Botta e risposta: Pascoli magri, una lunga storia

Una lunga storia. Una pratica che non era vista di buon occhio dagli allevatori delle varie regioni


riserva

Nel botta e risposta tra Giuseppe Fugaro e l’avvocato Fabio Lucchesi (v. Terra e Vita n. 11/2015) sulla questione dei “pascoli magri” utilizzati per ottenere gli aiuti Pac accoppiando tali superfici ai titoli posseduti dai richiedenti, si affronta una problematica che sta molto a cuore degli allevatori. Nel 2014 il dibattito è stato molto accesso soprattutto perché si era diffuso l’affitto di terreni marginali ovvero rientranti nella categoria dei pascoli magri (destinabili al pascolo di un numero di capi inferiore al minimo previsto) in zone lontane dal comune del possessore dei titoli. Una pratica che non era vista di buon occhio dagli allevatori delle varie regioni che si vedevano sottrarre i terreni dalle loro attività di pascolo e di richiesta degli aiuti Pac. E una situazione di disparità: l’aiuto percepito dagli affittuari poteva essere superiore a quello percepito da proprietari o affittuari locali.

La discussione nasceva dalla circolare Agea 11/10/2013: ‘’A partire dalla domanda unica presentata per la campagna 2014, ai fini dell’ammissibilità delle superfici dichiarate a pascolo magro non è possibile considerare il pascolamento da parte di terzi’’. Ma non fu ritenuta sufficiente a bloccare il fenomeno e la protesta arrivò in Parlamento, in commissione Agricoltura, dove il 7/5/2014 fu votata la risoluzione di Mino Taricco (Pd) che impegnava il Governo a risolvere definitivamente il problema.

«Il fenomeno deleterio si è… sviluppato costantemente nel corso degli ultimi anni – scriveva Taricco –. È sempre più frequente il ricorso all’affitto di vaste estensioni di pascoli montani da parte di aziende detentrici di titoli Pac con premi di valore elevato con l’effetto di provocare un forte innalzamento dei prezzi, che pone ai margini le aziende che praticano l’allevamento estensivo». Discutibili anche gli effetti sulla corretta gestione agronomica dei terreni.

Con un decreto ministeriale del 20 marzo 2015, tuttavia il Ministro Martina ha deciso per una soluzione di compromesso e pacificatrice in quanto per il 2014 viene innanzitutto stabilito che le superfici pascolate da terzi ossia i pascoli magri, non hanno diritto a nessun aiuto, ma la loro esclusione dalla domanda Pac 2014 non fa scattare le sanzioni. Dato il peso consistente che tali superfici hanno nella domanda Pac, sarebbe scattata immediatamente la sanzione con esclusione di tutta la domanda dalla concessione degli aiuti. Inoltre i titoli abbinati alle superfici a pascolo magro nel 2014 concorrono ugualmente alla determinazione dei titoli 2015/2020.

Per le domande Pac 2015 la questione è stata risolta con il d.m. 24/2/2015. Sulle superfici a prato e pascolo permanente sulle quali sono svolte attività considerate tradizionali nello Stato membro e o sulle superfici dove è svolto unicamente il pascolamento (compresi i pascoli magri) vi è l’obbligo del pascolamento con uno o più turni all’anno della durata complessiva di almeno 60 giorni. In assenza di definizione da parte delle Regioni o delle Province Autonome (Pa), su tali superfici dovrà essere garantito un carico minimo di 0,2 Uba/ha.

            (lettera firmata)


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