Biologico senza rame, la ricerca ci prova

Le sperimentazioni in atto e gli obiettivi del piano nazionale Mipaaf


rame

Rame sotto esame. Il primo fungicida ad essere scoperto è ancora quello più utilizzato in agricoltura. Per il biologico in particolare è praticamente l’unica contromisura contro le crittogame. Bruxelles però lo ha messo nel mirino: la recente riclassificazione del rischio ambientale spinge le aziende produttrici ad aggiornare i dossier di registrazione. E incentiva la ricerca di alternative. 

In alternativa o in alternanza

«Tre le direzioni su cui sta lavorando- spiega Anna La Torre del Crea-Pav – : limitare le dosi rispetto a quelle consigliate in etichetta, ottimizzare i trattamenti sulla base di modelli previsionali o, cosa più difficile, individuare molecole di derivazione naturale alternative da usare in alternanza o in associazione al metallo pesante». Alt.Rame in Bio è il progetto allestito dal Crea, Consiglio di ricerca in agricoltura ed economa agraria, per trovare alternative in agricoltura biologica. Una sfida per la comunità scientifica chiamata a raccolta per risolvere il difficile rebus di trovare nuove strategie contro temibili problematiche come quella della peronospora della vite (Plasmopara viticola), o quella di pomodoro e patata (Phytophthora infestans) o ancora per la ticchiolatura del melo (Venturia inaequalis), ecc.

La riforma del regolamento

Anna La Torre è la coordinatrice di questo progetto, un lavoro di equipe partito un anno fa da sei enti (l’Università della Tuscia di Viterbo, il Centro di Laimburg di Bolzano, la Fondazione Edmund Mach di San Michele all’Adige e la Fondazione italiana per la ricerca in agricoltura biologica e biodinamica – Firab – il Crea Ing, l’Unità ricerca ingegneria agraria e il Crea Pav, Centro di ricerca per la patologia vegetale), ognuno dei quali ha concentrato la ricerca su una coltura. I risultati andranno a supportare la politica italiana ed europea in vista della revisione del Regolamento comunitario 889/2008 (che disciplina il bio) attesa entro il 31 dicembre 2018, che aveva già messo dei paletti all’uso del rame per la difesa fitosanitaria imponendo con un tetto massimo annuale.

Produrre senza rame è un argomento di grande attualità, sui cui si stanno concentrando teste e risorse, tanto che Alt.rame in Bio rientra tra i quattordici progetti finanziati dal Ministero delle Politiche agricole nell’ambito del piano nazionale per la ricerca e l’innovazione in agricoltura biologica e biodinamica, che coinvolge diversi enti vigilati da via XX Settembre, primo tra tutti, per l’appunto il Crea. Presentati in un convegno a Roma alla presenza, tra gli altri, del vice ministro, Andrea Olivero, i progetti firmati dal Consiglio, alcuni appena conclusi e altri ancora in corso, spaziano dal cambiamento climatico alla tutela del suolo, dalla zootecnia all’ortofrutticoltura in campo e in serra, dalla presenza di composti salutistici nei prodotti all’agricoltura di precisione.

Nello specifico Alt.rame in Bio è iniziato nel 2015 e terminerà nel giugno 2017, in tempo per arrivare a fornire un supporto operativo all’ufficio di agricoltura biologica del Ministero che lo ha finanziato. «L’utilizzo di questo metallo pesante – afferma La Torre – è uno dei cardini su cui si basa l’agricoltura biologica ma nello stesso tempo è in antitesi con i suoi stessi principi», La decisione su una eventuale limitazione o differenziazione colturale verrà presa a livello europeo, e Alt.rame in Bio coinvolge anche ricercatori francesi e tedeschi. «Vogliamo rispondere ad un bisogno reale e concreto degli operatori perché la ricerca deve andare dal basso verso l’alto. Probabilmente non si riuscirà ad eliminare totalmente il rame con nuovi formulati o composti di derivazione naturale alternativi, ma a ridurlo ci stiamo provando con buoni risultati».

….

 

Leggi l’articolo completo su Terra e Vita 06/2016 L’Edicola di Terra e Vita


Pubblica un commento