Biomassa legnosa dalle fasce boscate di mitigazione

Uno studio condotto da Veneto Agricoltura sul tratto di A4 “Passante di Mestre”. Un percorso progettuale che coniuga le esigenze di infrastrutture di trasporto e la convivenza con l’agricoltura e la tutela ambientale


fasce boscate

Le infrastrutture di trasporto sono una voce importante del consumo di suolo e come tali rappresentano un potenziale laboratorio a cielo aperto in cui testare approcci innovativi d’integrazione nel contesto territoriale e paesaggistico in cui sono calate.

Nella realtà veneta, l’Agenzia regionale Veneto Agricoltura ha colto in anticipo le opportunità di mitigazione e di possibile convivenza fra le aree agricole e le grandi arterie infrastrutturali, realizzando una serie di interventi ambientali lungo alcuni tratti autostradali: ne sono un esempio le fasce boscate a ridosso della A31 a Montecchio Precalcino (Vi) e quelle, più recenti, realizzate lungo l’A4, tratto del Passante di Mestre in Comune di Mogliano Veneto (Tv) (foto).

Non solo mitigazione del paesaggio

Ragionando in termini di mitigazione di infrastrutture di trasporto lineari estese come le autostrade, appare evidente come una delle variabili più significative in grado di garantire un risultato apprezzabile all’applicazione di soluzioni come quelle testate da Veneto Agricoltura, sia rappresentato dalla partecipazione diretta del territorio, con particolare riferimento agli imprenditori agricoli titolari della proprietà o della conduzione dei terreni limitrofi all’infrastruttura: quanto più si è in grado di coinvolgere tali soggetti, tanto più sarà valido e condiviso il risultato.

Inutile sottolineare che, per raggiungere tale scopo, risulta fondamentale rendere interessante anche sotto il profilo economico l’adesione del proprietario/conduttore ad iniziative di questo genere, soprattutto considerando il fatto che di solito lo stesso ha già dovuto in parte subire l’onere di una riduzione della propria proprietà derivata dall’esproprio delle superfici interessate dall’opera.

In tale ottica, l’impianto “tipo” di fasce boscate con pura finalità estetico-paesaggistica e di mitigazione ambientale, pur efficace nelle sue finalità, rappresenta costi certi e costanti da sostenere (impianto, gestione e manutenzione) e ricavi pressoché nulli nel tempo, oltre a porre una possibile ipoteca sulla reversibilità dell’impianto stesso che potrebbe veder modificata definitivamente la destinazione d’uso da superficie agricola a bosco secondo i dettami della vigente normativa.

Pertanto, una soluzione alternativa dovrebbe prevedere la realizzazione di fasce boscate che nel medio periodo siano in grado di evitare queste problematiche e che, al contempo, siano in grado di garantire dei ricavi, derivati dalla fornitura di prodotti e/o servizi, che invoglino i privati ad aderire all’iniziativa.

In tal senso, l’innesto nei modelli progettuali di superfici destinate alla produzione di biomassa legnosa secondo lo schema della Short rotation forestry (Srf) con turni medio-lunghi, inserite in un complesso che possieda comunque le valenze paesaggistico-ambientali richieste, potrebbe rappresentare una soluzione di compromesso che permetta da un lato di evitare l’irreversibilità dell’impianto e dall’altro di garantire un reddito periodico a parziale compensazione della disponibilità dei privati a mettere a disposizione il terreno per l’impianto.

Ricavi dalla biomassa legnosa

L’opzione più logica potrebbe dunque prevedere una valorizzazione dei terreni limitrofi l’infrastruttura mediante impianti che in primis abbiano una funzione stabile di mascheramento visivo e di mitigazione, con l’intercettazione di polveri e un parziale effetto tampone, e in secondo luogo siano in grado di produrre biomassa legnosa da impiegare per la produzione di energia o per altre categorie merceologiche o di trasformazione.

In tal senso potrebbero dunque essere realizzati impianti di Srf con la messa a dimora di filari composti da cloni ibridi selezionati per la produzione di biomassa a cadenza quinquennale, su sesto d’impianto altamente meccanizzabile (fig. 1). L’impianto così realizzato avrebbe una vita “utile” di almeno 15 anni, con un minimo di 3 turni di 5 anni ciascuno.

Data la finalità primaria di mitigazione dell’impatto dell’autostrada, gli impianti realizzati vedrebbero l’affiancamento dei filari produttivi descritti con un doppio filare arboreo-arbustivo permanente che sia in grado di svolgere un effetto schermante tra la sede stradale e i territori circostanti, garantendo un effetto paesaggistico-ambientale di contorno, oltre che una copertura duratura all’area anche durante le fasi cicliche di taglio delle ceppaie da biomassa (fig. 2).

Le specie arboree più adatte

Pertanto, nell’appezzamento tipo, la parte centrale sarebbe rappresentata da filari di specie a rapido accrescimento con sesto di impianto 2×4 m preferibilmente sfasati longitudinalmente al fine di infittire l’impianto e limitare l’effetto visivo di un impianto troppo regolare, mentre ai lati sorgerebbero fasce permanenti di specie arboree e arbustive su doppi filari con sesto di impianto 2×2 m, anch’essi sfasati longitudinalmente al fine di garantire una schermatura continua dell’area più interna dell’impianto.

In tale ottica, per i filari centrali di specie a rapido accrescimento con finalità produttive si potrebbe suggerire l’impiego di astoni di cloni ibridi selezionati a maggiore sostenibilità ambientale (Msa) per la produzione di biomassa di Populus Sp. e Salix Sp. con l’accortezza ulteriore di scegliere piante maschili (per evitare problematiche legate alla produzione dei caratteristici pappi lanuginosi) che rispondano alle caratteristiche di alta produttività e contemporaneamente di buona compatibilità con l’ambiente.

Per le fasce permanenti laterali si propone invece l’impiego di specie forestali di alberi e arbusti in composizione mista di 2-4 specie al massimo da mettere a dimora in maniera alternata sulla fila di modo da garantire un effetto cromatico diffuso lungo tutta la fascia. Tra le specie consigliabili e già utilizzate negli impianti dimostrativi a tale scopo, in funzione di un’accurata analisi delle caratteristiche pedoclimatiche del sito di impianto, potrebbero essere impiegati sambuco (Sambucus nigra), prugnolo (Prunus spinosa), corniolo (Cornus mas) e pallon di maggio (Viburnum opulus) anche con la finalità di mantenere cromatismi in grado di permettere un risultato apprezzabile anche da un punto di vista estetico-paesaggistico, al di delle funzioni di mitigazione e produttive dell’insieme.

Costi e biomassa prodotta

biomassa legnosa

La realizzazione di impianti secondo lo schema sopra descritto, permetterebbe dunque di attivare interessanti sinergie con il territorio coinvolto, sia dal punto di vista economico che dal punto di vista della collaborazione tra aziende agricole locali che potrebbero mettersi in gioco per eseguire le operazioni di impianto e la successiva manutenzione/utilizzazione del prodotto legnoso.

La relativa semplicità dei modelli di impianto, garantirebbe inoltre una buona possibilità di meccanizzazione delle operazioni e, di conseguenza, una certa celerità nella loro realizzazione e un costo ridotto.

A tal proposito infatti, considerando i costi medi di preparazione del sito e di impianto, oltre che la fornitura del materiale vivaistico e di consumo, anche in ragione della necessità di intervenire in appezzamenti non sempre di dimensioni apprezzabili, si può stimare un costo di realizzazione per ettaro di circa 4-6.000 €.

Andrebbe quindi valutato nel dettaglio se un simile intervento lungo un’infrastruttura viaria debba coinvolgere fasce di profondità variabile lungo tutta l’infrastruttura, oppure debba essere localizzato per singoli appezzamenti con una logica cartografico/fondiaria.

Una prima valutazione eseguita in uno studio condotto da Veneto Agricoltura su incarico di Cav Spa, Società incaricata della gestione del tratto di A4 “Passante di Mestre”, il cui sviluppo complessivo conta circa 30 km, ha potuto evidenziare i terreni limitrofi potenzialmente destinabili a tale tipologia di interventi, tenendo in considerazione gli usi del suolo, e quindi non conteggiando le aree caratterizzate da impianti fissi e colture ad alto reddito (vigneti ecc.).

Da tale prima sommaria stima, l’opzione di un intervento su una fascia omogenea lungo l’asse viario (di una profondità stimata in 40 m circa) potrebbe coinvolgere fino a 100 ha di terreni agricoli, a fronte di una superficie di oltre 350 ha potenzialmente coinvolgibile intervenendo invece secondo una logica cartografico/fondiaria.

Considerando un potenziale produttivo di circa 130 t/ha (W50%) di biomassa legnosa nei modelli descritti, si potrebbe dunque stimare una produzione complessiva variabile tra le 33.000 e le 116.000 tonnellate di biomassa legnosa nell’arco dei 15 anni minimi della vita utile dell’impianto.

Una produzione tutto sommato ragguardevole considerato che, tradotto in termini energetico-ambientali, la biomassa legnosa così prodotta potrebbe contribuire a fissare tra le55 mila e 200mila tonnellate di CO2 e che le stesse potrebbero acquisire un valore – nell’ambito di un ipotetico scambio di quote di carbonio – compreso tra 0,4 e 1,5 milioni di € secondo stime molto prudenziali.

Sinergie per una gestione efficiente

Le ipotesi fin qui disegnate trovano riscontro nelle azioni pilota realizzate lungo il passante di Mestre, ora in piena evoluzione per merito della società di gestione Cav Spa, che preconizza un’estensione delle esperienze maturate all’intero comprensorio interessato dalla infrastruttura.

A partire dalle aree già rinverdite con il primo progetto del “Passante Verde”, che hanno interessato una limitata porzione di territorio soprattutto in corrispondenza di nodi e svincoli, Cav Spa ha ipotizzato una visione di medio-lungo termine che prevede l’attivazione di sinergie con il territorio e il coinvolgimento di amministrazioni locali, associazioni degli agricoltori e cittadini per una sempre più efficiente e sostenibile gestione dell’infrastruttura.

L’intento è quello di definire un modello di governance che dia un valore e un riscontro all’opera di imboschimento, con forme di compartecipazione nella realizzazione, gestione e utilizzazione delle fasce e con una destinazione dei prodotti legnosi in filiere il più possibile locali.

A sottolineare ulteriormente lo sforzo verso la massima compatibilità sociale ed ecologica delle future opere di rinverdimento, la stessa Cav Spa, in partenariato con l’Agenzia Regionale per l’Innovazione nel settore primario Veneto Agricoltura ha lavorato ad una proposta di progetto a valere su fondi europei del programma Life+ che ipotizza una correlazione ideale tra i nuovi impianti che potrebbero essere realizzati con finalità produttive, e la rete delle aree Sic e Zps (Siti di importanza comunitaria e Zone a protezione speciale)  lungo il Passante adottando adeguati accorgimenti in merito alla composizione floristica e all’incremento di biodiversità nei moduli di impianto arboreo-arbustivo da realizzarsi.

L’idea di fondo è quella di ricreare, in corrispondenza di una cesura importante per il territorio come un’asse autostradale, un tentativo di ricucitura ambientale ed ecologica che assommi le esigenze paesaggistiche con quelle di una sostenibilità sociale ed economica delle opere a verde di mitigazione.

 

*Consulente libero professionista

** Agenzia regionale per l’innovazione nel settore primario – Veneto Agricoltura

 

Leggi l’articolo su Terra e Vita 22/2017 L’Edicola di Terra e Vita


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