Il clima fa le bizze. E la fertilizzazione si adatta

Colture, malerbe e patogeni mediterranei tendono a migrare verso le regioni del nord. Diversificazione colturale e interventi strutturali di lungo termine per adattarsi al cambiamento


fertilizzazione

L‘aumento delle temperature medie a livello globale determinerà uno spostamento verso Nord delle colture, ma anche dei patogeni, insetti dannosi e delle malerbe. Questo significa che alle nostre latitudini le specie coltivate tradizionalmente troveranno condizioni climatiche meno favorevoli, e al contempo si troveranno a fronteggiare nuove avversità. Alcune colture invece si avvantaggeranno dell’incremento delle temperature e della concentrazione di CO2, ma questo apparente vantaggio sarà vero solo per alcune aree settentrionali (vedi figura in apertura).

Gli effetti potranno anche essere indiretti. Nei nostri ambienti, per esempio, l’aumento delle temperature medie sarà più marcato negli areali alpini, portando a uno scioglimento di ghiacciai e nevai, fondamentali risorse di accumulo idrico per far fronte all’irrigazione dei territori di pianura. Questo accentuerà la diminuita disponibilità idrica per le colture, fenomeno che anche nell’annata in corso preoccupa notevolmente alcune regioni.

Tra gli effetti legati al cambiamento climatico sarà anche la ridotta disponibilità di nutrienti a causa della scarsità idrica, e la diminuzione del contenuto in sostanza organica dei suoli a seguito dell’accresciuta respirazione microbica.

In generale, si può affermare che, nel Sud Europa, il riscaldamento globale esporrà le colture a condizioni di stress sia biotici (legati all’insorgere di nuove patologie o all’aumento dell’incidenza di quelle preesistenti) che abiotici (legati a periodi di siccità e ondate di calore).

Misure di adattamento

L’adattamento è una sfida che va affrontata su differenti livelli, dal livello politico per definire, ad esempio, strategie per la compensazione dei danni dovuti ad eventi meteorologici estremi, a quello di campo volto a conservare la produzione agricola e diminuire l’incidenza degli stress biotici e abiotici,.

Tra le strategie di campo vi è l’anticipo delle epoche di semina, volta a diminuire il rischio di siccità nelle fasi tardive della coltura e che può portare ad un aumento delle rese variabile dal 3 al 17% per la più elevata efficienze fotosintetica (IPCC, 2014).

Un’altra strategia di adattamento è la scelta di varietà che posseggano caratteristiche utili: l’attitudine alla semina anticipata, la minor lunghezza del ciclo colturale, la resistenza alle alte temperature, agli stress idrici e alle avversità biotiche emergenti.

Altre misure di notevole importanza sono rappresentate dal miglioramento della gestione delle risorse idriche, con adozione di tecniche di irrigazione a maggiore efficienza e minore dispersione (irrigazione localizzata, utilizzo di sensoristica per la valutazione della disponibilità idrica dei suoli), ma anche interventi strutturali come miglioramenti nella rete di distribuzione e invaso delle acque.

Notevoli miglioramenti sotto questo punto di vista si possono ottenere anche con l’adozione di misure volte ad incrementare la capacità di ritenzione idrica dei suoli, come l’incremento della quantità di sostanza organica o l’adozione di tecniche di minima lavorazione o semina su sodo.

Il ruolo della concimazione

La fertilizzazione rappresenta, al pari delle altre agrotecniche, un ambito che risentirà delle mutate condizioni climatiche, e per il quale la conoscenza degli effetti previsti può portare a misure efficaci nel contenerne gli effetti negativi.

La futura limitata disponibilità idrica, da un lato potrebbe limitare le perdite di elementi nutritivi per lisciviazione, dall’altro potrebbe portare a una diminuita capacità di assorbimento dei nutrienti da parte delle colture. L’aumento dell’intensità dei fenomeni meteorologici estremi porterebbe, inoltre, erosione e ruscellamento superficiale. Inoltre l’aumento delle temperature porterà a una maggiore perdita di azoto per volatilizzazione dell’ammoniaca e, grazie a una accresciuta attività metabolica, a un ulteriore impoverimento del contenuto di sostanza organica dei suoli.

Le misure messe in atto per fronteggiare questi fenomeni dovrebbero quindi prevedere azioni per limitare le perdite di nutrienti per ruscellamento superficiale quali l’adozione di tecniche di semina su sodo, l’inerbimento delle superfici, l’adozione di colture intercalari e di fasce tampone.

Il contenimento delle perdite per volatilizzazione dell’ammoniaca esaltate dalla maggiore temperatura, passerà attraverso l’adozione di mezzi tecnici idonei a migliorare lo stoccaggio e distribuzione dei reflui zootecnici, quali la copertura delle vasche, l’acidificazione dei liquami, l’adozione di sistemi di distribuzione che consentano l’interramento immediato del refluo alla distribuzione.

In futuro l’aumento dell’utilizzo di concimi minerali nitrico-ammoniacali, invece che solo ammoniacali potrebbe rappresentare un’efficace strategia per garantire una maggiore efficienza del concime limitando le emissioni di ammoniaca.

Grande importanza deve essere data all’utilizzo della concimazione organica, che rappresenta sia una misura di mitigazione legata al sequestro di carbonio sia una misura che, migliorando le caratteristiche chimico-fisiche dei suoli, contribuisce ad aumentarne la capacità di ritenzione idrica e la disponibilità di nutrienti.

Altre misure di adattamento relative alla fertilizzazione sono riportate nella tabella.

Una strategia sistematica

La lotta al cambiamento climatico e l’adattamento agli effetti che questo provoca in agricoltura devono essere necessariamente affrontate in maniera sistemica, con una serie di interventi su più livelli (dal campo alla politica) e su scale temporali differenti.

Dal punto di vista aziendale, oltre alle misure di breve termine qui riportate, la raccomandazione è di non prescindere da interventi strutturali di lungo termine come la diversificazione colturale, che accresce la resilienza dell’azienda non solo rispetto alla gestione della fertilizzazione, ma anche nei confronti delle avversità biotiche e abiotiche legate al cambiamento climatico.

 

1Uptofarm srl

2Università di Torino

 

GAS SERRA E AGRICOLTURA

Secondo l’IPCC, dopo le attività energetiche (26%), l’industria (19%), la deforestazione e il cambio di destinazione d’uso dei terreni (17,4%), anche l’agricoltura è uno dei principali contributori all’emissione di gas serra (13,5%). I gas serra emessi dall’agricoltura sono soprattutto il metano, derivante dalla gestione degli allevamenti, dei fertilizzanti organici e dalla coltivazione del riso, e il protossido di azoto, rilasciato dai suoli dopo le fertilizzazioni azotate.

 

CONTRASTARE IL CAMBIAMENTO

Nelle strategie di contrasto al cambiamento climatico si definiscono le misure da intraprendere come azioni di mitigazione o adattamento:

  • la mitigazione comprende le azioni volte a diminuire la portata e l’intensità del cambiamento climatico in atto (p.es. la diminuzione nell’uso di combustibili fossili o l’aumento della sostanza organica dei suoli che incrementa il sequestro del carbonio atmosferico);
  • l’adattamento è l’insieme delle misure messe in opera per convivere con il cambiamento già in corso (per esempio la scelta di varietà resistenti ai crescenti stress idrici).

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 19/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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