La Cassazione interviene sull’origine della pasta

La Corte ha respinto il ricorso del pastificio di Gragnano, per violazione delle norme sul ‘made in Italy’, per il sequestro di un carico di spaghetti provenienti dalla Turchia. Coldiretti: «Una sentenza che inaugura giustamente una linea molto severa in tema di tutela del made in Italy»


origine

Confermato dalla Cassazione, per violazione delle norme sul ‘made in Italy’, il maxi sequestro nel porto di Genova di circa un milione di chili di spaghetti prodotti in Turchia per il pastificio campano ‘L.Garofalo’ di Gragnano, noto marchio in vendita anche sugli scaffali della gdo. Ad avviso della Cassazione, in maniera “argomentata e logica”, il Tribunale del riesame nel congelare l’ingente carico «ha ritenuto fallaci le indicazioni apposte sulla pasta, tali da ingannare il consumatore sulla provenienza della merce e da integrare l’ipotesi penale». La scritta ‘made in Turkey’ era poco vedibile e facilmente cancellabile, mentre era in bella vista il richiamo all’Italia e a Gragnano.

In particolare, con riferimento alla dicitura sulle confezioni, la Suprema Corte – nella sentenza 25030 che inaugura una linea molto severa in tema di tutela dei brand nazionali – rileva che «mentre i caratteri relativi all’area geografica (‘Napoli Italia’) e alla ditta produttrice (‘prodotta e confezionata for pastificio l.Garofalo spa Via Pastai 42 Gragnano NA Italy’) erano ben evidenti sulla confezione, la dicitura ‘made in Turkey’, sulla base di un esame diretto ad opera degli stessi giudici liguri, era confinata sotto la data di scadenza, poco leggibile e apposta con inchiostro diverso, facilmente rimuovibile».

L’amministratore delegato della ‘Garofalo’, Massimo Menna, in Cassazione ha contestato senza successo la sussistenza delle accuse di vendita di prodotti industriali con segni contraffatti, frode contro le industrie nazionali, e violazione del ‘made in Italy’, spiegando che i 2.700 colli di pasta della linea ‘Santa Lucia’ erano destinati al mercato africano, al Benin Mali, e la sosta ligure era solo tecnica per l’imbarco delle merci verso l’Atlantico. Secondo la difesa di Menna, non era stato commesso alcun illecito penale perchè la pasta non era per il mercato italiano nè europeo, erano spaghetti in transito da un paese straniero ad altro paese, entrambi extracomunitari, «non era stata posta in essere alcuna attività di sdoganamento funzionale a una commercializzazione in Italia della pasta, solo temporaneamente depositata in area doganale». Secondo gli ‘ermellini’, invece, correttamente i giudici liguri hanno ritenuto «esservi stata introduzione almeno temporanea nel territorio italiano e risultando la commercializzazione da parte del pastificio Garofalo con sede a Gragnano proprio dalla fattura emessa in favore della ditta francese ‘Franco Africanine del Negoce sas’ con sede a Parigi».

Coldiretti ha commentato positivamente il pronunciamento: «La Corte di Cassazione ha censurato l’utilizzo di segni distintivi impropriamente richiamanti il made in Italy su confezioni di spaghetti di origine estera». «La Suprema Corte con questa sentenza inaugura giustamente una linea molto severa in tema di tutela del made in Italy che – conclude la Coldiretti – rappresenta un valore aggiunto del Paese da difendere e tutelare. La decisione della Cassazione condanna penalmente l’evocazione esplicita dell’italianità dei prodotti di provenienza o di origine estera e costituisce un precedente importante che riforma il precedente orientamento che escludeva la stessa contestazione riguardo al mero passaggio in dogana di pasta di provenienza turca diretta in Africa e accompagnata da fattura dalla quale risultava venduta da una società francese con sede a Parigi a società con sede in Mali (cfr. Cass Sez III Penale, 21/07/2016, n.31485). Infatti, secondo la Cassazione, – conclude la Coldiretti – anche la mera custodia in area doganale, obbliga all’osservanza della legge 24 dicembre 2013, n. 350 che all’art. 4, comma 49, punisce l’importazione, l’esportazione o la commercializzazione di prodotti recanti false o fallaci indicazioni di provenienza o origine».

È la seconda volta che il maxi sequestro, emesso nell’ottobre 2015, approda in Cassazione che nel giugno 2016 lo aveva annullato con rinvio. Ora il riesame bis dello scorso settembre, è stato convalidato.

 

Coldiretti ha commentato soddisfatta il pronunciamento della Cassazione che ha confermato la violazione delle norme sul ‘made in Italy’, a seguito del maxi sequestro nel porto di Genova di circa un milione di chili di spaghetti prodotti in Turchia per il pastificio campano ‘L.Garofalo’ di Gragnano. «Ad avviso della Cassazione, in maniera “argomentata e logica”, il Tribunale del riesame nel congelare l’ingente carico “ha ritenuto fallaci le indicazioni apposte sulla pasta, tali da ingannare il consumatore sulla provenienza della merce e da integrare l’ipotesi penale poiché la scritta “made in Turkey” era poco visibile e facilmente cancellabile, mentre era in bella vista il richiamo all’Italia e a Gragnano» prosegue la nota di Coldiretti.

 


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