioco delle tecnologie sviluppate da Precision Planting (di proprietà Monsanto) da applicare sulle macchine seminatrici. Questi strumenti consentono di: seminare a densità variabile, seminare a profondità costante (grazie ad uno strumento che consente di regolare in automatico la pressione), seminare più velocemente (fino a 15 km/h grazie ad uno speed tube che trasporta i semi al suolo), controllare in tempo reale la qualità della semina (grazie ad un computer di bordo). «I primi test mostrano che le fallanze sono state dimezzate, nonostante la maggiore velocità». Gli ibridi vengono infine valutati per la loro risposta all’irrigazione e alla concimazione azotata. Dalle informazioni raccolte in campo si costruiscono delle mappe che consentono di calibrare gli apporti in funzione delle reali esigenze della pianta.

Attualmente in Italia sono circa 20-25 le sementi sotto test: per ognuna di esse i dati da valutare sono più di mille.

«Il nostro obiettivo finale è fornire soluzioni integrate, dal seme al campo. Pensiamo che il futuro dell’agricoltura sia la precisione, ma siamo consapevoli che questo passaggio dovrà avvenire per gradi». 


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