Cocciniglie, la pesante eredità delle revoche ai fosforganici

In espansione Pseudococcus comstocki su pero e anche su pesco


cocciniglia

Le cocciniglie: un problema di difficile soluzione per i frutticoltori. Si tratta di fitomizi molto insidiosi che, una volta insediati, diventano molto difficili da eradicare. Più agevole risulta gestire una bassa presenza della popolazione evitando, con un’accurata e costante vigilanza, il formarsi di nuove popolazioni di dimensioni pericolose.

Su pero e melo il problema degli attacchi da cocciniglia fino a qualche anno fa era quasi unicamente da ascrivere alla cocciniglia di S. Josè (Comstockaspis perniciosa). Poi, negli ultimi anni, si è diffusa nel nord Italia la nuova cocciniglia cotonosa Pseudococcus comstocki che progressivamente sta espandendo l’areale di presenza con sempre più frequenti segnalazioni (nelle province di Modena, Bologna e Ferrara infesta principalmente i pereti, mentre in Romagna sono risultati infestati alcuni pescheti).

Le neanidi neonate inizialmente si spostano sulle foglie e sui germogli più giovani, in seguito si dirigono sui frutti, dove la loro presenza è più evidente nella cavità calicina (su melo e pero) o peduncolare (su pesco). I danni che si manifestano sono dovuti sia alle lesioni inferte direttamente dalla cocciniglia, sia all’imbrattamento determinato dall’emissione di melata e al conseguente sviluppo di fumaggini a causa delle quali i frutti vengono notevolmente deprezzati. Sulle pere e sulle mele sono anche stati segnalati fenomeni degenerativi dei frutti in seguito all’attività svolta all’interno della cavità calicina, causando seri problemi di conservazione.

Sulle drupacee, oltre a S.Josè e P.comstocki, occorre considerare anche la cocciniglia bianca (Pseudaulacaspis pentagona), infeudata sul pesco.

In passato l’azione polivalente dei numerosi trattamenti estivi con fosforganici aveva di molto ridotta la presenza di questi fitomizi, fino a giungere ad una condizione “normale” in cui bastava una strategia impostata su un unico trattamento specifico di fine inverno.

Con il progressivo abbandono, nell’ambito della difesa integrata, delle sostanze attive ad azione polivalente e con la quasi totale scomparsa dei fosforganici, si è assistito ad un aumento della pericolosità delle cocciniglie tanto che sono di molto aumentati i trattamenti estivi nei confronti delle neanidi mobili, per mantenerne bassa la presenza, senza, però, riuscire ad evitare che in raccolta si debba contare un pur minimo danno.

Monitoraggio costante

Questa condizione impone di non abbassare mai la guardia, applicando strategie di difesa puntuali in qualsiasi condizione di coltivazione. L’osservazione attenta del frutteto diventa, perciò, un fattore fondamentale della strategia di difesa ed al tempo stesso la migliore forma di prevenzione verso il fitofago. I momenti in cui impegnarsi sono:

  1. alla raccolta nell’anno precedente per verificare la presenza di danni sui frutti;
  2. durante la potatura invernale alla ricerca di eventuali presenze dell’insetto sulle piante;
  3. durante la migrazione delle neanidi dell’anno (si inizia a maggio in Emilia Romagna).

Ciò consente da un lato di stroncare sul nascere lo sviluppo di popolazioni pericolose potendo controllare in maniera mirata i focolai, giungendo anche alla distruzione meccanica nei momenti di quiescenza dell’insetto, mentre i rilievi sulle piante in vegetazione consentono di posizionare adeguatamente eventuali trattamenti estivi.

La storia del frutteto può già far prevedere in anticipo la necessità di un intervento estivo; questo allora deve essere programmato sulla prima generazione dell’anno per non consentire alla cocciniglia di rafforzare la sua popolazione e, quindi, di dover intervenire a ridosso della raccolta su un avversario più forte e che probabilmente qualche danno lo ha già prodotto.

 

 

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