Viaggio fra i soddisfatti dalla colza

Nelle colline romagnole superare i 30 q/ha significa fare reddito


colza

Sorpresa: il colza ha dato soddisfazioni in collina. In Romagna la coltura nel 2014-2015 non è stata seminata in ampie superfici, come testimonia Stefano Biondi, tecnico del Consorzio Agrario Adriatico. Per contro, vi sono alcune zone collinari dove i produttori hanno ottenuto quantità addirittura superiori di quanto auspicato. Questo fa ben sperare anche per il futuro poichè le alternative ai cereali non sono molte. Rispetto alla plv, quest’anno in collina si è raggiunto ampiamente il livello del grano tenero.

«Il colza ha un solo grande limite – esordisce Biondi – vale a dire l’estrema delicatezza nella fase di semina. Il terreno deve essere perfetto, preparato con criterio e senza fretta. Non sempre il clima permette una corretta preparazione del terreno, ma ciò è indispensabile per ottenere poi buone soddisfazioni. Cosa accaduta quest’anno a un paio di agricoltori di Galeata, nell’alta collina forlivese».

Semina precoce

Pier Antonio Fiumi ha seminato 16 ettari di colza e ha trebbiato 30 quintali all’ettaro. Per lui non si tratta di una novità: negli scorsi anni è arrivato perfino a 38 quintali l’ettaro. Non dimentichiamo che stiamo parlando di terreni marginali di collina. «Sono stato soddisfatto – dice l’agricoltore – dei risultati ottenuti. Sono riuscito a seminare precocemente, chiave di volta per ottenere produzioni abbondanti. Segreti particolari non ne ho; raccomando però una buona concimazione azotata e almeno un diserbo. Fra l’altro una parte della produzione è stata danneggiata dai cinghiali: nelle nostre zone stanno creando danni a dismisura».

In totale l’agricoltore ha un’azienda di 32 ettari che coltiva a cereali e foraggio.

Dalle parti di Fiumi vi è anche l’azienda di Andrea Galeotti. «Confermo che la preparazione del terreno è la fase più difficile. Ho effettuato un diserbo alla semina, ma poi non ho compiuto trattamenti. Forse poteva tornare utile un intervento contro la Cecidomia, ma ci penserò il prossimo anno i segnali d’attacco saranno maggiori». Galeotti quest’anno aveva 11 ettari a colza e ha ottenuto 31 quintali l’ettaro.

Ogni passaggio rappresenta un costo ma, in genere, se il mercato è stabile, le maggiori spese sono compensate dai ricavi. In fase di semina sarebbe indispensabile la seminatrice pneumatica in quanto dà risultati migliori proprio per via della precisa gestione del piccolo seme del colza. Pochi agricoltori, almeno in Romagna, hanno la seminatrice pneumatica in azienda, quindi sono indispensabili i contoterzisti. Però quando ci si affida all’esterno, non si ha la certezza dei tempi. Da qui derivano i rischi di semine ritardate e conseguenti rese scarse alla trebbiatura.

Oltre 37 euro al quintale

Il colza, o meglio il derivato biodiesel deve essere sostenibile, cioè per produrlo non si deve inquinare di più di quanto non si risparmi, in termini di inquinamento, rispetto ai carburanti tradizionali. Se le rese in campo sono elevate, dal punto di vista economico l’agricoltore in genere chiude i conti in positivo.

Cambiando vallata, Claudio Canali è un coltivatore di Predappio esperto di colza. Lo ha coltivato per 5 anni consecutivi, mentre quest’anno non lo aveva seminato per altre scelte obbligate. Ma a settembre tornerà a dedicare diversi ettari alla coltura. «Dalle notizie che mi giungono dai colleghi della zona, la plv di quest’anno non è male – spiega Canali – specie se prendiamo come riferimento il listino di metà luglio. Si è attorno ai 37 euro il quintale. Con le rese abbastanza alte di quest’anno si può essere abbastanza contenti. Il colza è una coltura che dà un discreto aiuto nell’ambito di una corretta rotazione. Fra l’altro lascia il terreno soffice, non depauperato, ideale per la coltura successiva».

Biondi ribadisce che quest’anno in generale le rese sono state buone, seppur inferiori a quelle dell’annata 2013-2014. «L’anno scorso l’inverno era stato più mite e le piante si erano sviluppate di più. Per noi però il colza in collina è una bella scoperta dal punto di vista reddituale. Ma voglio sottolineare che deve essere fatto solo da agricoltori bravi. Chi ha fretta è meglio che lasci perdere poichè la preparazione del terreno è basilare, da questa si gioca il successo. La semina va fatta con precisione pur non potendo utilizzare, in collina, seminatrici di precisione. Parliamo di un seme microscopico: se ne usano 3-4 chilogrammi ad ettaro. Di vantaggio ha che è una pianta rustica, con poche esigenze. Un diserbo e una concimazione già garantiscono risultati apprezzabili».

Il colza è una buona coltura nell’ambito della rotazione, non depaupera i terreni e viene trebbiato in un’epoca favorevole. I tecnici consigliano agli agricoltori di preparare il terreno presto, in agosto nelle zone collinari, per poi seminare in previsioni di piogge: senza acqua la germinabilità diminuisce e non si può pensare, in territori come quelli dell’alta Romagna, di irrigare. Occorre sfruttare la pioggia di fine agosto-primi di settembre.


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