Calamità, per l’Ue sgravi fiscali illegittimi

La legge italiana è contraria alle norme sulla concorrenza secondo l’Unione europea


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L’usanza tutta italiana di consolare gli imprenditori per le conseguenze di una calamità naturale come un terremoto, attraverso la sospensione del pagamento delle imposte e di tutti i contributi assicurativi obbligatori, è stata dichiarata dall’Ue contraria alle norme in materia di concorrenza.

Tale aiuto è per l’Ue, infatti, illegittimo in quanto viene concesso, secondo le norme italiane, a tutti gli operatori ricadenti nella zona colpita dalle avversità naturali e non esclusivamente a coloro che, in conseguenza di tali calamità, hanno subito un effettivo danno che deve essere esattamente misurabile.

Tutte le normative legislative emanate in occasione delle varie calamità naturali che hanno colpito l’Italia nel corso degli anni sono state quindi considerate contrarie alla normativa comunitaria in materia di aiuti di Stato e conseguentemente dichiarate illegittime.

Parere chiesto da un giudice italiano

La decisione comunitaria è scaturita da una richiesta di parere formulata da un giudice italiano il quale doveva decidere in merito alle richieste presentate da alcuni operatori residenti in una zona colpita da un calamità naturale e che chiedevano la sospensione del pagamento delle imposte per il solo fatto di risiedere in tale zona e senza operare effettivamente nella zona sinistrata e quindi senza aver subito alcun danno.

La Commissione peraltro non conosceva neppure le norme italiane che disponevano le misure per gli operatori delle zone colpite da eventi calamitosi naturali, in quanto le relative disposizioni legislative non erano state neppure notificate come è invece previsto e prescritto dalla normativa comunitaria in materia di concessione di aiuti di Stato.

In particolare in seguito a un’indagine approfondita, la Commissione europea ha constatato che determinate misure di riduzione delle imposte e dei contributi previdenziali obbligatori in zone colpite da calamità naturali adottate dall’Italia sono andate a vantaggio anche di imprese che non hanno subito danni e hanno dato luogo, quindi, a sovracompensazioni. Se tali misure non sono ben impostate e mirate possono conferire un vantaggio concorrenziale ingiusto alle imprese, falsando la concorrenza nel mercato unico, e non possono essere giustificate ai sensi delle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato.

 

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