Cinipide del castagno, bene al Nord, male al Sud

L’introduzione del parassitoide specifico sempre di origine orientale, il Torymus sinensis per fronteggiare l’invasione del Cinipide del castagno


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La crisi della castanicoltura italiana è cominciata nel 2002, con l’arrivo del famigerato Dryocosmus kuriphilus (o Cinipide del castagno o Vespa cinese). In pochi anni questa minuscola vespina esotica, con la sua popolazione fatta di sole femmine, ha colonizzato ogni castagneto italiano riempendo le piante con le sue caratteristiche galle che un po’ tutti, dai castanicoltori ai semplici escursionisti della domenica, hanno imparato a conoscere. La diffusione del parassita sul territorio italiano è avvenuta in modo sorprendentemente veloce facilitata sicuramente dalla continuità delle aree castanicole ma, probabilmente, anche dallo spostamento di materiale vivaistico infestato. Il risultato finale di questa invasione silenziosa, è stato il crollo della produzione e il forte stress delle piante di castagno in tutte le regioni italiane. Gli attacchi del Cinipide, infatti, danneggiando un numero elevato di gemme, portano ad una minor produzione vegetativa e di fiori sul castagno che poi si traducono in una produzione inferiore e in forte stress fisiologico.

Il lancio del parassitoide

In tutta Italia, per fronteggiare l’invasione del Cinipide del castagno, è stato introdotto il suo parassitoide specifico sempre di origine orientale, il Torymus sinensis. Nelle regioni settentrionali, in pochi anni, la lotta biologica ha dato ottimi risultati: quest’anno, infatti, le piante sono di nuovo belle e cariche di ricci e si prevede un raccolto finalmente normale negli areali produttivi del Nord. Ma è sufficiente scendere al Centro-Sud per entrare in un altro mondo in cui tutto appare rovesciato. In Campania si prevede un crollo della produzione dell’80% rispetto ai livelli pre-crisi e anche in Lazio e in Calabria le previsioni sono pessime e c’è grande allarme fra i produttori. Inoltre, fra i castanicoltori che osservano le loro piante piene di galle, cresce la sfiducia nella lotta biologica e si invoca la possibilità di avere le mani libere per impiegare il piretro e altri insetticidi nella lotta al Cinipide.

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