Editoriale – Burocrazia, dalla politica solo slogan

Dal 730 on line alla Pac con un clic: la semplificazione mancata


www.terraevita.it

Piccole riforme cercasi di Beatrice Toni

Dal 730 (on line quasi per nessuno) a questa nuovissima “Pac con un clic” che ci vede registrare impotenti il varo no-stop di circolari dell’ultima ora, più frequenti dei tweet, più arroganti di un dittatore per come ignorano la realtà (o fingono di): la campagna cereali vernini chiude e i tempi per studiare-decidere-istruire le pratiche entro il 15 giugno non ci sono più. Gli errori annunciati, e al momento ignorati, saranno, per forza, oltre la norma. Tempo e denaro degli agricoltori, al solito, non contano. Nell’era dell’informazione ci hanno promesso la semplificazione. Della Pac e non solo. Abbiamo creduto per un attimo all’idea di un’amministrazione e di un sistema di servizi più efficienti nonché capaci di risolvere problemi, generare miglioramenti concreti. Capaci di produrre valore. Invece si rafforzano le vecchie logiche consistenti nel creare problemi e poi rendersi indispensabili per risolverli. Complicando la semplicità e conservando il monopolio delle informazioni.

E invece solo slogan. Promettiamo di sfamare il mondo all’Expo, ma la nostra agricoltura si va impoverendo ogni anno di più. Anche (non solo) perché la burocrazia costa sempre di più. Certo, non di sola Pac dovremo vivere. Anzi. Ma questo livello di complicazioni si divora anche l’innovazione tecnologica producendo solo nuove incombenze, costi e responsabilità. Non cerchiamo rivoluzioni: ci bastano piccole, concrete, riforme misurabili in azienda giorno dopo giorno.

“L’imperatore è nudo” urlò un bambino nella fiaba di Andersen. Lo sapevano tutti, ma nessuno osava dirlo per timore di non compiacere l’imperatore. C’è un bambino nei dintorni? E c’è qualcuno che lo ascolti?

 

Domanda Pac, un incubo di Angelo Frascarelli*

 L’attuazione della Pac 2015-2020 in Italia è un vero disastro.

Una gestione burocratica complessissima, con pesanti ritardi da parte del Ministero e gravi deficienze di Agea.

Peggio di così non poteva andare!

Il Ministero ha concluso l’emanazione di normative quasi due anni dopo l’approvazione della riforma Pac. I sistemi informatici di Agea non funzionano.

Gli operatori dei Caa lavorano con software, messi a disposizione da Agea, degni del peggiore Paese africano.

A rimetterci saranno gli agricoltori.

Eppure i politici fanno annunci idilliaci. Basta leggere il sito del Ministero.

Domanda Pac precompilata! 700.000 aziende agricole potranno fare la domanda con un semplice clic.

Campolibero!

Agricoltura 2.0!

Pagamento anticipato a giugno!

Peggio di Pinocchio. Ma perché i politici fanno annunci e si disinteressano dei problemi reali del Paese? Perché nessuno denuncia questa situazione?

Eppure il caos burocratico della Pac ha dei responsabili, che hanno nome e cognome.

Che fare? Da parte di tutti, occorre responsabilità e tensione al bene comune, anziché la ricerca di consenso mediatico.

Occorre tempestività nelle norme, analisi di impatto nelle scelte politiche, ascolto delle esigenze degli operatori, immedesimazione con le situazioni degli agricoltori e dei territori.

Soprattutto produrre minori norme, più chiare e più semplici.

 

(*)Docente Economia e Politica agraria, Università di Perugia

 


Pubblica un commento