Bollino di qualità del lavoro, questo sconosciuto

Ad oggi solo 250 aziende sono iscritte. E la gdo non compra più da chi non si può fregiare del riconoscimento


qualità

L’istituzione della Rete del lavoro agricolo di qualità è stata salutata con grande entusiasmo e come strumento valido per combattere il lavoro nero in agricoltura che costituisce ormai una piaga del settore. In molti casi il lavoro nero è associato a fenomeni malavitosi per cui l’istituzione della Rete di qualità serve a individuare quelli che rispettano le regole in materia di lavoro da quelli che non le rispettano e soprattutto evitare fenomeni di concorrenza sleale tra chi si presenta sul mercato con prodotti a prezzi più bassi di altri solo perché ha impiegato lavoro in nero e quindi ha sostenuto minori costi.

L’ultimo elenco della Rete del lavoro agricolo consultabile presso l’Inps presenta già circa 250 imprese che hanno ottenuto il riconoscimento, ma circa 600 sono in lista di attesa in quanto le procedure e le verifiche sono tuttora in corso.

E non c’è da stupirsi se i controlli dell’Inps, insieme a Ispettorati del lavoro, Inail e Asl, sono attenti e lunghi, in quanto si tratta di verificare situazioni complesse mentre facendo tale lavoro in fretta si finirebbe con il dare un riconoscimento senza valore.

Per accedere alla rete è possibile presentare le domande tramite un apposito servizio telematico reso disponibile dall’Inps. Possono presentare richiesta di adesione le imprese agricole in possesso di requisiti come il non aver riportato condanne penali e non avere procedimenti penali in corso per violazioni della normativa in materia d’imposta sui redditi e sul valore aggiunto; non essere stati destinatari, negli ultimi tre anni, di sanzioni amministrative; essere in regola con il versamento dei contributi previdenziali e dei premi assicurativi.

 

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